domenica , 28 Febbraio 2021
goal 5
Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

Goal 5: parità di genere

Il quinto obiettivo per lo sviluppo sostenibile dell’Onu (Goal 5) è eliminare le forme di violenza e discriminazione a danno delle donne. Tra queste sono incluse le pratiche tradizionali lesive, come i matrimoni precoci e le mutilazioni genitali femminili. 

Inoltre, l’obiettivo dell’Onu è di assicurare l’equità di genere nell’accesso al mondo del lavoro e alla rappresentanza politica.

Tutt’oggi purtroppo, la piena uguaglianza di genere non è ancora stata raggiunta. Infatti, anche nei Paesi dove per legge non dovrebbero esistere differenze tra i sessi, in realtà potere e responsabilità, nella vita economica, politica e sociale, sono, nella gran parte dei casi, attribuiti a rappresentanti del genere maschile. In altri contesti, poi, dai contorni giuridici e culturali più rigidi, la condizione femminile subisce ancora retaggi e vincoli di una tradizione che le vuole in un ruolo subordinato nella società.

La parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace.
Garantire alle donne e alle ragazze parità di accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come la rappresentanza nei processi decisionali, politici ed economici, promuoverà economie sostenibili, di cui potranno beneficiare le società e l’umanità intera. Ecco perché il quinto obiettivo dell’Onu è fondamentale.

Fatti e cifre

  • Circa i due terzi dei Paesi in via di sviluppo hanno raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria
  • Nel 1990, in Asia meridionale, solo 74 bambine erano iscritte alla scuola primaria ogni 100 bambini. Nel 2012, i tassi d’iscrizione erano ancora gli stessi 
  • Nell’Africa subsahariana, in Oceania e in Asia occidentale, le ragazze ancora incontrano ostacoli nell’accesso alla scuola primaria e secondaria
  • In Nordafrica, le donne detengono meno di un quinto dei posti di lavoro retribuiti in settori non agricoli. La proporzione di donne che occupano posti di lavoro retribuiti, al di fuori del settore primario, è aumentato dal 35% del 1990 al 41% del 2015
  • In 46 paesi, le donne detengono oltre il 30% di seggi nei parlamenti nazionali in almeno una Camera

Target 

  • Porre fine, ovunque, a ogni forma di discriminazione nei confronti di donne e ragazze
  • Eliminare ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine, sia nella sfera privata, che in quella pubblica, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo
  • Eliminare ogni pratica abusiva: come il matrimonio combinato, il fenomeno delle spose bambine e le mutilazioni genitali femminili
  • Riconoscere e valorizzare la cura e il lavoro domestico non retribuito: fornendo un servizio pubblico, infrastrutture e politiche di protezione sociale, e la promozione di responsabilità condivise all’interno delle famiglie, conformemente agli standard nazionali
  • Garantire piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica
  • Garantire accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti in ambito riproduttivo, come concordato nel Programma d’Azione della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo. E dalla Piattaforma d’Azione di Pechino e dai documenti prodotti nelle successive conferenze
  • Avviare riforme per dare alle donne uguali diritti di accesso alle risorse economiche, così come alla titolarità e al controllo della terra e altre forme di proprietà; ai servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in conformità con le leggi nazionali
  • Rafforzare l’utilizzo di tecnologie abilitanti, in particolare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per promuovere l’emancipazione della donna
  • Adottare e intensificare una politica sana ed una legislazione applicabile per la promozione della parità di genere e l’emancipazione di tutte le donne e bambine, a tutti i livelli

Indicatori

Per monitorare la situazione del Paese rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, l’ASviS ha introdotto una serie di strumenti statistici e analitici originali e innovativi, un unicum nel panorama internazionale.

Gli indicatori compositi relativi ai singoli SDGs servono a fornire una misura sintetica e di facile lettura del percorso di avvicinamento – o di allontanamento – agli stessi.

L’indicatore composito relativo al Goal 5 è stato costruito sulla base dei seguenti indicatori:

  • Quota di donne elette nei Consigli Regionali
  • Donne negli organi decisionali
  • Donne nei consigli d’amministrazione delle società quotate in borsa

A che punto siamo nel mondo

Secondo il rapporto The gender Snapshot 2019 (pubblicato dall’UN – Women per analizzare tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030, sulla base del criterio di genere) alcuni indicatori dell’uguaglianza di genere mostrano progressi.

Per quanto riguarda il Goal 5, infatti, si è registrato un significativo calo nella pratica della mutilazione femminile e dei matrimoni precoci. Nel primo caso, tra il 2000 e il 2018 la percentuale è scesa del 25%. Nel secondo caso, in Asia del Sud, nell’arco degli ultimi 5 anni, questo fenomeno è diminuito del 25%.  

Altri segnali positivi sono la maggiore presenza delle donne negli organismi di governo nazionali e internazionali, e la formulazione di leggi che promuovono l’uguaglianza di genere.

Il nuovo Vicepresidente degli Stati Uniti

Quest’anno, grazie al nuovo eletto Presidente degli USA Joe Biden, si è verificato un evento unico nel suo genere. Il nuovo Vicepresidente in carica è una donna, Kamala Harris. La prima nella storia a ricoprire questa carica.

Grazie a lei, il Goal 5 ha compiuto un piccolo – ma grande – passo avanti.

A che punto siamo in Europa

Il divario occupazionale tra maschi e femmine, dopo una riduzione di 1,5 punti dal 2010 al 2014, è rimasto sostanzialmente costante fino al 2017. Nel decennio tra il 2005 e il 2015, l’indice sull’uguaglianza di genere dell’UE è migliorato solo di 4 punti. I 66,2 punti per l’UE nel suo complesso e i punteggi dei singoli paesi che vanno da 82,6 (Svezia) a 50 (Grecia) dimostrano come vi siano ampi margini di miglioramento.

I sei domini chiave dell’indice sono: potere, tempo, conoscenza, salute, denaro e lavoro. Il potere è il dominio che continua a registrare il punteggio più basso (48,5) nell’UE, anche se ha conosciuto i progressi più rapidi. Il tempo è l’unico dominio ad aver registrato un calo in 10 anni e ora è pari a 65,7. Ciò significa che le disuguaglianze di genere, nel tempo dedicato ai lavori domestici e all’assistenza, o alle attività sociali, sono in aumento. Il raggiungimento del quinto obiettivo sembra essere ancora troppo lontano. 

A che punto siamo in Italia

Con 63,5 punti su 100, l’Italia è al 14° posto nell’UE nell’indice sull’uguaglianza di genere.

Dal 2010, il punteggio dell’Italia è aumentato di 10,2 punti (+ 0,5 punti dal 2017).

L’Italia, infatti, sta progredendo verso il quinto obiettivo a un ritmo più veloce rispetto agli altri Stati membri dell’UE. La sua classifica è migliorata di otto posizioni dal 2010.

I punteggi più alti dell’Italia sono nei domini della salute (88,4 punti) e del denaro (79,0 punti). In cui si colloca al 12° e al 15° posto rispetto agli altri Stati membri.

Le disuguaglianze di genere sono più pronunciate nei domini del potere (48,8 punti), del tempo (59,3 punti) e della conoscenza (61,9 punti). L’Italia ha il punteggio più basso nell’UE nel dominio del lavoro (63,3 punti).

Dal 2010, i punteggi dell’Italia sono migliorati maggiormente nei domini del potere (+ 23,6 punti) e della conoscenza (+ 8,1 punti). Le sue classifiche sono aumentate rispettivamente di otto e nove posizioni in questi domini.

L’Italia ha fatto i progressi minori nel dominio del denaro (+ 0,1 punti) dal 2010. La sua classifica non è cambiata (15° posto).

Insomma, sebbene l’Italia stia compiendo passi avanti verso il raggiungimento del Goal 5, la strada è ancora lunga.

Maria De Luca

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