venerdì , 30 Luglio 2021
orto botanico di Palermo

L’orto botanico di Palermo: luogo d’incanto storico e di secolari tradizioni vegetali

All’interno dell’orto botanico di Palermo è presente una collezione di ben 12.000 specie vegetali diverse. Con una storia di oltre due secoli, l’orto conserva il ficus Macrophylla che, con un’estensione di tremila metri quadrati, ad oggi è l’albero più grande di tutta l’Europa. 

Grazie al clima favorevole del capoluogo siciliano, tantissime piante riescono a convivere in un solo habitat che, tra le altre cose, è completamente differente da quello d’origine. L’orto botanico, che si trova all’interno dell’Università di Palermo, è la metafora della cultura dell’accoglienza del Mediterraneo, in quanto rappresenta uno dei più grandi patrimoni della biodiversità a livello mondiale. 

La storia dell’orto botanico di Palermo 

L’orto dell’ateneo palermitano venne fondato nel 1785, anno in cui i vertici dell’Accademia dei Regi Studi istituirono la cattedra di “Botanica e Materia medica”. Fu nello stesso periodo che molti docenti siciliani decisero di sperimentare, in maniera concreta, i benefici delle piante medicinali. Per questo motivo fu necessario inserire all’interno dell’Università un piccolissimo orto botanico.

Il primo, però, risultò inefficace. Pertanto nel 1786 si decise di trasferirlo in quella che è la sede attuale, presso il Piano di Sant’Erasmo. All’epoca il luogo fu sede dei roghi della Santa Inquisizione. Da quel momento diventò uno dei centri di sperimentazione agricola più importante in Italia. Al punto da essere anche molto apprezzato dal poeta Goethe, che gli dedicò dei bellissimi versi.  

Ad esempio, il Ficus presente nell’orto botanico di Palermo è il capostipite di tutti gli esemplari presenti nei giardini siciliani. Anche la coltivazione del mandarino e della nespola si è diffusa tra queste mura.

Le tante varietà botaniche 

All’interno dell’orto botanico palermitano, i visitatori vengono avvolti dal profumo inconfondibile della zagara, il fiore degli d’agrumi. Non solo. Sono presenti ben 141 alberi di 67 cultivar diversi, molto dei quali relitti. Alcuni di questi sono solo ornamentali, altri, invece, hanno potenzialità alimentari o officinali. 

Tra le varietà antiche di agrumi: la cultivar Fasciata dell’arancio amaro (chiamata così per via delle strisce verdi e gialle) la Caprifolia, il Caviale di limone (Microcitrus australasica), la cui polpa ha una consistenza granulare molto simile a quella del melograno.  

Nell’orto botanico di Palermo, inoltre, sono presenti anche il citrus reticulata, un mandarino diffuso in Sicilia e in tutta l’area del Mediterraneo già dal 1800, il nespolo del Giappone, il banano e diverse varietà di avocado.

Nello stesso secolo – esattamente nel 1821 – anche la pomelia (Plumeria rubra), una pianta a fiore di origine caraibica, è stata conservata nell’orto siciliano. La pomelia ha avuto così tanti apprezzamenti, al punto di diventare il fiore più coltivato in città. 

Il commento del Direttore dell’orto di Palermo Rosario Schicchi

Entusiasta del lavoro svolto fino ad oggi è il Direttore dell’orto botanico di Palermo Rosario Schicchi, che di recente ha pubblicato un libro dal titolo “Alberi di Palermo. Guida al riconoscimento”. Il noto botanico siciliano, in occasione di alcuni lavori al vigneto sperimentale nell’orto botanico di Palermo, ha dichiarato a “La Repubblica”: 

“Stiamo per concludere i lavori per un vigneto sperimentale dove saranno innestati novanta cultivar della piattaforma ampelografica della Sicilia. Ci sono veri e propri relitti come lo scassa butti, coda di volpe, racina che saranno allevati con due diversi sistemi tradizionali ad alberello. L’analisi sul campo e la successiva vinificazione ci consentiranno poi di confrontare i comportamenti di crescita e stabilire la qualità del vino”.

Preserviamo sempre la “moltitudine” che ci offre la natura, ricordando le parole di Goethe sull’orto botanico di Palermo: “Nel giardino pubblico vicino alla marina ho passato ore di quiete soavissima. È il luogo più stupendo del mondo. Nonostante la regolarità del suo disegno, ha un che di fatato; risale a pochi anni or sono, ma ci trasporta in tempi remoti”.

Margherita Parascandalo

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