lunedì , 29 Novembre 2021
indagine green
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Demòpolis: l’indagine green che analizza le tendenze della società

Anche in Italia si manifesta un sentimento ecologico nuovo. Ma si può parlare di risveglio ambientalista? L’Istituto Nazionale di Ricerche Demòpolis, che valuta le tendenze della società italiana, ha effettuato un’indagine “green”, sul coinvolgimento dei cittadini al tema dell’ambiente. Dal 30 ottobre al 1° novembre 2021, attraverso un campione stratificato di 2.000 italiani maggiorenni, si è ottenuto un profilo sociale inaspettato. 

Una decisione su cui discutere

La scelta di sondare gli “orientamenti green” è stato il naturale effetto del Cop26 anche noto come Greenaccord. La conferenza delle Nazioni Unite getta luci ed ombre sul “Glasgow Climate Pact”.

Per ristabilire un ordine ambientale però bisogna conoscere le attitudini del pubblico. Pietro Vento, direttore dell’Istituto Demòpolis, ha riportato, grazie alla sua indagine “green”, un sorprendente aumento della responsabilità ambientale. Nel 2001 gli indici segnalarono un interessamento del 42%, oggi gli italiani conquistano 24 punti passando al 66%.

Secondo alcuni, potrebbe trattarsi dell’“effetto Greta”, ispirato dall’attivista Greta Thunberg, divenuta un fenomeno di massa negli ultimi anni. La giovanissima svedese ha dichiarato apertamente che “la Cop26 è stata un fallimento non una vittoria”. Da qui, l’onda di propagazione e le divergenze d’opinioni. Il commento del giornalista Federico Rampini fa da contraltare alle idee radicali di Greta:

“Mi dissocio dalla venerazione di Greta Thunberg, mi preoccupano gli adulti alle prese con i capricci degli adolescenti”.

Non a caso il campione ha incluso solo cittadini maggiorenni riportando a galla i timori e l’ostinazione a certe abitudini. 

I risultati dell’indagine green

Il 60% dell’interesse è riservato all’inquinamento dell’aria. Sarà forse perché lo scossone Covid – 19 ha ricordato a tutti l’importanza del respiro e più in generale della salute circolatoria.

Il dissesto idrogeologico, quindi ogni evento che ha ripercussioni sul suolo, i franamenti, le alluvioni, le valanghe interessano il 58% della popolazione. Infine, per il 45% risulta fonte di allarme l’inquinamento delle acque. Diversi laghi e fiumi che percorrono i percorsi delle riserve naturali rischiano di cambiare irrimediabilmente volto. Solo poco tempo fa, ad esempio, è giunta la notizia dai giornali vicentini che il lago Fimon sarà in pericolo se non si riuscirà ad intervenire subito. 

Come prevenire problemi futuri? 

A quanto pare l’indagine green non si è fermata a testare il coinvolgimento dei cittadini, ma ha valutato anche la fiducia di questi ultimi sulle proposte governative. Secondo un numero esiguo di civili – solo il 30% – i leader sembrano gestire il problema in maniera adeguata. Il 37% invece lo reputa adeguato ma non sufficiente.

Molti sono in prima linea per la difesa dell’ecosistema e sono disposti a cambiare atteggiamento. 2 cittadini su 3 si propongono di fare attenzione alla differenziazione dei rifiuti e 6 su 10 sono orientati verso l’acquisto di prodotti non confezionati, abolendo il paradigma dell’usa e getta.

Non tutti però sono pronti a compromette la comodità del viaggio in auto e solo il 20% regolerebbe l’uso del climatizzatore nella stagione estiva. 

 

Andrea Orza

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