lunedì , 18 Ottobre 2021

Hill house, la “casa passiva” che costa un terzo del normale e non ha nessun costo per l’ambiente

L’hill house, o conosciuta anche come casa-collina, è un mix tra un’abitazione e uno spazio verde. 

Il progetto completamente ambientalista nasce dalla volontà di un gruppo di architetti stranieri che lavorano in uno studio chiamato “Snegiri Architects”. 

La hill house, infatti, è una casa “passiva”, il che significa che tutta l’energia che consuma viene prodotta direttamente dall’abitazione attraverso impianti solari, fotovoltaici e laddove è possibile anche geotermici.

Vivere in una casa simile non favorisce l’emissione di gas serra.

Scopriamo insieme ulteriori dettagli della hill house.

La storia

Le prime testimonianze di case costruite all’insegna del risparmio energetico e  ambientale risalgono ai primi anni Settanta del Novecento. Nello specifico, sia in Danimarca che in Canada sorsero i primi edifici dotati di pannelli solari e di ricambio d’aria meccanico.

A dirla tutta è il 1988 l’anno della svolta. Il concetto di “casa passiva” nacque dall’incontro tra il fisico tedesco Wolfgang Feist e lo svedese, nonché ricercatore universitario Bo Adamson. I due progettarono edifici con rese di recupero del calore superiori del 90% rispetto a quelli allora esistenti.

La prima “Passivhaus”, questo il nome originario, venne poi realizzata nel 1990 nella città tedesca di Darmstadt. Proprio qui, sei anni dopo venne fondato il Passivhaus Institut, promotore attuale della campagna globale “Efficiency: The First Renewable Energy”. Utilizzando l’hashtag #EfficiencyFirst, infatti, la campagna mira a sensibilizzare l’uso dell’efficienza energetica negli edifici, necessaria per il clima. Ma in che senso?

Perché l’hill house è amica dell’ambiente? 

Uno dei motivi per cui l’hill house riesce a essere una “casa passiva” è che ha un isolamento termico da record: quando riscaldiamo gli ambienti interni o li raffreddiamo, la dispersione è sostanzialmente inesistente.

Per creare un’abitazione così performante gli architetti chiamati in causa hanno usato un sistema molto noto in Norvegia, Scozia e Finlandia: il prato verde e le piante sopra i tetti. Il “tetto verde” conosciuto anche come “tetto giardino” funziona alla perfezione, perché la terra e le radici della flora creano un sistema che in maniera aut9matica si mantiene a una temperatura costante.

Per quanto riguarda l’ambiente, l’alta efficienza delle “case passive” riduce drasticamente le emissioni di CO2. Pertanto i materiali di costruzione sono quasi del tutto rinnovabili e riciclabili.

E i costi?

Il limite maggiore degli edifici è certamente l’elevato costo iniziale, anche se è un valido investimento per noi e per il Pianeta. È stato, infatti, calcolato che a una hill house occorrano in media 1,5 litri di carburante (equivalenti a circa 15 KWh) per metro quadrato. Numeri importanti se teniamo in considerazione i 10-12 litri necessari necessari per una casa tradizionale.

E in Italia?

In Italia, la prima “casa passiva” è stata una villetta in legno (su una superficie totale di 600 metri quadrati), che ha avuto una spesa di appena 100 euro per i consumi, comprese le spese di riscaldamento.

Che siano queste le case del futuro è certo, ci auguriamo che lo siano per tutti.

Margherita Parascandalo

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