lunedì , 29 Novembre 2021

Abbattere i mufloni del Giglio perché non autoctoni: la decisione del Parco dell’Arcipelago Toscano

Il Parco dell’Arcipelago Toscano ha deciso di abbattere i mufloni del Giglio a partire dal 29 novembre. La caccia durerà fino al 31 marzo e rientra nel progetto LetsgoGiglio. Quest’ultimo mira ad eliminare specie considerate non autoctone e, dunque, considerate inutili o dannose per la biodiversità. Questa decisione ha suscitato molte critiche.

I mufloni

Il muflone è un mammifero della famiglia dei Bovidi, introdotto in Europa continentale a partire dal XVIII secolo. Popolazioni stabili di questi animali sono anche in Cile e negli Stati Uniti.

L’ipotesi più accertata è che il muflone sia originario del Medio Oriente e deriverebbe dall’inselvatichimento di un ovino domestico.

La popolazione di mufloni del Giglio è stata infatti costituita intorno alla metà degli anni Cinquanta per il timore che questi animali fossero prossimi all’estinzione in natura. 

Il progetto

Il progetto LetsgoGiglio, però, prevede di abbattere i mufloni.

Quest’ultimo ha l’obiettivo di  «migliorare la qualità e il carattere naturale dell’ecosistema presente sull’Isola del Giglio, tutelando gli habitat ed alcune specie che li vivono» .

Inoltre, ha l’obiettivo di

«ridurre il tasso di introduzione delle specie aliene invasive sul territorio italiano e mitigarne gli impatti».

In sostanza, secondo il Parco bisognerebbe abbattere i mufloni perché provocano danni al territorio, alla biodiversità e all’agricoltura. Ciò ha scatenato molte polemiche.

Le associazioni

La Lega Anti Vivisezione (LAV) ha richiesto l’intervento urgente del Ministro della Transizione Ecologica, affermando che i mufloni hanno causato danni pari a circa 1.200 in diciannove anni. La cifra è stata stabilita sulla base degli indennizzi arrivati.

Anche l’associazione Vita da è intervenuta:

«Abbiamo inviato una diffida all’ente Parco affinché vengano bloccate le uccisioni in programma per lunedì e si percorrano strade etiche e civili».

Gli studi

Inoltre,  uno studio del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze ha dimostrato che i mufloni tendano a brucare in modo diffuso e non localizzato. Dunque, non mettono in pericolo la vegetazione. Anzi, dallo studio emerge che questi animali aiutano a contenere eventuali incendi.

Uno studio realizzato in Sardegna, invece, afferma che i mufloni possono generare squilibri di habitat soltanto quando superano i 300-400 esemplari per mille ettari. Nel caso del Giglio sono tra i 12 e i 20 esemplari ogni mille ettari.

Dunque, è giusto abbattere i mufloni del Giglio? È il caso di lasciare, nuovamente, “ai posteri l’ardua sentenza?”

Marianna Fierro

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