venerdì , 23 Ottobre 2026

I fiori? Valgono 2,5 miliardi

Tra le regioni più “vocate” rientrano la Toscana, il Lazio, la Campania, la Puglia e la Sicilia.

I fiori? Valgono 2,5 miliardi

Circa 27mila le aziende impegnate nel settore per un totale di 100mila addetti e quasi 29mila ettari di superficie agricola complessivamente occupata.
La ricchezza del Made in Italy si articola in una serie di segmenti produttivi che non sempre sono adeguatamente valorizzati rispetto alla loro effettiva incidenza sull’economia dei territori. Il florovivaismo – ad esempio – estende i suoi positivi effetti in numerose regioni italiane, anche se nell’immaginario collettivo è associato, invece, a solo a determinate aree del Paese. A leggere i dati del Ministero delle Politiche Agricole ci si rende conto di quanto sia radicato e, soprattutto, di quante potenzialità ancora inespresse ad esso siano collegate. Di seguito riportiamo l’analisi sintetica pubblicata il 9 febbraio scorso sul sito web del Mipaaf.
Lo scenario generale.
Il florovivaismo in Italia vale oltre 2,5 miliardi di euro, di cui circa 1,15 per la sola produzione di fiori e piante da vaso. Sono ben 27mila le aziende impegnate nel settore, per un totale di 100mila addetti e quasi 29mila ettari di superficie agricola complessivamente occupata. Per quanto riguarda le giovani piante ornamentali, in Italia sono interessate ben 2mila aziende per una superficie complessiva di oltre 1500 ettari.
La “geografia” delle produzioni.
Tra le regioni più “vocate” per i fiori recisi e le fronde rientrano la Toscana, il Lazio, la Campania, la Puglia e la Sicilia. Per le piante in vaso e da vivaio, invece, la produzione è distribuita su molte regioni tra le quali la Liguria per le piante aromatiche e alcune piante fiorite tipiche da esterno; il Piemonte per le piante acidofile; la Lombardia, oltre che per le acidofile anche per le latifoglie e le conifere; la Toscana per la vasta gamma di alberi e arbusti tra cui le conifere, gli alberi a foglia caduca e sempreverdi, gli alberi da frutta ornamentali; il Lazio per le piante mediterranee; la Sicilia per le piante mediterranee tra cui spiccano gli agrumi ornamentali, le piante grasse e le palme.
Le dinamiche dell’export.
L’export rappresenta un quarto del valore complessivo annuo della produzione florovivaistica in Italia. Tra i principali mercati di destinazione delle piante in vaso si annoverano la Germania, la Francia, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e il Belgio, mentre come mete di alberi e arbusti, oltre ai Paesi già citati, vanno aggiunti la Spagna, la Turchia e la Svizzera. Tra i Paesi che importano fogliame nostrano spiccano invece Paesi Bassi, Germania e Francia, mentre per i fiori recisi il primo sbocco di mercato è quello dei Paesi Bassi.
Ricerca e salvaguardia dell’ambiente.
Il principale Ente di ricerca italiano dedicato all’agroalimentare è il CREA, che vanta un ampio settore di studio dedicato al comparto ornamentale e florovivaistico soprattutto con i Centri di Ricerca di Sanremo e di Pescia. L’introduzione di novità e il miglioramento della qualità e longevità di fiori recisi e piante in vaso rappresentano importanti strategie per competere sui mercati internazionali delle produzioni ornamentali. Un altro fondamentale settore di ricerca investe le piante aromatiche con effetti curativi, di resistenza alle malattie e conservanti. Grande attenzione è poi attribuita alla salvaguardia dell’ambiente e alla razionalizzazione dell’uso delle risorse per migliorare l’utilizzo di acqua, fertilizzanti e fitofarmaci.

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