mercoledì , 24 Febbraio 2021
Il cambiamento climatico aumenta il rischio di diffusione dei virus
Foto di cromaconceptovisual da Pixabay

Il cambiamento climatico aumenta il rischio di diffusione dei virus: ecco perché il Covid-19 potrebbe non essere l’ultimo

Il Covid – 19 potrebbe non essere l’unico virus a trasmissione diretta animale – uomo. Questo perché l’inquinamento e il conseguente climate change portano alla formazione di virus sempre più pericolosi per gli animali, ma anche per l’essere umano. Il confine tra mondo animale e specie umana sta diventando sempre più sottile: questo permetterà a sempre più agenti patogeni di compiere un salto di specie. In pratica, il cambiamento climatico aumenta il rischio di diffusione dei virus.

Il legame animale – uomo – clima

Il Sars – Cov – 2 è stato trasmesso all’essere umano tramite l’ormai famoso wet market di Wuhan, mercato noto per la vendita di animali vivi di ogni specie. A causa di questo avvicinamento dell’essere umano con animali di ogni tipo, i virus si stanno velocemente adattando alla nostra specie. Ma non solo.

Gli agenti patogeni, infatti, stanno resistendo sempre di più al cambiamento climatico. Mentre prima era molto difficile, per un virus residente all’Equatore, spostarsi verso località più fredde, oggi, per l’innalzamento delle temperature in tutto il mondo, questi agenti patogeni riescono ad arrivare anche in zone più al nord. Così come, virus provenienti da zone solitamente fredde, ora possono tranquillamente sopravvivere anche in luoghi meno glaciali. Ecco come il cambiamento climatico aumenta il rischio di diffusione dei virus. Come dimostra un recente studio.

Lo studio

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science ed è stata realizzata da studiosi dell’Università di Notre Dame, dell’Università della Florida e dell’Università del Wisconsin – Madison.

Lo studio ha preso in considerazione i risultati di 383 analisi già realizzate e un dataset che combina 7.346 popolazioni di fauna selvatica, più 2.021 combinazioni ospite / parassita. Dai dati si evince che vi è un disallineamento climatico, ovvero una condizione che permette, come anticipato, lo sviluppo di patogeni normalmente poco resistenti alle temperature diverse da quelle in cui abitualmente proliferano. Per questo Il cambiamento climatico aumenta il rischio di diffusione dei virus negli animali e, di conseguenza, nell’uomo.

Gli organismi più piccoli sembrano in grado di sopportare intervalli di temperature più ampi. Ma soprattutto, li sopportano più facilmente rispetto agli esseri più complessi, che invece faticano ad adattarsi. La tendenza a crescere e svilupparsi, secondo gli autori dello studio, sarebbe la stessa sia nell’ambiente terrestre sia in quello acquatico.

Il report sulla biodiversità

Anche l’ultimo report di Ipbes, la Piattaforma intergovernativa per la biodiversità, conferma che il cambiamento climatico fa aumentare i virus. Questo organismo scientifico è tra i primi a svolgere attività di divulgazione e di consulenza per le istituzioni internazionali.

L’Ipbes aveva già delineato la correlazione tra cambiamento climatico e diffusione dei virus. I dati emersi sono inquietanti: in natura, per la maggior parte tra mammiferi e volatili, sarebbero presenti circa un milione e 700 mila virus ancora da catalogare. Tra questi, almeno la metà è potenzialmente trasmissibile agli esseri umani

La perdita di biodiversità, dovuta al cambiamento climatico, contribuisce a ridurre il numero di specie animali che i virus possono incontrare. La barriera tra i selvatici e gli esseri umani, quindi, si riduce, creando maggiori occasioni di contatto. E agevolando notevolmente il salto di specie.

Maria De Luca

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