lunedì , 29 Novembre 2021
Foto di Herbert Bieser da Pixabay

Gli indigeni Penan stanno bloccando le strade difendere le loro foreste

Gli indigeni Penan, nel Borneo malese, stanno bloccando le strade per difendere le foreste vergini dell’alto corso del fiume Baram. Per quale motivo? Perché le ruspe del colosso del legname Samling stanno invadendo i loro confini. O meglio, hanno intenzione di disboscare il Borneo malese, e quindi di colpire il sostentamento e la cultura degli indigeni Penan. 

Ma chi sono gli indigeni Penan e perché combattono per difendere il loro territorio?

Gli indigeni Penan 

Gli indigeni Penan sono dei cacciatori-raccoglitori che vivono nelle foreste pluviali del Sarawak, situate nella parte malese dell’isola del Borneo.

Nomadi di tradizione, attualmente sono circa 12 mila gli indigeni, di cui l’esistenza dipende proprio dalle foreste di Sarawak. Alcuni di questi si è stanziato negli anni in piccole comunità stanziali. Nel 1839, l’inglese James Brooke trasformò l’area geografica in una sorta di regno personale, conosciuto anche come “Brooke Rajahs”. Solo più terdi, esattamente, nel 1946 il territorio in questione fu consegnato ai britannici, per poi essere incorporata alla Malesia nel 1963.

Attualmente, il governo del Sarawak non riconosce i diritti territoriali dei Penan. Inoltre, dal 1970 ha promosso lo sfruttamento commerciale su larga scala del legname nelle terre tribali di tutto il Paese.

Per questo motivo – e non solo – nel 1987 i Penan cominciarono a protestare contro il disboscamento, bloccando così gli accessi alle compagnie insediate. Tali gesti comportano inevitabilmente molte conseguenze, che culminarono in arresti e ulteriori resistenze. 

I blocchi stradali recenti

A partire dallo scorso 9 settembre, gli indigeni Penan hanno esattamente bloccato le strade del villaggio di Long Ajeng; dal 22 settembre anche quelle relative a Long Pakan. Nello specifico – a detta loro – il colosso del legname Samling avrebbe invaso illegalmente le loro terre, considerate per l’appunto aree protette, con il solo obiettivo di aumentare i propri guadagni, disboscando le foreste.

Non solo rivolte in strada, ma anche lettere congiunte al governo chiamato in causa dagli indigeni al fine di intervenire. Le risposte da parte delle istituzioni, però scarseggiano ad arrivare e, inoltre, sarebbero anche poco convincenti.

In realtà tutte le compagnie di disboscamento malesi da anni operano in maniera invasiva sul territorio, avendo, però, di fatto una sorta di appoggio statale. In realtà, così come è stato riportato da Survival.it, alcuni operai dei colossi avrebbero minacciato di morte i Penan e presumibilmente ci sarebbero state anche delle violenze nei confronti di alcune donne indigene.

Un altro problema: l’olio di palma

Non solo il colosso Samling, in passato, anche la compagnia Shin Yang disboscò le foreste del Sarawak per far spazio alle piantagioni di olio di palma; utilizzata, tra le altre cose, per produrre bio carburanti, cibi e cosmetici.

La palma da olio è per gli indigeni di Penan motivo di ulteriori problemi, ancor più gravi del disboscamento, in quanto una volta che le terre sono coperte da piantagioni, per loro resta ben poco come sussistenza. Questo genera estrema povertà per le tribù, che sempre più spesso si ammalano anche a causa di un’alimentazione poco sana.

Ritornando alle vicende legate alla Samling, il capo indigeno Pada Jutang, ha per l’occasione  affermato:

“Non siamo contenti quando l’azienda continua a lavorare perché la foresta svanirà; i prodotti della foresta come sago, rattan, medicine sono difficili da trovare; anche la selvaggina è difficile da cacciare; l’inquinamento dell’acqua e l’erosione del suolo faranno morire i pesci”, afferma.

I vertici di Samling, in controbattuta, hanno risposto che posseggono una licenza per disboscare a Long Pakanma, anche se, almeno per il momento, avrebbero trasportato solo tronchi per costruire un ponte. Le accuse di essersi introdotti nelle foreste abusivamente sarebbero “calunniose e prive di verità o fondamento”.

 

Margherita Parascandalo

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