sabato , 27 Novembre 2021
Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay

Libano in crisi: dopo il blackout totale inizia anche una guerriglia a Beirut

Il Libano è in crisi totale e non si annuncia nulla di buono per l’intera popolazione. Il 9 ottobre scorso, la rete elettrica è andata in blackout totale in tutto il Paese, dopo che le centrali di Zahrani e Deir Amar hanno smesso di funzionare a causa della mancanza di carburante. A seguito la produzione è scesa sotto i 200 megaWatt.

Nonostante la situazione fosse già di suo catastrofica, lunedì scorso, inoltre, è scoppiato un incendio nell’impianto petrolifero di Zahrani, le cui cause sono ancora da chiarire. Non solo. Questa mattina alcuni esponenti del movimento sciita Amal hanno fatto esplodere raffiche di fucili a Beirut. Il perché è legato principalmente all’inchiesta in corso sull’esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020.

Nei giorni scorsi il Premier libanese Mīqātī aveva ufficializzato la messa a punto di una delegazione. Incaricata di negoziare l’accesso ai fondi di “salvataggio”, necessari  per sopperire alla peggiore crisi economica del Medio Oriente.

Ricordiamo che il governo in Libano ha dichiarato default nel marzo del 2020. I colloqui col Fmi – Fondo monetario internazionale – iniziarono lo scorso anno, per poi essere interrotti a causa della crisi istituzionale del Paese.

Procediamo gradualmente, ripercorrendo le evoluzioni di questo inizio ottobre lugubre libanese.

Il black out libanese (carburante ed energia elettrica)

Il 9 ottobre del 2021, la rete elettrica nazionale del Paese è completamente crollata. Dopo che le centrali di Deir Amar (Nord Libano) e di Zahrani (Sud Libano) sono andate in tilt a causa della mancanza di carburante. A lanciare l’allarme è stato il principale gruppo tv libanese, LBCI Lebanon News.

Mentre la produzione di energia è scesa a meno di 200 megawatt, l’azienda elettrica statale libanese, dal nome “Electricite du Liban”, ha cercato di ricostruire manualmente la rete nazionale. Dato che il centro di controllo nazionale è stato distrutto dall’esplosione nel porto di Beirut nell’agosto del 2020.

Già a partire da luglio, l’elettricità nel Paese era stata razionata per alcune ore al giorno. Nello specifico, funzionavano solo le turbine di due navi turche, oltre ai generatori privati.

L’incendio nell’impianto petrolifero di Zahrani 

Dopo un apparente ritorno alla normalità annunciato dalle autorità nazionali (in seguito al blackout iniziato il 9 ottobre) le brutte notizie stanno sono continuate.

L’11 ottobre scorso è scoppiato un incendio nell’impianto petrolifero di Zahrani. Le dinamiche dell’incidente – per fortuna senza vittime – sono ancora oggi da chiarire. Secondo l’Huffington Post sono stati bruciati circa 250mila litri di combustibile, dopo che la mancanza di carburante aveva portato alla chiusura delle due più importanti centrali elettriche del Libano

L’esercito stava cercando di trasportare litri di olio combustibile in ciascuna centrale. Permettendo, quindi, di garantire la luce per appena qualche ora.

Guerriglia a Beirut 

A peggiorare ulteriormente la situazione è stato l’inizio di una guerriglia urbana scoppiata stamani a Beirut.

Numerose raffiche di fucili sono state esplose da esponenti del movimento sciita Amal, guidato dal presidente del parlamento Nabih Berri. La protesta è di natura molteplice, ma è nata anche come forma di protesta a seguito dello scandalo “Pandora Papers”. Inoltre, il dissenso stamattina ha preso piede soprattutto in nome della mancata chiarezza inerente all’inchiesta in corso sull’esplosione del porto di Beirut.

Infatti, centinaia di manifestanti di Amal si sono radunati questa mattina, vestiti di nero, fuori al Palazzo di Giustizia, per protestare contro il giudice Tarek Bitar che ha seguito l’indagine. Almeno 6 sono i morti e 30 i feriti negli scontri e nelle sparatorie che stanno coinvolgendo la capitale libanese. 

Dopo ore di tensioni accertate – stando a quanto ha riportato l’Ansa – l’esercito libanese ha annunciato che è stata ristabilita una certa calma, nonostante la tensione sia ugualmente alle stelle. Si aspettano ulteriori aggiornamenti.

Nei giorni scorsi, un ex ministro e deputato di Amal è stato formalmente incriminato nell’inchiesta sull’esplosione del porto di Beirut.

Il baratro in un unico momento, che si aggiunge a una crisi globale libanese, che nel giro di due anni ha fatto perdere alla lira locale il 90% del suo valore iniziale. Pertanto facendo aumentare vertiginosamente l’inflazione, all’84,9% nel 2020. 

Fonti: Fatto Quotidiano; Huffington Post; Ansa.

 

Margherita Parascandalo

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