L’eredità di Biofach2017. Buone pratiche per una politica più organica. Quali direttive da Bruxelles?
Bio, sfida Ue sulle regole
Indispensabile superare i differenti approcci da parte dei diversi Stati rispetto all’applicazione dell’attuale regolamentazione che necessita di una celere armonizzazione.
di Lara Congiu
Tutti gli operatori di settore pongono a Bruxelles due determinanti quesiti: qual è, ad oggi, la regolamentazione in materia di biologico uniformemente applicabile ai Paesi membri e quale strumento sarà più idoneo a regolamentare gli accordi riguardanti il mercato dell’import-export tra i Paesi membri e quelli extracomunitari? Domande di non pronta e facile soluzione. I temi legati al nuovo Regolamento del Biologico nell’Unione Europea sono sempre oggetto di discussione. La Repubblica di Malta, Presidenza di turno del Consiglio UE, ha presentato un “Draft of Regulation” – Progetto di Regolamento – che vede come interlocutori, da una parte, il Parlamento Ue ed i Paesi Membri, entrambi legislatori legittimati e, dall’altra, la Commissione Ue come tramite e “facilitatore” del negoziato. In questo senso si auspica un esito positivo dei lavori che porterà, a breve, all’approvazione di un testo regolamentare definitivo. Un impianto normativo, quindi, atto a scongiurare i rischi che gravitano intorno al mondo del biologico dovuti ad una legislazione ancora vacante, con particolare riferimento al problema degli approcci “diversi” da parte degli Stati Ue rispetto all’applicazione dell’attuale regolamentazione che, a ben vedere, necessita di una profonda armonizzazione, anche dal punto di vista dello snellimento dei percorsi burocratici attualmente previsti.
Altro è, invece, il problema delle certificazioni, dei controlli sui prodotti e sulle importazioni, in special modo, dai Paesi extraeuropei che, a tutt’oggi, pone gli operatori di settore del bio davanti ad un alternativo e duplice approccio regolamentare basato o sul Principio dell’Equivalenza – gli Organismi di Controllo Ue operano all’estero applicando uno standard equivalente (al di fuori dell’attuale ambito di applicazione del Reg. CE n. 384/2017) o sui cosiddetti Agreements (accordi stipulati ad hoc con gli Stati extraeuropei). In sostanza, mentre l’Europa si muove troppo faticosamente verso il cambiamento attraverso l’armonizzazione delle pratiche regolamentari europee, l’Italia rimarca la sua posizione mediante l’approvazione (16 febbraio 2017) – da parte della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati – del “Testo Unico sull’agricoltura biologica”. Un primo importante passo – evidenziano ambienti governativi – per approvare una proposta di legge organica che il settore attende da anni anche in considerazione della necessità di un quadro normativo utile per promuovere ulteriormente la crescita del settore soprattutto sui mercati internazionali.
Ecobionews
