venerdì , 30 Luglio 2021
biologico in Italia
Foto di Kurt Bouda da Pixabay

Il biologico in Italia: a che punto siamo?

Sempre più spesso, ormai, sentiamo parlare di agricoltura biologica. La sua diffusione è molto importante perché si basa su un modello di produzione che evita lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, quali suolo, acqua e aria. Ma a che punto siamo con il biologico in Italia?

L’agricoltura biologica in Italia

Il SINAB – Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica – ha pubblicato il report “Bio in cifre 2020”, utilizzando i dati provenienti dal MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali).

Ciò che emerge è che l’agricoltura biologica in Italia, al 31 dicembre 2019, occupa quasi 2 milioni di ettari di superficie e il numero di operatori supera le 80 mila unità. 

Rispetto al 2018, dunque, c’è stato un aumento di circa 35 mila ettari, pari al 2% in più. 

Sono tre gli orientamenti produttivi principali: prati – pascolo (551.074 ha), colture foraggere (396.748 ha) e cereali (330.284 ha). Molto diffusa è anche l’agricoltura biologica di olivo (242.708 ha) e vite (109.423 ha).

Rispetto al 2018, inoltre, vi è un incremento del 1% per le colture foraggere e per i cereali. I prati – pascolo e l’olivo, invece, registrano un aumento del 2% e la vite del 3%. 

Tra i seminativi e le colture ortive, sono in crescita – sempre rispetto al 2018 – le coltivazioni biologiche a grano duro (circa il 6% in più), orzo (3%) e riso (12%), girasole (26%) e soia (15%), erba medica (8%), pomodori (21%) e legumi (13%). In aumento è anche la superficie biologica per gli agrumi (3%).

Ottimi risultati anche per la coltivazione biologica di mele (11,3%) e di pere (12,8%), nonostante la coltivazione della frutta da zona temperata sia diminuita del 3%.

Ma quali sono le regioni che si distinguono per il biologico in Italia? 

Le regioni bio

Dal report emerge che il 51% dell’intera superficie del biologico in Italia si trova in Sicilia (370.622 ha), in Puglia (266.274 ha), in Calabria (208.292 ha) e in milia-Romagna (166.525 ha).

Rispetto al 2018, però, la Sicilia registra un calo del 4%. Al contrario, invece, in Puglia le superfici del biologico aumentano del 1%, in Calabria del 4% e in Emilia – Romagna del 7%. Ottimi risultati si registrano anche per l’Abruzzo (+6,8%), per la provincia autonoma di Trento (+31,3%), per l’Umbria (7,6%) e per il Veneto (+25,4%). 

La Campania, invece, dal 2018 al 2019 registra un calo di superfici per il biologico dell’8,7%, il Friuli – Venezia Giulia del 22,5% e la Valle d’Aosta del 2,1%.

Ad ogni modo, le aziende agricole biologiche in Italia rappresentano il 6,2% delle aziende agricole totali. 

Il consumo dei prodotti bio

Vi è stato, inoltre, anche un incremento del consumo dell’agroalimentare biologico: +4,4%, fino al primo semestre del 2020.

Il prodotto più consumato è la frutta (27,7%), seguito da latte e cereali (20,5%) e dagli ortaggi (19,4%). Vi è un calo solo per le bevande alcoliche bio, ad eccezione di vino e birra (-3,4%).

Il Nord – Ovest è l’area che registra più vendite di prodotti biologici nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) con il 35,6%. Il Nord – Est registra il 27,7% di vendite, il centro e la Sardegna il 25,5% mentre il Sud e la Sicilia l’11,3%.

Durante il lockdown, si è registrato un forte aumento del consumo del biologico al Nord Italia, soprattutto in Friuli – Venezia Giulia (17,5%) e in Veneto (15,2%). Rispetto allo stesso periodo del 2019, invece, si registra un calo di Calabria (-7,5%), Campania (-2,8%) e Sicilia (-0,9%). 

Il mondo bio è tutto in crescita e la diffusione del biologico in Italia dimostra di essere al passo con i tempi. Ciò non può che avere lati positivi, non solo per la nostra salute ma anche per incrementare i posti di lavoro. 

Marianna Fierro

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