venerdì , 30 Luglio 2021
riforma del mercato del carbonio
Foto di Pixource da Pixabay

L’UE propone una riforma del mercato del carbonio: i cambiamenti e le polemiche 

Il sistema di scambio delle emissioni di carbonio dell’Ue (ETS UE) è la principale politica europea che mira a ridurre le emissioni della CO2 di almeno il 55% entro il 2030. L’UE è intenzionata a rafforzare il limite posto alle emissioni di CO2 dall’industria e di estendere lo scambio di carbonio per coprire le emissioni del trasporto marittimo, stradale e i combustibili per il riscaldamento. Per questo motivo, il 14 luglio la Commissione europea presenterà una riforma del mercato del carbonio, con cui l’ETS sarà rivisto.

Cos’è l’ETS 

L’ETS, istituito nel 2005, è il primo sistema internazionale di scambio di quote di emissioni al mondo e riguarda alcuni gas, quali l’anidride carbonica (CO2), l’ossido di azoto (N2O) e i perfluorocarburi (PFC). È attivo in tutti i paesi dell’Unione europea, ma anche in Islanda, nel Liechtenstein e in Norvegia. Il sistema limita le emissioni prodotte da circa 10 000 impianti nel settore dell’energia elettrica, nell’industria manifatturiera e dalle compagnie aeree. 

Come si legge sul sito dell’Unione europea, l’ETS UE opera secondo il principio della limitazione e dello scambio delle emissioni. Viene fissato un limite alla quantità totale dei gas serra sopra elencati emessi dagli impianti. Tale limite si riduce nel tempo, in modo da far diminuire le emissioni totali. Entro questi limiti, gli impianti acquistano o ricevono quote di emissioni che possono scambiare e alla fine dell’anno gli stessi impianti devono restituire un numero di quote sufficiente a coprire le loro emissioni, altrimenti riceveranno multe salate. 

I risultati dell’ETS

Dai dati dell’UE, gli impianti che rientrano nel sistema ETS hanno ridotto le emissioni di circa il 35% tra il 2005 e il 2019.

Il responsabile dell’Ue per il clima, Frans Timmermans, afferma – in un’intervista a EURACTIV – che la politica è stata un successo perché ha messo un prezzo sulle emissioni di carbonio del settore energetico e dell’industria, dunque bisogna di espanderlo. 

Il perché delle riforme

Perché, dunque, apportare delle modifiche?

L’Ue proporrà una riforma del mercato del carbonio per non ripetere gli errori del passato: sebbene negli ultimi mesi il prezzo del carbonio sia aumentato fino a 50 euro a tonnellata, per molti anni il prezzo è stato di 10 euro, a causa di permessi di inquinamento distribuiti alle industrie. 

Nella bozza di revisione si legge che “la quantità complessiva di quote diminuirà ad un ritmo annuale aumentato”. Di quanto, però, non è ancora deciso. Sicuramente gli ambientalisti premono per una riduzione maggiore rispetto a quella dell’1,74% annua, stabilita dal 2013 al 2020.

L’estensione dell’ETS

Con la riforma del mercato del Carbonio, la Commissione non si limita a imporre un prezzo su ogni tonnellata di CO2 emessa dal settore elettrico e dai voli aerei. L’Ue vuole coprire anche il trasporto marittimo, le emissioni stradali e degli edifici, poiché in questi casi vi sono ancora sistemi che utilizzano combustibili fossili inquinanti come carbone e petrolio. 

Inoltre, secondo la bozza di proposta, almeno il 50% delle entrate generate dall’ETS dei trasporti e degli edifici dovrebbe essere ridistribuito alle famiglie a basso reddito. Infatti, attualmente, i Paesi dell’Unione europea possono utilizzare il denaro generato come vogliono. L’obiettivo è che le famiglie siano sostenute finanziariamente per reagire all’aumento dei prezzi e per andare incontro al rinnovamento.

Le critiche della Polonia e della Francia

La Polonia mette in guardia sull’impatto sociale di un potenziale aumento dei combustibili per il riscaldamento e il trasporto, che si prevede colpirà i più poveri in modo sproporzionato.

Adam Guibourgé – Czetwertynski, sottosegretario di stato polacco per il clima e l’ambiente, ad un recente evento EURACTIV ha affermato:

“La Commissione sembra fare la scelta di tassare le famiglie più povere”. 

Anche la Francia – attraverso le parole di Pascal Canfin, eurodeputato che presiede la commissione per l’ambiente – avverte:

“Non fate l’errore di estendere il mercato del carbonio al riscaldamento e al carburante. L’abbiamo sperimentato in Francia, ci ha dato i gilet gialli”. 

Non tutti, dunque, sembrano essere contenti della riforma del mercato del carbonio prevista dall’UE.

Altre modifiche all’ETS 

Ma non finisce qui. La riforma del mercato del carbonio propone di eliminare gradualmente le assegnazioni gratuite di crediti di carbonio per industrie come la siderurgia e il settore energetico, che dovrebbero essere protette dalla prossima tassa di frontiera sul carbonio dell’UE. 

Questa misura è progettata per mettere le imprese dell’UE su un piano di parità con paesi come la Cina, che hanno politiche di prezzo del carbonio più deboli. Mira, dunque, a prevenire il carbon leakage, ovvero il trasferimento delle emissioni verso una regione con condizioni di produzione e politiche climatiche meno rigide. 

Le industrie ad alta intensità energetica (come l’alluminio, la chimica, il cemento, la siderurgia, la carta e la raffinazione) sono gli unici settori ancora ammissibili per le quote gratuite.

Le critiche 

Secondo Agnese Ruggiero di Carbon Market Watch questo significa che la Commissione sta effettivamente proponendo di tassare i combustibili per il riscaldamento e il trasporto delle persone per finanziare la decarbonizzazione delle industrie inquinanti.

La Ruggiero infatti ha affermato: 

“La proposta prevede addirittura che una parte delle entrate delle aste generate da altri settori – e dai cittadini dell’UE – venga investita nell’innovazione industriale pulita. Un sistema che fa pagare a tutti l’unico settore che già riceve enormi esenzioni non è un sistema socialmente equo”. 

Una riforma del mercato del carbonio, dunque, sembra essere dietro l’angolo e la discussione non sarà semplice. Ad ogni modo, il 14 luglio ne sapremo di più. 

 

Marianna Fierro

Controlla anche

alberi di gelso per uno sviluppo sostenibile

Ci vorrebbero più alberi di gelso per uno sviluppo sostenibile: lo conferma un nuovo studio 

Un nuovo studio pubblicato su ScienzeDirect lo conferma: ci vorrebbero più alberi di gelso per …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

quattordici + due =