venerdì , 30 Luglio 2021
cambiamento climatico minaccia
Foto di joakant da Pixabay

Il cambiamento climatico minaccia le specie acquatiche (e non solo)

Il cambiamento climatico minaccia le specie acquatiche. Molte specie endemiche, tipiche di alcuni contesti del nostro territorio, rischiano di non potersi adattare alle modificazioni in corso. Gli habitat più a rischio? Le coste e gli specchi d’acqua dolce interni. In quest’ultimo caso, un innalzamento della temperatura dell’acqua, seppure limitato, può rendere l’habitat non idoneo alla vita delle specie. Flora e fauna che prosperano su coste e dune potrebbero venire sopraffatte dalla crescita del livello del mare e dall’intensificarsi di fenomeni estremi come le mareggiate.

Le specie in pericolo

Ad essere colpiti sono soprattutto gli invertebrati marini e le alghe. Nelle acque interne la vita ad essere a rischio sono il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) e l’euprotto (Euproctus platycephalus), una delle salamandre più minacciate al mondo che vive solo in alcuni corsi d’acqua della Sardegna e che risulta disturbata dall’immissione nell’ambiente di pesci predatori e, appunto, dall’innalzamento delle temperature.

Le varie minacce, provenienti da più fronti differenti, agiscono spesso in modo sinergico.

Come dichiara Piero Genovesi, di Ispra:

”Gli esempi del gambero di fiume e dell’euprotto nelle nostre acque dolci e l’espansione nei nostri mari di specie aliene tropicali o subtropicali come il pesce coniglio, il pesce dragone o il pesce palla argenteo, confermano che i cambiamenti climatici sanno causando danni crescenti. Ad esempio l’innalzamento delle temperature determina un’espansione delle specie aliene marine in aree che in passato non sarebbero state idonee al loro insediamento”.

E sulla terraferma?

La situazione non è migliore. In montagna l’aumento della temperatura sta provocando modificazioni importanti nella fisionomia degli habitat. E non solo. I cambiamenti climatici modificano le dinamiche di spostamento degli uccelli migratori.

Tra le specie stanziali, per esempio, il fagiano di monte (Lyrurus tetrix) soffre per la devastazione delle montagne ad opera dell’uomo e per il disturbo gli reca la pratica degli sport invernali.

L’anatra marmorizzata (Marmaronetta angustirostris), uccello migratore, non trova quasi più pantani per poter nidificare. La colpa, anche in questo caso, è dell’uomo. Il disseccamento del suo habitat è dovuto – tra l’altro – alla sottrazione dell’acqua per uso agricolo. A questo va aggiunto il bracconaggio, a causa del quale quest’anatra viene abbattuta per errore nella convinzione che si tratti di una specie cacciabile. Le minacce, quindi, sono davvero tante.

Non meno importanti sono gli effetti sugli insetti. L’Italopodisma trapezoidalis – ortottero simile a una cavalletta caratteristico dei monti della Meta in Abruzzo – sta conoscendo una contrazione del suo habitat. Anche in questo caso a causa del caldo eccessivo e dell’aumento dei fenomeni climatici estremi.

Il ruolo del clima

Le norme comunitarie che tutelano gli habitat delle varie specie, ne misurano anche il grado di minaccia a cui si ritrovano esposti. Tra le categorie considerate, il cambiamento climatico rappresenta il 4,9% della pressione attuale sugli habitat e il 5,9% dei fattori di minaccia futuri.

I pericoli più gravi? Le variazioni del regime delle precipitazioni, le ondate di siccità, gli effetti del clima sul livello del mare e sull’aumento delle mareggiate e quindi, l’aumento delle temperature.

Come contrastare gli effetti del cambiamento climatico? Preservando gli ecosistemi naturali, anche arginando le pressioni di natura antropica. Bisogna fare in modo che gli interventi di mitigazione, così come gli interventi di prevenzione dei rischi idraulici, vengano pianificati anche valutando i potenziali effetti negativi per la biodiversità stessa.

 

Fonte: LaRepubblica

Anna Gaia Cavallo

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