martedì , 21 Settembre 2021
alberi di gelso per uno sviluppo sostenibile
Foto di Emilian Robert Vicol da Pixabay

Ci vorrebbero più alberi di gelso per uno sviluppo sostenibile: lo conferma un nuovo studio 

Un nuovo studio pubblicato su ScienzeDirect lo conferma: ci vorrebbero più alberi di gelso per uno sviluppo sostenibile. Il gelso (Morus) è una specie di albero legnoso deciduo a crescita rapida della famiglia delle Moraceae, originario delle colline himalayane dell’India e della Cina. Ad oggi ha una distribuzione molto ampia attraverso i continenti, grazie alla sua adattabilità ai diversi climi e alle diverse condizioni del suolo dovuta al suo sistema di radici forte che gli permette di resistere ai periodi di siccità e di ambiente sfavorevole.

Da secoli, il gelso era conosciuto come una pianta usata per la produzione di seta e per l’alimentazione degli animali domestici. Negli ultimi anni, questa specie di pianta è ben considerata come una pianta multiuso e viene sfruttato dalla sericoltura, dall’industria farmaceutica, cosmetica, alimentare e delle bevande. 

Questo studio mette in luce, invece, quali benefici il gelso apporta all’ambiente. 

Il gelso nell’ecorestauro

Uno dei motivi per cui servirebbero più alberi di gelso per uno sviluppo sostenibile è la loro utilità per l’ecorestauro. 

Il gelso ha la capacità di crescere in condizioni ambientali avverse, con temperature che vanno da -30 °C fino a 40 °C e oltre. Il gelso del deserto, piantato con successo nelle aree desertiche dello Xinjiang, in Cina, ne è un esempio. Questo ecotipo di gelso, quindi, è raccomandato per il ripristino naturale di terre deserte vuote e praterie desertificate. Le piante di gelso sono anche utilizzate e dimostrate con successo per l’ecorestauro di terre salate e aree deserte pietrose. 

Inoltre, il gelso è considerato la specie arborea più adatta per l’abbellimento delle aree urbane, poiché è resistente alle inondazioni, alla siccità e alle correnti di vento. Può essere facilmente coltivato in pianura, in collina e nelle valli. In città può essere coltivato lungo i bordi delle strade, lungo le rive dei fiumi, lungo le pianure alluvionali, nei parchi pubblici, nei giardini, ai margini delle colture dei campi, come alberi stradali e nelle aree dei circoli ricreativi. 

Il gelso e gli inquinanti

Le foglie delle piante di gelso, invece, hanno una forte capacità di assorbimento degli inquinanti atmosferici, come l’anidride carbonica, il monossido di carbonio, il fluoruro di idrogeno, l’anidride solforosa e il cloro dall’atmosfera.

Lo studio dimostra che il gelso può assorbire anidride solforosa di 5,7 g per ogni kilogrammo di foglie secche. Inoltre, un gelso è in grado di assorbire 4162 kg di anidride carbonica e rilasciare 3064 kg di ossigeno ogni anno.

E questi sono solo alcuni dei motivi per cui bisognerebbe piantare più alberi di gelso per uno sviluppo sostenibile.

Il gelso per il fitorimedio

Le radici del gelso hanno un diametro maggiore vicino alla parte del fusto e diminuiscono rapidamente in dimensioni. Per questo motivo possono assorbire alte concentrazioni di inquinanti di carbonio e i metalli pesanti dal suolo dal suolo.

Hashemi e Tabibian (2018) hanno studiato l’accumulo del mercurio nelle foglie, negli steli e nelle radici di Morus nigra. Hanno aggiunto il nitrato di mercurio in diverse concentrazioni (30, 50 e 70 mg/L) nel suolo e successivamente hanno piantato alberelli di 2 anni di Morus nigra. Dopo otto mesi hanno separato ed essiccato le parti della pianta in un forno a 70 °C e le hanno ridotte in polvere. In seguito, con il metodo della spettroscopia, hanno determinato i livelli di mercurio in ogni parte della pianta. I risultati indicano chiaramente che l’assorbimento del metallo mercurio avviene principalmente nelle radici. Dove appunto vi è maggior concentrazione del metallo rispetto alle porzioni di foglie e steli.

Dunque, il gelso è raccomandato per il fitorimedio dei terreni contaminati da mercurio, ma anche da piombo, cadmio, nichel, manganese, zinco, rame e cobalto.

Queste capacità hanno fatto sì che la pianta di gelso fosse usata in modo efficiente nel biorimedio degli inquinanti atmosferici nelle aree urbane e nel fitorimedio degli inquinanti di carbonio nei siti di suolo contaminato intorno alle aree delle industrie e delle fabbriche chimiche.

Il gelso e la conservazione dell’acqua e del suolo

Il gelso aiuta anche il mantenimento dell’equilibrio ecologico sotto la superficie del suolo, vitale per l’esistenza dei microbi del suolo, dei decompositori e di altri organismi. Per mantenere questo equilibrio sono fondamentali la disponibilità di acqua freatica, la capacità di trattenere l’acqua e la capacità di ritenzione idrica dei diversi suoli. Tutti questi sono benefici che può apportare un albero di gelso, grazie ancora al suo sistema di radicamento molto profondo e aggrovigliato. 

Lo studio conferma che nelle terre e nei suoli mantenuti con piantagione di gelso, la riduzione del deflusso durante l’inondazione può essere fino al 10 – 20%. Invece, il deflusso annuale nelle piantagioni di gelso delle terre di pianura può essere ridotto del 38% in meno di 5 anni e del 91% in meno di 10 anni. 

Dunque, alla luce di questi studi, servirebbero davvero più alberi di gelso per uno sviluppo sostenibile: come sempre la natura, da sola, sa rimediare ai nostri danni. 

 

Marianna Fierro

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