lunedì , 29 Novembre 2021
disastro ambientale nel Golfo del Messico
Foto di C Morrison da Pixabay

Disastro ambientale nel Golfo del Messico: esploso un gasdotto marino del colosso petrolifero “Pemex”

Lo scorso 2 luglio c’è stato un disastro ambientale nel Golfo del Messico. Esattamente a Ovest della penisola dello Yucatan, nel bel mezzo dell’oceano, è comparso un enorme “occhio di fuoco”. Il nome gli è stato attribuito in quanto le fiamme arancioni dell’incendio si sono presentate simili alla lava che fuoriesce dai vulcani. L’agghiacciante episodio è avvenuto a poca distanza dalla piattaforma petrolifera “Ku Maloob Zaap”, conosciuta da tutti come “Pemex”. 

Nello specifico, la vicenda ha avuto luogo a seguito della rottura improvvisa di un gasdotto sottomarino appartenente, appunto, alla compagnia statale messicana appena citata. 

Secondo un’indagine condotta dall’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – dal 1970 al 2009 ben 1.789 incidenti sono stati gli incidenti petroliferi in mare. Complessivamente, nello stesso periodo, sono state sversate circa 5,7 milioni di tonnellate di greggio.

Il Golfo del Messico, purtroppo, rientra in quest’analisi. In quanto in passato è stato vittima di numerosi disastri petroliferi. 

Le dinamiche dell’incidente messicano

Ripercorrendo i fatti, la fuga di gas è iniziata intorno alle 5:15 del mattino (ora locale) e si è protratta per circa 5 ore. Il fuoco è partito dalla piattaforma più importante della “Pemex”. Da questa, infatti, l’azienda estrae oltre il 40% dei suoi quasi 1,7 milioni di barili di produzione giornaliera. Difatti, il colosso è l’unico fornitore di carburanti (benzina / gasolio) in tutto il Messico.

Purtroppo, stando alle ricostruzioni storiche, l’incidente del 2 luglio scorso, non è stato l’unico disastro ambientale nel Golfo del Messico by “Pemex”. 

I tanti incidenti di “Pemex”

“Pemex” ha una lunga storia di gravi incidenti nelle sue varie strutture. Il più eclatante, che approfondiremo tra poco, avvenne nel 1979. Nel 1984, invece, si verificò quello che viene ricordato come il “disastro di San Juanico”. Nella zona metropolitana a Città del Messico ci fu una perdita di GPL, che provocò esplosioni ed incendi, che si protrassero per oltre 24 ore. In quel caso, il fuoco inghiottì la zona circostante, uccidendo 500 – 600 persone. Probabilmente le vittime furono anche di più. 

Invece, nel 2012, un’esplosione presso l’impianto di gas nella sede di Reynosa, a Tamaulipas, causò l’uccisione di 30 persone e il ferimento di 46 persone. 

L’anno successivo, un’ulteriore esplosione, presso gli uffici amministrativi a Città del Messico, provocò altre 37 vittime. Non solo. Danni ingenti anche nel 2015, quando un altro incendio su una piattaforma “Pemex” costò la vita a ben 4 operai. Altre stragi nel 2016 e nel 2019: la prima portò alla morte di 28 persone e la seconda a 137.

Nonostante ciò, dalle prime indagini, secondo la “Pemex”, anche questa volta, non sussiste il disastro ambientale nel Golfo del Messico. 

Nessun danno secondo la “Pemex”

Stando a quanto affermato nel comunicato stampa da parte del colosso messicano, non ci sarebbero state conseguenze ambientali. Infatti, la “Pemex” ha sottolineato, che grazie all’intervento dei soccorritori, l’incendio è stato domato, evitando di conseguenza la fuoriuscita di petrolio. 

Anche Angel Carrizales – direttore dell’ente messicano per la sicurezza del petrolio – ha avallato questa tesi. Su Twitter ha scritto, che l’incidente “non ha causato alcuna fuoriuscita”, tralasciando però cosa avesse preso fuoco sulla superficie dell’acqua.

Restano comunque ancora poco chiare le dinamiche della sciagura.

Un atteggiamento superficiale  

Tuttavia, i dubbi, rispetto ai fatti, sono ancora tanti. Tra l’altro, la compagnia non ha ancora presentato un’analisi approfondita riguardo l’incendio, né tantomeno si è impegnata a commissionarne una. 

Gustavo Alanis, membro della Cemda – centro messicano di diritti ambientali – ha spiegato che è troppo presto per trarre conclusioni definitive. È ovvio, però, che la compagnia dovrebbe preparare, come ha affermato lo stesso Alanis, “un dettagliato studio dell’impatto che il fuoco ha avuto sull’ambiente”. Inoltre, sarebbe opportuno anche stilare un piano per riparare il danno. 

Infatti, decine di gruppi per la protezione dell’ambiente, tra cui anche “Greenpeace”, si sono uniti affinché la “Pemex” faccia chiarezza. Anche perché nell’incertezza è difficile affermare con certezza assoluta, che non ci sia stato un danno ambientale.

Infine, speriamo che l’epilogo finale sia ben diverso da quello del 1979. In quell’anno ci fu un vero e proprio disastro ambientale nel Golfo del Messico, causato dalla negligenza della “Pemex”. Quell’episodio ancora oggi viene ricordato come catastrofe “mostro”. 

Tale vicenda causò danni senza eguali sia alla fauna che alla flora. Nello specifico, l’azienda petrolifera di Stato messicana eruttò tra 10 mila a 30 mila barili di greggio al giorno. 

Per quanto tempo? Per ben 297 giorni: dal 3 giugno 1979 al 29 marzo 1980.

Nonostante ciò, la “Pemex” non ha mai rivelato le conseguenze di quella catastrofe e non hai mai pagato il proprio conto.  

Spiacevoli precedenti, che fanno presagire il peggio. Speriamo di no.

Margherita Parascandalo

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