sabato , 26 Novembre 2022
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I “Villages du livre”, l’iniziativa che giunge nel Piacentino per salvare dal macero i libri e salvaguardare i borghi rurali

In Europa, i “Villages du livre (Villaggi del libro) sono dei veri e propri borghi rurali, dove si sono incrementate attività artigianali inerenti alla vendita di libri di seconda mano. 

Anche in Italia, esattamente a Montereggio di Mulazzo, si parla di Villages du livre. Colui che ha ben pensato di traferire qui l’idea estera, è stato l‘ex Direttore dell’Europeo e del Secolo XIX, Lanfranco Vaccari.

Di che cosa si tratta?

La storia dei Villages du livre

Il primo borgo nel suo genere è stato Hay-on-Wye nel Regno Unito, fondato nel 1963 da un libraio di Oxford, di nome Richard Booth; Redu in Belgio è stato, invece, lanciato nel continente nel 1984. Stessa sorte, nel 1987, per  Bécherel (Ille-et-Vilaine) in Francia.

In generale, quando parliamo di villaggi del libro, ci riferiamo a piccoli centri abitati, con un notevole potenziale turistico; grazie alla posizione geografica, la storia monumentale e culturale. Nella maggior parte dei casi, si tratta di luoghi dove lo spopolamento ha segnato il declino abitativo, che si è pensato di superare attraverso la creazioni di tali realtà.

L’iniziative per l’apertura dei Villages du livre è il più delle volte legata ai privati, generalmente appassionati di librerie. Spesso, soprattutto in Francia, è sostenuta da enti locali, che la vedono come un mezzo per rivitalizzare alcune regioni.

Dal 2012, infatti, sono ben 8 i villaggi francesi, che si sono riuniti in una federazione: Fédération des villes, cités et villages du livre en France

Come abbiamo già detto, anche in Italia, queste bellezze geografiche e culturali, stanno iniziando a muovere i primi passi.

 

Villages du livre in Italia

A lanciare l’idea dei Villages du livre in Italia, attraverso il quotidiano piacentino Libertà, è stato Lanfranco Vaccari, ex Direttore dell’Europeo e del Secolo XIX. Nello specifico, il giornalista ha individuato nei borghi attorno a Piacenza, l’habitat per eccellenza per un progetto che salvaguarderebbe dal macero i libri che nessuno legge più.

L’idea è quella di sviluppare una rete libraria sul luogo, attorno la quale si aggregano artigiani dell’editoria, ma anche maestri della gastronomia e del turismo. In questo modo si promuoverebbe  un circuito economico completamente circolare.

Secondo Vaccari, inoltre, nei Villages du livre piacentini, si potrebbero anche creare delle vere e proprie biblioteche, sorte dalle ceneri di libri abbandonati.

L’iniziativa è stata pensata per prendere forma a Montereggio di Mulazzo, in Lunigiana; frazione da cui nei secoli passati partirono i primi librai e bancarellai italiani, per vendere i testi dismessi nelle città del Nord Italia. Inoltre, ad oggi, è ancora presente sul territorio locale una comunità di incisori, rilegatori, cartai, stampatori artigianali, illustratori.

«La tipologia dell’offerta – ha affermato Vaccari – potrà essere organizzata su tre livelli: librerie che vendono volumi in modo tradizionale, una biblioteca che contenga i volumi più rari, preziosi o significativi e un booksharing di letteratura leggera».

Fonti: Cuisery-villagedulivre.com; Ansa.it

 

Margherita Parascandalo

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