martedì , 18 Gennaio 2022

Inquinamento da farmaci: gravi conseguenze comportamentali per i gamberi di fiume

Brutte notizie per quanto riguarda l’inquinamento da farmaci: alcuni antidepressivi e ansiolitici che noi umani buttiamo via in maniera scorretta, finiscono anche nei fiumi. Dove possono essere assunti da gamberi con gravissime conseguenze sui loro comportamenti.

Molte acque dei fiumi e dei ruscelli che scorrono in prossimità dei centri abitati contengono anche farmaci provenienti da tracimazioni di fogne, perdite nelle fosse biologiche, e acque reflue trattate in maniera del tutto inadeguata.

Tutto ciò comporta delle gravi conseguenze per alcuni esseri animali. A confermarlo è stato un gruppo di ricercatori dell’Università della Florida, della Monash University e del Cary Institute of Ecosystem Studies di Millbrook. Che attraverso vari test hanno studiato in che modo le conseguenze apparentemente innocue su una singola popolazione animale, in realtà potrebbero essere dannose per una buona parte dell’ecosistema fluviale. 

In che cosa consistono i test condotti dagli studiosi?  E soprattutto quali sono i risultati?

Scopriamolo insieme.

L’inquinamento da farmaci che colpisce i gamberi

Un nuovo studio pubblicato su “Ecosphere” e condotto da numerosi ricercatori stranieri, dimostra che i gamberi di fiume sono particolarmente sensibili agli psicofarmaci.

Nello specifico, parliamo di crostacei di acqua dolce che appartengono alle superfamiglie Astacoidea e Parastacoidea.

Il team dell’Università della Florida, ha, quindi, provato a quantificare gli effetti legati all’inquinamento da farmaci sui crostacei. Inoltre, ha cercato di comprendere se la concentrazione media degli psicofarmaci nelle acque dolci a uso domestico, fosse davvero deleteria per la specie animale. Ma in che modo? Simulando l’inquinamento da farmaci.

La simulazione per capire il perché dell’inquinamento da farmaci

Per appurare quali siano i reali effetti sui gamberi, i ricercatori hanno ricreato in laboratorio due corsi d’acqua artificiali, simili all’ambiente naturale dei crostacei.  In uno di questi hanno versato nell’acqua una concentrazione di antidepressivi uguale a quella che si trova nei fiumi; nell’altro acquario, invece, non è stato aggiunto nulla. In entrambi i casi, l’esperimento è durato due settimane.

Gli studiosi hanno aggiunto nel primo corso d’acqua un farmaco che si Citalopram, usato contro i disturbi d’ansia e gli attacchi di panico.

I risultati dello studio

Le differenze tra i gamberi a cui è stato sottoposto il trattamento e quelli a cui non sono stati somministrati farmaci sono diversi: i primi hanno dimostrato maggiore propensione ad uscire dai loro rifugi in cerca di cibo; un’azione compiuta il doppio delle volte rispetto agli altri gamberi.

In laboratorio questa netta differenza non comporta gravi danni in quanto l’ambiente è controllato, ma in natura è tutta un’altra storia. In quanto i gamberi soggetti all’inquinamento da farmaci potrebbero diventare più vulnerabili. Tale comportamento sarebbe deleterio sull’intero ecosistema, perché i gamberi esposti al Citalopram – o altri antidepressivi – consumano più cibo; una grave conseguenza per gli equilibri trofici.
Ma c’è di più.

Altri affetti

Analizzando anche il livello di ossigeno, la temperatura, la penetrazione della luce e alghe, i risultati suggeriscono che con il tempo, superando le due settimane dello studio, potrebbero insorgere cambiamenti sull’ecosistema. Parliamo di alterazioni della microflora e dei relativi biofilm prodotti dai batteri, un maggiore quantitativo di deiezioni e una minore quantità di ossigeno nell’acqua.

Non solo. Si potrebbe assistere anche a una riduzione della fertilità nel gambero vittima dell’inquinamento da farmaci. In quanto un crostaceo che si è stancato andando a caccia perché molto affamato, ha meno energie per la ricerca di un partner e quindi per la riproduzione.

Ciò implicherebbe minore disponibilità di gamberi per i predatori naturali, con ulteriori squilibri.

Quello che potrebbe sembrare una conseguenza comportamentale innocua, in realtà determinerebbe gravi ripercussioni su un intero ecosistema. Noi cittadini possiamo contribuire a smaltire correttamente i farmaci che usiamo, facendone sempre un buon uso, e chi è di dovere faccia il resto.

 

Margherita Parascandalo

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