domenica , 28 Febbraio 2021
Goal 8
Foto di Malachi Witt da Pixabay

Goal 8: lavoro dignitoso e crescita economica

L’ottavo obiettivo (Goal 8) dell’Agenda 2030 dell’ONU è incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti.

Quanto siamo lontani dal raggiungimento di questo obiettivo in questo momento? Oggi la metà della popolazione mondiale vive ancora con meno di due dollari al giorno. In ancora troppi posti del mondo, avere un lavoro non garantisce la possibilità di sottrarsi alla povertà. Il progresso è lento e disuguale, perciò è necessario riconsiderare e riorganizzare le politiche economiche e sociali dell’intero pianeta. La creazione di posti di lavoro dignitosi e di qualità resta una delle maggiori sfide, per quasi tutte le economie mondiali.

Ma è davvero possibile una crescita economica in questo periodo? Il Covid – 19 sta rallentando il raggiungimento di un lavoro dignitoso per tutti? 

I target 

  • Sostenere la crescita economica pro capite in conformità alle condizioni nazionali, e in particolare una crescita annua almeno del 7% del prodotto interno lordo nei paesi in via di sviluppo;
  • Raggiungere standard più alti di produttività economica attraverso la diversificazione, il progresso tecnologico e l’innovazione, anche con particolare attenzione all’alto valore aggiunto e ai settori ad elevata intensità di lavoro;
  • Promuovere politiche orientate allo sviluppo, che supportino le attività produttive, la creazione di posti di lavoro dignitosi, l’imprenditoria, la creatività e l’innovazione, e che incoraggino la formalizzazione e la crescita delle piccole-medie imprese, anche attraverso l’accesso a servizi finanziari;
  • Migliorare progressivamente, entro il 2030, l’efficienza globale nel consumo e nella produzione di risorse e tentare di scollegare la crescita economica dalla degradazione ambientale, conformemente al Quadro decennale di programmi relativi alla produzione e al consumo sostenibile, con i paesi più sviluppati in prima linea;
  • Garantire entro il 2030 un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per donne e uomini, compresi i giovani e le persone con disabilità, e un’equa remunerazione per lavori di equo valore;
  • Ridurre entro il 2030 la quota di giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di studio o formazione;
  • Prendere provvedimenti immediati ed effettivi per sradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e alla tratta di esseri umani e garantire la proibizione ed eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, compreso il reclutamento e l’impiego dei bambini-soldato, nonché porre fine entro il 2025 al lavoro minorile in ogni sua forma;
  • Proteggere il diritto al lavoro e promuovere un ambiente lavorativo sano e sicuro per tutti i lavoratori, inclusi gli immigrati, in particolare le donne, e i precari;
  • Concepire e implementare entro il 2030 politiche per favorire un turismo sostenibile che crei lavoro e promuova la cultura e i prodotti locali;
  • Rafforzare la capacità degli istituti finanziari interni per incoraggiare e aumentare l’utilizzo di servizi bancari, assicurativi e finanziari per tutti;
  • Aumentare il supporto dell’aiuto per il commercio per i paesi in via di sviluppo, in particolare i meno sviluppati, anche tramite il Quadro Integrato Rafforzato per l’assistenza tecnica legata agli scambi dei paesi meno sviluppati;
  • Sviluppare e rendere operativa entro il 2020 una strategia globale per l’occupazione giovanile e implementare il Patto Globale per l’Occupazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Gli indicatori utilizzati

Per monitorare la situazione del Paese rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, l’ASviS ha introdotto una serie di strumenti statistici e analitici:

  • Tasso di crescita annuo del PIL reale per abitante 
  • Tasso di crescita annuo del PIL reale per occupato 
  • Produttività del lavoro per il totale delle attività economiche
  • Tasso di disoccupazione
  • Percentuale occupati sul totale popolazione
  • Tasso di mancata partecipazione al lavoro
  • Persone di 15-29 anni che non lavorano e non studiano (Neet)
  • Tasso di infortuni mortali e inabilità permanente X

La situazione nel mondo

Nei Paesi a basso reddito, la crescita economica è tornata a salire dopo la crisi del 2007. Oggi, si attesta su valori medi del 4,8% del PIL. Ma l’obiettivo prefissato dall’Agenda Onu 2030 è del 7% ed è, purtroppo, ancora lontano. 

È prevista, però, una tendenza all’aumento, poiché la relativa stabilità dei prezzi delle materie prime può incoraggiare gli investimenti, avvicinando di qualche passo il Goal 8.

Anche i dati relativi al PIL pro capite sono attualmente positivi: a livello globale è stato registrato un aumento del 2% circa.

Inoltre, il tasso di disoccupazione globale è in calo, anche se si stima che nel 2018 172 milioni di persone in tutto il mondo fossero senza lavoro. Il tasso rimane, però, alto, soprattutto nelle fasce di popolazione più giovani. Le nuove generazioni, infatti, sono le più colpite dal fenomeno della disoccupazione. Queste hanno una probabilità tre volte maggiore di essere disoccupati, rispetto alle generazioni precedenti: nel 2018, infatti, il tasso di disoccupazione giovanile corrispondeva al 12% rispetto al 4% della popolazione adulta.

Restano alti i tassi di disoccupazione nei Paesi in via di sviluppo: in Asia centrale e meridionale sono al 3,2%; in America Latina toccano l’8%; nell’Africa del Nord e nell’Asia occidentale il 9,9%.

Inoltre, resta il dato preoccupante sul lavoro minorile, soprattutto nell’Africa sub-sahariana e nel Medio Oriente. Secondo i dati dell’Unicef, 152 milioni i bambini, tra i 5 e i 14 anni, abbandonano la scuola perché vengono coinvolti nel lavoro domestico: raccolta di acqua e legna da ardere. Ma anche nei lavori nei campi, o costretti a trasformarsi in soldati. Una piaga che fatica ancora ad essere debellata e il Goal 8 fatica ad essere raggiunto.

La situazione in Europa

Il Goal 8 in Europa è vicino solo per pochissimi eletti. La Svezia risulta essere, attualmente, il Paese migliore, con una distanza di 29,9 punti la Grecia. Quest’ultima è anche l’unico Paese, insieme all’Italia, a presentare una variazione negativa dell’indice rispetto al 2010: peggiorano tutti gli indicatori elementari, tra cui quelli relativi al Pil pro – capite e al tasso di disoccupazione a lungo termine.

La situazione in Italia

L’Italia risulta essere in quartultima posizione, alla luce dei succitati indicatori. Questo anche a causa di una quota di giovani che non lavorano e non studiano: il 23,4% nel 2018, rispetto alla media europea del 12,9%. Infatti, nonostante il leggero miglioramento degli ultimi anni, l’Italia continua ad essere il fanalino di coda dell’Unione europea: nel 2019, i giovani Neet sono circa due milioni (di cui più della metà concentrati nel Mezzogiorno), mentre se si considerano anche gli young adults – fascia di età compresa tra i 30 e i 34 anni –  il numero sale a circa 2,9 milioni.

Nel 2019, inoltre, l’Italia ha evidenziato un tasso di occupazione generale pari al 63,5%. Si segnala, quindi, una situazione molto allarmante. Nell’ultimo anno, del Goal 8 si sono interessate diverse iniziative legislative. In particolare, è stata emanate la Legge di Bilancio che ha introdotto diverse misure in direzione del target: come la Carta nazionale per i giovani, l’incremento del Fondo Nazionale per il servizio civile e il Fondo Cresci al Sud.

L’influenza della pandemia da Covid-19 sull’economia

A causa della crisi sanitaria dovuta al Covid – 19, nel secondo trimestre del 2020, si assiste ad una drammatica diminuzione, rispetto allo stesso trimestre del 2019, di diversi fattori: il Pil (-17,7%), il reddito disponibile delle ore lavorate (-20%) e dell’occupazione (-1,9%). Anche l’agricoltura presenta un calo dello 0,7%.

Sul piano occupazionale, sono i giovani e le donne le categorie più colpite.

In generale, la pandemia da Covid-19 ha ridotto il PIL mondiale del 4,7%, allontanando ancora di più l’obiettivo 8 da ogni Paese.

A fronte della pandemia, è aumentato, però, l’utilizzo dello smart working, anche per mansioni di prima necessità, soprattutto in quei Paesi dove l’opzione non era mai stata considerata fino ad ora. Così diminuisce la possibilità di contagio ed allo stesso tempo l’inquinamento dovuto ai mezzi di trasporto. Opzione che, molte aziende stanno considerando di mettere in atto, anche una volta usciti dalla crisi sanitaria.

Maria De Luca

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