sabato , 19 Giugno 2021
foresta amazzonica facebook
Foto di leondeniscf da Pixabay

La foresta amazzonica venduta illegalmente su Facebook Marketplace

La foresta amazzonica è stata venduta illegalmente su Facebook Marketplace. Aree protette, interi lotti di terreno riservati alle popolazioni indigene sono state messe all’asta da alcuni venditori che non posseggono nessun tipo di certificati di proprietà. A scoprirlo è stata l’emittente statunitense BBC, grazie ad un’accurata indagine che ha condotto di recente. Nello specifico, sono stati acquistati illegalmente intere località della Rondônia, uno degli stati brasiliani più deforestati in assoluto. 

Qual è stata la risposta di Facebook a seguito della truffa perpetrata ai danni della comunità brasiliana, già messa in ginocchio a causa degli incendi degli ultimi anni? 

Scopriamolo insieme. 

La risposta di Facebook sulla vendita della foresta amazzonica

Il social più amato a livello mondiale è un luogo virtuale di discussioni continue. Non solo polemiche a distanza, ma vere e proprie frodi di ogni genere.

Con Facebook Marketplace, nell’ultimo periodo, sono in aumento i venditori alla ricerca di acquirenti a cui offrire oggetti della più disparata natura. Fin qui nulla di strano, se non fosse per il fatto che è stata acquistata una parte della foresta amazzonica. 

Infatti, inserendo parole chiave inerenti alla realtà sudamericana, è possibile individuare, in maniera molto facile, annunci che mettono in vendita interi lotti forestali. Alcune descrizioni sono accompagnate perfino da immagini satellitari e coordinate GPS per identificare meglio le “zone da acquistare” in Amazzonia.

Nonostante tutto ciò sia completamente surreale, gli amministratori di Facebook hanno detto la loro alla BBC. Sì alla collaborazione con le autorità locali brasiliane, aggiungendo però che cercare di identificare quali singoli vendite siano illegali, sarebbe molto complesso. È necessario l’intervento della  magistratura locale e di altre autorità locali.

D’altra parte, lo staff del social statunitense sostiene che il regolamento del Market si basi (in generale) sul rispetto delle leggi.

Le autorità locali, invece, sembra tergiversino. Mentre diverse ONG – insieme ai rappresentanti degli Indios – continuano a protestare e a denunciare le inadempienze del governo brasiliano.  

L’inefficacia del governo brasiliano 

Il social network, seppur limitatamente, sembra abbia risposto in minima parte. Ma le autorità brasiliane?

Il ministro dell’Ambiente brasiliano, Ricardo Salles, ha affermato alla BBC:

“Il governo del presidente Jair Bolsonaro ha sempre chiarito che il suo è un governo a tolleranza zero per qualsiasi crimine, compresi quelli ambientali”.

In realtà, il governo brasiliano avrebbe tagliato del 40% il budget destinato alle ispezioni per “Ibama”, l’agenzia federale che si occupa di regolare la deforestazione. A peggiorare la situazione la pandemia, che ha reso più lenti gli interventi da parte delle forze dell’ordine nella foresta amazzonica.  

Sulle falle governative, Ivaneide Bandeira, capo della ONG ambientale “Kanindé” – nonché attivista contro la deforestazione nello stato di Rondônia da oltre 30 anni – ha dichiarato alla BBC:

“Gli invasori della terra si sentono talmente autorizzati al punto che non si vergognano di andare su Facebook per fare accordi illegali. (…) Mai, in nessun altro momento della storia, è stato così difficile mantenere viva e in piedi la foresta”.  

Non solo. Facebook Marketplace è diventato un “luogo” di riferimento anche per coloro che hanno promosso – e promuovono ancora – la deforestazione amazzonica. 

È il caso di Fabricio Guimarães che, non sapendo dell’esistenza di una telecamera nascosta, ha dichiarato (durante una camminata nella foresta pluviale): “Non c’è rischio di un’ispezione da parte di agenti statali qui”. La BBC ha successivamente contattato Guimarães per capirne di più, ma il “venditore” avrebbe rifiutato di rilasciare qualsiasi tipo di commento.

Nell’auspicio di seri provvedimenti, non esistono giustificazioni per chi compie azioni simili assecondate anche da chi continua a rimanere in silenzio.

Margherita Parascandalo

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