martedì , 21 Settembre 2021
ambiente e povertà
Foto di ElisaRiva da Pixabay

C’è una relazione tra ambiente e povertà? Uno studio risponde a questa domanda

Quali sono le connessioni tra fragilità ambientali e vulnerabilità sociali? Quali le correlazioni sul fronte delle risorse? In altre parole, c’è una relazione tra povertà ed ambiente? A queste domande ha risposto lo studio studio “Territori Civili – Indicatori, mappe e buone pratiche verso l’ecologia integrale”, presentato solo pochi giorni fa da Caritas e Legambiente. 

Lo studio

12 territori –  Cagliari, Campi Bisenzio (Firenze), Lecco, Lucca, Marcianise (Caserta), Padova, Palermo, Pontecagnano (Salerno), Reggio Calabria, Taranto, Terni  – tutti diversi tra loro per storia, dimensioni, collocazione geografica. 12 storie. Altrettanti progetti. Tutti influenzati – forse – dalla pandemia, che non ha risparmiato nessuno e non si è curata di certo delle differenze di reddito.

70 indicatori. Basati non solo sui principali dati statistici disponibili, ma anche sulle attività di ricerca svolte da Caritas italiana grazie ai suoi centri di ascolto e da Legambiente, con i suoi rapporti, da quello sull’ecomafia ai comuni ricicloni.

2 sezioni. La prima – di taglio quantitativo – che approfondisce connessioni e sovrapposizioni tra la dimensione sociale e quella ambientale, analizzando per ciascuna, fragilità e risorse presenti in ogni regione italiana, grazie a 40 indicatori sociali e 30 parametri ambientali. La seconda – un’indagine qualitativa – che racconta 36 esperienze, che combinano l’ambito ambientale e quello sociale, valutate sulla base di 22 parametri. 

La sorprendente situazione della Basilicata e la contraddizione di Campania e Puglia

Siamo proprio sicuri che – come ormai è prassi sostenere – nel Sud ci sia poca ricchezza? Potremmo chiederlo alla Basilicata, che spicca con le sue numerose start up innovative, l’agricoltura biologica, la presenza di under 35, che sono il nostro presente, ma anche il nostro futuro. Ma che forse da sola non riesce ad essere l’ago della bilancia dell’economia del Sud. Quantomeno, però, ci prova.

Diversa la situazione della Puglia e della Campania, che sono ormai da considerare verdi, ma con qualche contaminazione di nero. In entrambe le regioni l’economia sembra essere ormai trainata dalla green economy, dai green jobs, dall’agricoltura biologica ed anche dalla partecipazione ad attività culturali. C’è un però. In entrambe risultano esserci delle illegalità ambientali. Che, unite al disagio abitativo, al rischio sfratti – dove la Puglia e la Campania sono rispettivamente seconda e terza su scala nazionale – nonché all’alto numero di persone in difficoltà, collocano comunque le due regioni sul podio delle fragilità sociali ed ambientali.

Preoccupante la situazione della Sicilia, al primo posto per la presenza di siti da bonificare. La causa? Il fallimento di un’industrializzazione sbagliata. I dati sul lavoro parlano chiaro, molto più di mille spiegazioni: la regione è terza per tasso di disoccupazione e prima per persone a bassa intensità lavorativa e scarsissima stabilizzazione di contratti a termine.

Il Nord è sempre più produttivo del Sud?

Senza troppi giri di parole: no. Esemplare il caso della Liguria, segnata da gravi problemi di dissesto geologico, che indicano la mancata cura con cui è stato trattato nei decenni trascorsi il territorio. Oppure le contraddizioni dell’attuale modello di sviluppo in Emilia Romagna, in cima alla classifica per reddito medio pro capite e per tasso di occupazione, ma anche al primo posto per tossicodipendenze, al secondo per persone fuori dal mercato del lavoro e prive delle reti familiari di supporto tra gli assistiti della Caritas e prima per produzione di rifiuti.

Sono – come si evince – le criticità sociali e ambientali a trainare le due regioni rispettivamente al nono e all’ottavo posto della classifica.

In definitiva, c’è un rapporto tra povertà e ambiente? Sì. Sia nelle regioni del Mezzogiorno che in quelle settentrionali, le problematiche sociali ed ambientali influenzano l’economia. E determinano spesso minore produttività e, quindi, minore ricchezza.

“Non esistono due crisi separate, sociale e ambientale, bensì una sola e complessa crisi socio – ambientale, per rispondere alla quale serve un approccio integrale, al fine di combattere la povertà e al tempo stesso prendersi cura della natura”, diceva Papa Francesco nella sua Enciclica “Laudato Si’”, pubblicata cinque anni fa. Oggi – nell’anno della pandemia, che ha messo in ginocchio tutto il mondo – più che mai sappiamo che aveva perfettamente ragione. E adesso che sappiamo che c’è un rapporto tra povertà ed ambiente ne abbiamo un’ulteriore prova. Che sia davvero l’approccio integrale – quello che mette in relazione ambiente, società ed economia, per intenderci – l’unico capace di salvarci dalla crisi che stiamo vivendo?

Anna Gaia Cavallo

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