martedì , 21 Settembre 2021
settore del luppolo in Italia
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Il settore del luppolo in Italia e nel mondo

CREA, Innovaluppolo e MIPAAF hanno pubblicato un outlook economico – statistico del comparto luppolo, un primo quadro completo del settore, con il quale mirano ad offrire agli stakeholder conoscenze aggiornate sulle dinamiche a livello nazionale e internazionale. Inoltre, ha l’obiettivo di aumentare la competitività degli operatori italiani sullo scenario internazionale e di supportare la messa in atto di politiche di sviluppo e di sostegno al settore luppolico italiano. La ricerca descrive il settore del luppolo in Italia e nel mondo attraverso varie banche dati. Ciò permette, da un lato, di avere un quadro conoscitivo più completo e articolato, dall’altro comporta delle criticità, proprio a causa del pluralismo delle fonti statistiche.

Il luppolo nel mondo

Il luppolo (Humulus lupulus L.), erbacea perenne rampicante, appartiene alla famiglia delle Cannabaceae. La pianta è originaria di molte aree temperate, tra cui Europa, Asia e Nord America.

Secondo le stime FAO, nel 2019 la superficie mondiale destinata alla coltivazione di luppolo si aggirava intorno ai 65.500 ha. Tra il 2000 e il 2019 in Oceania, in Asia e in Europa si è registrata una diminuzione consistente degli areali di produzione. Solo nel continente americano è aumentata la superficie coltivata (+56,6%).

Secondo le stime dell’International Hop Growers’ Convention, le superfici coltivate con il luppolo sono aumentate nel 2020, arrivando a 62.111 ha, con un aumento di 769 ettari rispetto al 2019 (+1,2%).

Alla fine del 2019 la produzione mondiale di luppolo ha superato le 130mila tonnellate. Questo risultato è il migliore dal 1993, anno in cui sono state prodotte 133mila tonnellate. L’Unione Europea ha prodotto il 52% del luppolo mondiale, pari a 68mila tonnellate circa. L’America, invece, ne ha prodotto il 39%, circa 51mila tonnellate.

Dalla ricerca effettuata, nell’UE le aziende agricole che, nel 2019, hanno coltivato il luppolo sono state 2.450. Gli stati con la maggior produzione sono la Germania, la Repubblica Ceca e la Polonia.

Il luppolo in Italia

Le notizie sul settore del luppolo in Italia, invece, sono frammentate e limitate a poche regioni, per mancanza di statistiche regionali. Nel 2020 la superficie coltivata con il luppolo era poco più di 52ha e si concentra soprattutto al nord, tra l’Emilia – Romagna, il Piemonte e la Lombardia. Rispettivamente con 23,3ha, 6ha e 2,8ha rappresentano più del 60% della superficie luppolica italiana. Seguono la Toscana e il Friuli – Venezia Giulia che rappresentano, invece, rispettivamente il 7,7% e il 4,5.

Secondo l’AGEA, invece, le aziende italiane interessate alla coltura del luppolo nel 2020 sono 109, -9,2% rispetto al 2019. Le esportazioni del luppolo italiano nel 2019 sono negative e sono in progressivo peggioramento. La maggior parte del luppolo prodotto in Italia, dunque, soddisfa la produzione di birra nazionale.

A partire dal 2015, invece, sono cresciute le importazioni. L’Italia importa quasi tutto il luppolo e ciò avviene principalmente dai paesi dell’UE (99,7%), soprattutto dalla Germania (94,1%).

I prezzi e la resa del luppolo

La ricerca effettuata cerca anche di capire i prezzi e la resa del settore del luppolo in Italia.

Dai dati del Consorzio birra italiana, il prezzo medio del luppolo è 24,37 euro / chilogrammo per il luppolo tradizionale e di 39,13 euro/chilogrammo per quello biologico.

Per quanto riguarda la resa, però, si può fare riferimento solo a dati europei e mondiali. Dal 2000 al 2019, la resa media mondiale annua è stata di 15,6 quintali/ettaro. Nel 2019 la resa media europea è stata di 19,8 quintali / ettaro.

La birra nel mondo

Il prodotto del luppolo, la birra, è sempre più in crescita, come sottolinea l’outlook pubblicato.

Nel 2019, dopo cinque anni di calo, si è registrato un aumento dei volumi di birra prodotti a livello mondiale: +0,5% su base annua, per un totale di 1,9 miliardi di ettolitri. Più della metà della birra prodotta nel mondo proviene da cinque paesi: Cina, USA, Brasile, Messico e Germania.

L’UE nel 2019 ha prodotto il 21% della birra mondiale e si colloca al terzo posto, dietro l’America che ne ha prodotto circa il 31%.

La birra in Europa e in Italia

The Brewers of Europe conferma che la Germania nel 2019 è stata la prima produttrice europea, con circa 91,6 milioni di ettolitri, seguita da Regno Unito e Polonia.

Se sul settore del luppolo in Italia ci sono pochi e incerti dati, lo stesso non si può dire della birra. L’Italia si colloca al nono posto tra i produttori europei, con oltre 17 milioni di ettolitri di birra realizzati nel 2019.

A partire dal 2015 vi è stato un forte aumento dei consumi, a cui è collegato l’aumento della produzione nazionale. Al 2019, l’Italia si colloca al sesto posto in Europa per il consumo di birra (con oltre 20 milioni di ettolitri) ed è preceduta dalla Germania, dal Regno Unito, dalla Spagna, dalla Polonia e dalla Francia.

L’aumento del consumo interno tende ad essere soddisfatto dalla produzione nazionale, il che lascia intravedere un certo potenziale di sviluppo per i birrifici italiani.

Il successo della birra italiana

Il 2019 ha fatto segnare un nuovo massimo storico: secondo le stime, le esportazioni hanno superato i 3,5 milioni di ettolitri. Inoltre, l’industria della birra ha creato 9,5 miliardi di euro di valore condiviso, pari allo 0,53% del PIL nazionale.

In Europa i principali mercati di sbocco per le birre italiane sono stati l’Inghilterra, la Germania, il Belgio e l’Austria: sono i Paesi con una forte tradizione birraria e ciò dimostra la qualità italiana. I Paesi extraeuropei, invece, in cui vi è stata una forte esportazione di birra italiana sono l’Australia e gli Stati Uniti.

L’Italia e l’Europa, oltre ai quantitativi consistenti, producono anche una gamma molto diversificata di birre. Tale diversità, è un valore aggiunto per i consumatori e per questo motivo è importante che il settore del luppolo in Italia cresca e si sviluppi.

Katya Carbone, ricercatrice di CREA, afferma:

“Per creare una filiera che funzioni dobbiamo mettere d’accordo domanda e offerta. Se i mastri birrai non ci dicono cosa dobbiamo coltivare, è tutto molto complicato. L’altro dato che servirebbe conoscere è: quanto luppolo serve per ogni varietà? Sono tutti dati fondamentali per sviluppare la filiera e che ancora mancano”.

Dunque, il settore del luppolo in Italia, sembra essere ancora molto lontano dall’avere una strategia efficace.

 

 

 

Marianna Fierro

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