lunedì , 18 Ottobre 2021
Foto di Couleur da Pixabay

Aumento del prezzo del grano, la pasta potrebbe costare fino al 20% in più entro Natale

L’aumento del prezzo del grano è correlato a quello dell’energia. Inoltre, dipende anche da una serie di altri fattori: climatici (in America stiamo assistendo a una diminuzione drastica della raccolta di frumento), speculativi e geopolitici. 

Situazione ulteriormente peggiorata con l’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada (CETA) nel 2020. Da quel momento “le importazioni di grano canadese in Italia sono aumentate del 70% rispetto all’anno precedente per un totale di circa 1,7 miliardi di chili provenienti soprattutto da Paesi come gli Stati Uniti e il Canada”.

L’allarme coinvolge anche l’Italia, in quanto molte aziende nazionali ricorrono al grano duro che giunge dall’estero. In particolare, questo viene importato per il 40%.

A lanciare l’allarme sul rincaro del frumento, è stata la Coldiretti, che ha stimato un possibile aumento del singolo pacco di pasta, fino a ben 20 centesimi di euro.

Scopriamo insieme i punti di vista dell’Ismea e di Coldiretti sulla questione relativa all’impennata del costo del grano.

Aumento del prezzo del grano: il parere dell’Ismea

L’Ismea – l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare – ha notato un aumento sul costo dei cereali del 15,4% sul riso, del 36,6% sul frumento tenero. Non solo. La lista continua con il 42% di sorgo, il 43,5% di avena il 49,8% di orzo. L’aumento del costo del mais, invece, è al 50,9%. Mentre quello del grano duro è completamente fuori controllo, sforando il 74%.

Se aggiungiamo che ai produttori rimane solo il 13% del valore prodotto, mentre il grosso dei profitti va alle industrie alimentari e ai distributori, il problema ha ancora di più un’incidenza. Dunque, tutto ciò che cosa comporterà per il consumatore? 

La previsione è che il prezzo della pasta – essa sia fresca o secca  – a Natale aumenterà del 20% (20 centesimi a confezione). Il prezzo della pasta all’uovo, invece, non dovrebbe subire forti alterazioni dal momento che il prezzo del grano tenero è aumentato del 36,6% in maniera molto lenta, però. Inoltre, è previsto un incremento del prezzo del pane, orientativamente di 1 euro in più al chilo.

La problematica è stata evidenziata anche da Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia, Regione che, tra le altre cose, è il principale produttore di grano duro in Italia.

I commenti di Muraglia e Marchini

Sull’aumento del prezzo del grano, Savino Muraglia ha affermato:

“La domanda di grano 100% Made in Italy  si scontra con anni di disattenzione e abbandono, che nell’ultimo decennio hanno portato alla scomparsa di 1 campo su 5, con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati. Con effetti dirompenti sull’economia, sull’occupazione e sull’ambiente, dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero, soprattutto da aree del pianeta che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore nel nostro Paese”.

Anche Luca Marchini, Presidente della Fipe Modena, ha detto la sua:

I prezzi sono aumentati non solo per questo prodotto (il grano, ndr) ma per tutti, e spesso in modo eccessivo. La lievitazione dei costi di produzione inciderà sulle tasche delle persone che acquistano per la casa, ad uso privato. E anche sul food cost di noi ristoratori che difficilmente  riusciremo a traslare in un innalzamento del prezzo di vendita dei piatto”.

In che modo si può impedire l’aumento del prezzo del grano? Incrementandone la produzione in Italia. Questo è il consiglio dei rappresentanti di Coldiretti, che hanno ricordato che il nostro Paese  è il secondo produttore mondiale di grano al mondo (con 1,2 milioni di ettari e circa 4 milioni di tonnellate). Speriamo che lo sfacelo non degeneri.

Margherita Parascandalo

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