Crescita esponenziale dei consumi sia sui mercati europei, sia in quello degli Stati Uniti.
Italia leader a Biofach 2017
I numeri della produzione nazionale: 60mila operatori di settore; 1,5 milioni di ettari coltivati (+ 7,5% rispetto al 2015); giro d’affari di circa 3 miliardi di euro.
di Lara Congiu
I numeri di “Biofach 2017” confermano una volta di più che la fiera di Norimberga è il salone leader a livello mondiale degli alimenti biologici e della cosmesi naturale. Solo qualche dato per rendersi conto della strategicità assunta nel corso degli anni dalla kermesse in terra tedesca. Dal 15 al 18 febbraio scorso “Biofach” ha ospitato 2.785 espositori (di cui 259 espressione del Vivaness). In otto padiglioni – estesi su una superficie di 47.543 mq netti – oltre 48.000 visitatori hanno avuto modo di visionare e valutare una proposta ampia e completa espressione di tutti i comparti merceologici. Al centro dell’attenzione le tematiche della varietà produttiva e della responsabilità. Nel corso della 28ma edizione la Germania si è presentata in veste di nazione dell’anno ispirandosi al motto: “Il bio crea futuro-Building an Organic Future”.
Dal punto di vista più specifico del sistema economico e produttivo “Made in Italy” biologico, il “Rapporto Sinab” (2016) ha evidenziato indicatori di assoluto rilievo: 60mila operatori di settore; 1,5 milioni di ettari coltivati (+ 7,5% rispetto al 2015); giro d’affari di circa 3 miliardi di euro. E, soprattutto, un fatturato estero che supera il miliardo di euro. In aumento – dato estremamente positivo – le imprese italiane guidate da giovani “under 35”.
I trend mondiali del “bio”.
Con riferimento agli ultimi dati ufficiali (2015) è giunta, altresì, la conferma della crescita esponenziale dei consumi che fa lievitare la domanda di Made in Italy biologico sia sui mercati europei (in media del 13%), sia in quello degli Stati Uniti (il più grande a livello globale con 35,8 miliardi di euro, il 47% di quota sull’intera “torta”mondiale). Il Rapporto 2016 (“The World of Organic Agricolture”) pubblicato da Fibl e Ifoam riassume in questi termini le dinamiche del biologico: consumi pari a 81,6 miliardi di dollari di fatturato mondiale (erano 60 mld nel 2010); aree coltivate estese su 43,7 milioni di ettari (+ 7,2% rispetto al 2014); 2,4 milioni di operatori (+14,7% rispetto al 2014).
Il rischio di frodi e contraffazioni.
L’aumento della domanda è alla base del trend in salita dei rischi di frode e di contraffazione. E di conseguenza si avverte sempre più l’esigenza di tutela che abbraccia e coinvolge le aziende e gli Organismi di Certificazione – tra i quali Icea – sostenitori e promotori dell’innovativa piattaforma Fip (“The FederBio Integrity Platform”, costruita sulla base di “Databio”, la banca-dati che gestisce le informazioni su superfici, tracciabilità delle produzioni e transazioni degli operatori biologici italiani ai quali è stato rilasciato il Certificato di Conformità. Si tratta, quindi, di un importante sistema informatico garante della riservatezza dei dati commerciali di ciascun operatore del settore e, al contempo, capace di verificare in tempo reale le conformità delle transazioni e dei flussi di merce anche quando i passaggi sono numerosi, articolati e presidiati da diversi Organismi di Certificazione.
Tra le problematiche da affrontare al più presto risulta evidente la necessità di creare “uniformità” dal punto di vista legislativo (e la conseguente applicazione delle normative vigenti), a partire dalle prescrizioni del Regolamento CE n.834/2007. E’ stato sottolineato che l’eterogenea applicazione di questo Regolamento Comunitario – specialmente in relazione alle deroghe – può mettere a rischio l’intera filiera del biologico con ripercussioni negative sui rapporti di scambio tra i Paesi Membri e tra essi ed i Paesi non appartenenti all’Unione Europea.
Ecobionews
