lunedì , 18 Ottobre 2021
creare 39 milioni di posti di lavoro
Foto di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay

L’economia nature – positive potrebbe creare 39 milioni di posti di lavoro

Agire subito per evitare il collasso degli ecosistemi. Questo chiede il rapporto del Wwf  “Halve humanity’s footprint on nature to safeguardour future”. Che evidenzia come l’economia nature – positive potrebbe creare 39 milioni di posti di lavoro.

La biodiversità della Terra sta scomparendo a una velocità senza precedenti. Urge un approccio basato su capitale naturale, sistemi alimentari ed economia circolare. 

I dati sulla biodiversità

Oggi sappiamo che la popolazione di animali selvatici è diminuita del 68% dal 1970. Il 98% della biomassa dei mammiferi è costituita da esseri umani e da bestiame. Ed è stata abbattuta la metà di tutte le foreste tropicali, sostituite da pascoli monocoltura e fattorie.

Il cambiamento ambientale mette a rischio quasi 10mila miliardi di dollari entro il 2050 e potrebbe provocare un aumento dei prezzi su larga scala delle principali materie prime, come legno e cotone.

Creare 39 milioni di posti di lavoro

Secondo il rapporto del WWF, se i governi dirottassero in un impiego positivo per la natura i 500 miliardi di dollari che ogni anno spendono in sussidi dannosi, si potrebbero creare 39 milioni di posti di lavoro. 

Riorientare questa spesa verso pratiche sostenibili aiuterebbe a ridurre l’impatto sulla biodiversità. E non solo. Ci aiuterebbe anche a passare a un’economia nature – positive e a cambiare i nostri attuali modelli di produzione e consumo assolutamente insostenibili. Reindirizzando queste risorse potremmo innescare, inoltre, un circolo virtuoso in grado di produrre 10.000 miliardi di dollari di valore annuale.

Non molto tempo fa, il Future of Nature and Business Report del World Economic Forum aveva previsto che le soluzioni “nature – positive” avrebbero potuto creare 395 milioni di posti di lavoro entro il 2030 e 10.100 miliardi di dollari in opportunità commerciali. Diversi Paesi hanno già intrapreso giuste transizioni verso un’economia positiva per la natura che offrono preziose lezioni e sono di ispirazione.

Il rapporto del Wwf prevede che distribuire questo stimolo tra i Paesi in modo equo – cioè in base alla popolazione e non alla forza economica – creerebbe quasi il doppio dei posti di lavoro rispetto a quelli che potrebbero essere creati se si agisse altrimenti (39 milioni contro 20 milioni). Uno stimolo equo contribuirebbe a proteggere maggiormente la biodiversità e aiuterebbe a creare percorsi di crescita verde per i Paesi meno sviluppati.

Salvaguardare e migliorare gli habitat naturali deve diventare una priorità assoluta. Anche perché più della metà del Pil mondiale – 44mila miliardi di dollari – dipende in qualche modo dalla natura. 

Le richieste del WWF

Il Wwf chiede ai Paesi di aumentare le loro ambizioni nel perseguire l’obiettivo di invertire la perdita di biodiversità in modo da garantire un mondo nature – positive nel prossimo decennio. È positivo l’obiettivo di tutelare il 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030. Ma deve essere affiancato da un approccio che rispetti e garantisca i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali. Affinché la bozza di accordo sia veramente efficace, occorre rafforzarne i meccanismi di attuazione.

Come evidenzia il Rapporto, produzione e consumo insostenibili sono la principale causa della perdita di biodiversità, attribuibile in gran parte ai consumatori dei Paesi ad alto reddito. Basti pensare che il consumo medio di un cittadino di un Paese Ocse provoca circa 27 kg di deforestazione ogni giorno. Molti Paesi dell’America Latina e del Sud – Est asiatico hanno quadruplicato il consumo di carne pro – capite (un forte indicatore dell’impronta di biodiversità) negli ultimi 50 anni, avvicinandosi al consumo di carne pro – capite dei Paesi ad alto reddito. Con un altro miliardo di consumatori che si prevede entreranno a far parte della classe media globale entro il 2030 l’attuale modello di produzione e consumo sembra sempre più insostenibile.

Tre approcci per superare la crisi

Negli ultimi anni, l’attenzione mediatica sulla perdita della natura è aumentata. I consumatori chiedono sempre più prodotti sostenibili e i produttori riconoscono che devono cambiare modello di business.

Per modificare il settore produttivo e soddisfare la domanda di cambiamento, il Rapporto propone tre macro – approcci:

  • Introdurre la contabilità del capitale naturale per valutare correttamente il contributo dei servizi ecosistemici alla produzione nazionale. Anche perchè il contributo vitale della natura alla produzione non compare nei dati del Pil. I governi hanno bisogno di metodologie per ottimizzare il capitale naturale che costituisce la base della creazione del valore economico. Soprattutto nei settori produttivi chiave come l’agricoltura, la pesca, la silvicoltura e le infrastrutture. Chi finanzia i progetti in questi settori necessita di metodologie equivalenti per valutare rischi e opportunità offerte dalla biodiversità.
  • Puntare su sistemi alimentari sostenibili in grado di produrre più cibo, consentendo allo stesso tempo diete più nutrienti. Dal lato del produttore, l’agroecologia è in grado di ottimizzare la produzione agricola a lungo termine e il valore del terreno, sfruttando la natura come input. Dal punto di vista dei consumatori, le “diete planetarie” possono fornire cibo più nutriente per tutti. Spostando la domanda verso alimenti meno esosi dal punto di vista delle risorse. Inoltre, la catena del valore alimentare deve diventare più efficiente dall’azienda agricola alla tavola, per evitare sprechi alimentari.
  • Puntare sull’economia circolare per ridurre al minimo i rifiuti che potrebbero trasformarsi in inquinamento. Aumentando la durata dei prodotti e riciclando più risorse se ne riduce la domanda, che a sua volta riduce la necessità di convertire gli habitat naturali in impianti di produzione. Contenere l’inquinamento, in particolare dei settori manifatturiero, minerario e agricolo, a sua volta, protegge gli ecosistemi e la salute umana.
Anna Gaia Cavallo

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