Nel mondo, ogni paese è soggetto al traffico di esseri umani. Sono soprattutto le donne e le ragazze ad essere le principali vittime, delegate principalmente allo sfruttamento sessuale.
È per questo motivo che l’assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2013, ha istituito la Giornata Mondiale contro la tratta di esseri umani: bisogna sensibilizzare i cittadini del mondo sulla situazione delle vittime e promuovere la difesa dei loro diritti.
Cosa è la tratta di esseri umani?
Ogni anno, migliaia di uomini, donne, bambini, cadono nelle mani di trafficanti, sia nel loro paese, sia al di fuori della loro patria, dove spesso vengono costretti ad emigrare.
Lo United Nations Office on Drug and Crime (UNODC), in qualità di custode della United Nations Convention against Transnational Organized Crime (UNTOC) e dei relativi protocolli, assiste gli Stati nei loro sforzi per attuare il Protocol to Prevent, Suppress and Punish Trafficking in Persons (Protocollo sulla tratta di persone).
Questo protocollo definisce la tratta di essere umani come il reclutamento, trasporto, trasferimento di persone tramite minaccia o uso di forza, coercizione, rapimento, inganno, abuso di potere, con lo scopo di sfruttamento e quindi guadagno.
Lo sfruttamento fa riferimento alla prostituzione, al lavoro forzato, a schiavitù, servitù o prelievo di organi.
Allarmanti numeri
Tra il 2017 e il 2018, oltre 14.000 persone sono state vittime della tratta di essere umani in Europa. Di queste, il 72% sono donne e ragazze; dati che emergono dalla relazione della Commissione Europea del 2020.
Al secondo posto di questo triste primato, troviamo proprio l’Italia, con 1988 vittime.
Dagli studi più recenti, emerge come in Italia siano state 2040 le persone assistite (dati provenienti dal SIRIT- osservatorio Interventi Tratta). Di questo numero, 1668 persone sono donne, provenienti soprattutto dalla Nigeria (72,3%). Oltre la metà di queste era destinata allo sfruttamento sessuale.
Molte vittime hanno sperimentato sulla propria pelle l’ignoranza e l’incomprensione nei loro confronti nel momento in cui hanno chiesto aiuto. Molti sono stati traumatizzati dopo il loro salvataggio, durante i colloqui di identificazione, o puniti per i crimini commessi, costretti a commettere dai loro trafficanti.
Cosa si fa per contrastare la tratta di esseri umani?
La tratta di esseri umani è un tema molto caro all’INMP, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà.
L’Istituto contribuisce ad azioni di prevenzione e tutela di quelle persone assoggettate alla tratta, in sinergia ad altri enti, con lo scopo di rendere il Servizio sanitario nazionale un protagonista attivo nell’identificazione delle vittime.
Contrastare la tratta di esseri umani avviene a livello di prevenzione e repressione.
L’identificazione delle vittime
L’identificazione delle vittime è un fattore fondamentale per contrastare il fenomeno.
Il servizio sanitario nazionale è un contesto di grande importanza per identificare le vittime della tratta di esseri umani per vari motivi:
- Garantisce privacy;
- attiva percorsi di cura, accoglienza e protezione;
- è accessibile anche a chi è irregolarmente soggiornante;
- garantisce livelli di intervento standardizzati grazie all’uso di strumenti specifici.
Si prodiga per contrastare il fenomeno della tratta di esseri umani anche Talithakum, una rete globale di suore, fondata nel 2009 dall’Unione internazionale delle superiore generali.
L’organizzazione in questione sostiene le vittime, i sopravvissuti e le persone a rischio di sfruttamento.
Sul sito ufficiale dell’organizzazione, é stato presentato un rapporto alcune settimane fa, ricco di dati, storie, testimonianze e analisi sulle attività svolte dall’organizzazione. Il rapporto si presenta come uno strumento di lavoro per tutti coloro che sono impegnati a contrastare il fenomeno della tratta di umani.
Il report
Il report segnala una consistente crescita qualitativa e quantitativa delle aree di prevenzione, della cura delle vittime e di accesso alla giustizia.
Purtroppo, attualmente non sono ancora abbastanza severe le pene per coloro che si macchiano del crimine della tratta di esseri umani.
In una società in cui sono tante le crisi, di diverso genere, la lotta contro la tratta degli esseri umani deve essere una priorità.
I conflitti, la crisi climatica, aumentano ancor di più la vulnerabilità alla tratta di esseri umani e ogni tratta ha un rischio diverso. Per questo motivo i governi e le altre parti interessate devono dedicare le risorse adeguate a contrastare il fenomeno.
Questo è il messaggio che fa passare il Gruppo di coordinamento interagenzia contro la tratta di esseri umani (ICAT), sostenuto dal GRETA (Gruppo di esperti del consiglio d’Europa contro la tratta di esseri umani).
L’ICAT sottolinea le risposte dei governi al fenomeno sia in netto ritardo nonostante le stime mondiali suggeriscano un aumento, in particolare di minori, di persone vittime di traffico umano.
Nei rapporti GRETA si sottolinea quanto detto in precedenza: le azioni penali e le condanne per coloro che sono artefici del crimine della tratta di esseri umani non sono sufficienti, manca un adeguato risarcimento per le vittime.
Sempre la Presidente del GRETA, Helga Gayer, sottolinea come i governi si trovino ad affrontare difficoltà e priorità che tolgono risorse umane e finanziarie assegnate alla lotta contro la tratta degli umani.
Un approccio da parte dei governi basato sui diritti umani è ciò che serve per sostenere e potenziali la lotta contro il traffico di esseri umani.
di Morena Motariello
https://www.onuitalia.it/giornata-mondiale-contro-la-tratta-di-persone-30-luglio/
Ecobionews
