lunedì , 8 Agosto 2022
Foto di Pixabay: https://www.pexels.com/it-it/foto/verdura-e-colture-accanto-al-cesto-versato-219794/

Agricoltura sociale: quando la politica agricola innovativa rappresenta l’inizio professionale e umano per i soggetti svantaggiati 

L’agricoltura sociale, tramite aziende agricole, associazioni o cooperative sociali, ha come scopo reinserire alcuni soggetti svantaggiati all’interno della società, promuovendo al contempo la produzione di beni agricoli.

Di conseguenza, tra le varie finalità, sussiste la necessità di migliorare lo stato di salute fisico e mentale delle persone attraverso il lavoro manuale in campagna e non solo.

Nello specifico parliamo di pratiche che prevedono attività didattiche tra soggetti svantaggiati che si interfacciano al mondo animale, agricolo e vegetale. Attraverso tali servizi si mettono in contatto vari settori al fine di creare anche nuovi inserimenti lavorativi. L’obiettivo, è, quindi, unire le forze nel modo più efficace possibile e dare dignità ai più fragili. 

 

In che modo funziona l’agricoltura sociale?

L’attività degli operatori coinvolti in iniziative agricole socialmente utili può avvenire in diversi modi. Le pratiche riguardano le terapie assistite con gli animali (pet-therapy, ippoterapia, onoterapia) e quelle ortoculturali.

L’agricoltura sociale, nello specifico, è rivolta a:

• bambini (nidi famigliari, ludoteche e laboratori/palestre
/percorsi verdi);
• ai minori ed ai giovani in difficoltà (pratiche abilitanti,
ingresso in comunità di accoglienza, avvicinamento al lavoro);
• a persone diversamente abili sul piano fisico e
mentale (terapia colturale o legata al contatto con animali,
formazione, terapia occupazionale, inserimento lavorativo);
• ad anziani in difficoltà (accoglienza temporanea, servizi di
prossimità e di domiciliazione, turismo sociale, orti sociali);
• detenuti ed ex-detenuti: attività di formazione,
occupazione negli istituti di pena, inserimento lavorativo esterno;
• persone affette da dipendenze nei confronti di sostanze
alcoliche e droghe;
• alle persone in senso lato: piccoli o grandi recuperi di
abilità in forme, luoghi, spazi e relazioni diverse dalle usuali.

In Europa e in Italia

Parliamo di una pratica che si è diffusa in Europa dalla fine del XX secolo e che si svolge prevalentemente in aziende agricole biologiche. 

In Italia, con la chiusura dei manicomi nel 1978, alcune cooperative sociali, piccole aziende o associazioni agricole hanno incluso nei loro percorsi di riabilitazione attività multiple.

Uno dei principali promotori italiani bio di agricoltura sociale è l’AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica). Tale realtà offre svariate possibilità di tipo sociale ed agricolo, attraverso la promozione di momenti formativi e riabilitativi di grande spessore.

Secondo una recente indagine condotta ,proprio, da AIAB nel nostro paese, nel triennio 2007-2010 il numero delle fattorie sociali in Italia è cresciuto in maniera vertiginosa (da 107 a 221). Si tratta di un settore che ha registrato nel 2010 un +33% del totale degli operatori, rispetto al 25% del 2007.

Anche dal punto di vista giuridico, l’agricoltura sociale, da alcuni anni a questa parte, ha avuto un suo riconoscimento. Ci riferiamo alla Legge 18 agosto 2015, n. 141, “Disposizioni in materia di agricoltura sociale”. 

La legge coniuga in un unico momento due temi: l’agricoltura con il sociale, mettendo in risalto la gestione complessa delle risorse naturali presenti sul territorio includendo economicamente e socialmente i più vulnerabili.

Fonti: Tuttogreen; Wikipedia;  Gazzettauffciale; Webarchive.org.

 

 

Margherita Parascandalo

Controlla anche

La ferrovia retica alimentata completamente con energia idroelettrica si trova in Svizzera

In Svizzera, la Ferrovia retica, nel cantone dei Grigioni, alimenta i suoi treni con il 100 % di energia …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

diciannove + sette =