venerdì , 30 Luglio 2021
Goal 9
Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Goal 9: innovazione, infrastrutture e imprese sostenibili

Il nono obiettivo (Goal 9) dell’Agenda 2030 dell’ONU è costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed un’industrializzazione equa, responsabile e sostenibile. Comprende, quindi, tre elementi indispensabili per lo sviluppo di un Paese: innovazione, infrastrutture e imprenditoria. 

Le reti delle infrastrutture, riguardino esse i trasporti, le reti idriche, energetiche, o quelle relative all’informazione e alla comunicazione, sono il cuore socio – economico di tutto il Pianeta. 

Per quale motivo, dunque, il Goal 9 è davvero così importante? Perché lo sviluppo – in particolar modo quello del settore industriale – cresce soprattutto grazie all’aggiornamento di tecnologie d’avanguardia. Che devono essere innovative, ma al tempo stesso sostenibili.

Ad oggi, sono migliorate in maniera esponenziale le imprese dei settori ad alta e media tecnologia. Che rappresentano a livello globale il 45% del valore della produzione totale industriale. 

Nonostante ci sia stato un forte incremento tecnologico, molte sono ancora le realtà territoriali che nel mondo vivono una grave situazione di arretratezza industriale. Andiamo a vedere nel dettaglio i dati.

Fatti e cifre

  • Circa 2,6  miliardi di persone nei Paesi in via di sviluppo incontrano impedimenti nell’accesso continuo all’elettricità;
  • 2,5  miliardi di persone nel mondo non hanno accesso a servizi sanitari  e quasi 800 milioni di persone, di cui molte di centinaia di milioni si trovano in Africa subsahariana e Asia meridionale, non hanno accesso all’acqua;
  • 1 – 1,5 miliardi di persone non possiedono servizi di telefonia affidabili;
  • La qualità delle infrastrutture è legata positivamente al raggiungimento di obiettivi sociali, economici e politici;
  • Infrastrutture inadeguate impediscono l’accesso a mercati, posti di lavoro, informazione e formazione, creando forti barriere alle attività economiche;
  • Infrastrutture non sviluppate limitano l’accesso alle cure mediche e all’istruzione;
  • Per molti Paesi africani, specialmente in quelli a basso reddito, le restrizioni infrastrutturali esistenti inibiscono la produttività delle imprese di circa il 40%;
  • L’industria manifatturiera rappresenta una delle principali fonti d’impiego, fornendo circa 470 milioni di posti di lavoro nel mondo – pari a circa il 16% delle 2,9 miliardi di unità della forza lavoro. Si stima che nel 2013 le manifatture abbiano offerto più di mezzo miliardo di posti di lavoro;
  • L’effetto moltiplicatore di  posti di lavoro dell’industrializzazione ha un impatto positivo sulla società. Ogni posto di lavoro nell’industria manifatturiera crea 2,2 posti di lavoro negli altri settori;
  • Le piccole e medie imprese attive nel settore della manifattura e della lavorazione sono i soggetti più decisivi nei primi stadi dell’industrializzazione, e  creano tipicamente il maggior numero di posti di lavoro. Esse costituiscono oltre il 90% delle imprese a livello mondiale, e sono responsabili per circa il 50-60% degli impieghi;
  • Nei Paesi di cui i dati sono disponibili, il numero di persone impiegate nel settore delle energie rinnovabili si aggira attualmente sui 2,3 milioni. Considerate le lacune statistiche, si tratta sicuramente di una cifra prudente. Dato l’interesse in forte crescita verso le energie alternative, il livello di impiego più alto previsto nel settore delle rinnovabili si aggira intorno ai 20 milioni di posti di lavoro entro il 2030;
  • I Paesi meno sviluppati hanno un potenziale di industrializzazione immenso per quanto riguarda l’industria alimentare (cibo e bevande), l’industria tessile e dell’abbigliamento, con buone prospettive per la generazione sostenuta di posti di lavoro e una maggiore produttività;
  • Paesi a medio reddito possono trarre vantaggio dall’ingresso nel settore delle industrie di base e dei metalli lavorati, che offrono una vasta gamma di prodotti in risposta a una domanda internazionale in rapida crescita;
  • Nei Paesi in via di sviluppo, quasi il 30% della produzione agricola viene sottoposta a lavorazione. Nei Paesi ad alto reddito ne viene lavorato il 98%. Ciò suggerisce grandi opportunità per i Paesi in via di sviluppo nell’industria agroalimentare.

Target

L’Agenda 2030 dell’ONU ha suddiviso il Goal 9 in otto ulteriori target. Il cui l’obiettivo è ampliare le infrastrutture nei Paesi in via di sviluppo e anche innalzare il livello tecnologico a favore di nuove imprese.

Entro il 2030 si spera pertanto di:

9.1   Sviluppare infrastrutture di qualità, affidabili, sostenibili e resilienti, con particolare attenzione ad un accesso equo e conveniente per tutti;

9.2   Promuovere un’industrializzazione inclusiva e sostenibile e aumentare l’occupazione nell’industria e il prodotto interno lordo (raddoppiare la quota nei paesi meno sviluppati);

9.3   Incrementare l’accesso delle piccole e medie imprese ai servizi finanziari e la loro integrazione nell’indotto e nei mercati;

9.4   Migliorare le infrastrutture e riconfigurare in modo sostenibile le industrie, aumentando l’efficienza e adottando tecnologie più sane per l’ambiente;

9.5   Aumentare la ricerca scientifica, migliorare le capacità tecnologiche, incoraggiare le innovazioni e incrementare considerevolmente la quota di impiegati nel settore della ricerca e dello sviluppo e la spesa per la ricerca e per lo sviluppo;

9.a   Facilitare la formazione di infrastrutture sostenibili e resilienti negli stati in via di sviluppo tramite un supporto finanziario, tecnico e tecnologico rinforzato;

9.b   Supportare lo sviluppo tecnologico interno, la ricerca e l’innovazione nei paesi in via di sviluppo;

9.c   Aumentare in modo significativo l’accesso alle tecnologie d’informazione e comunicazione e fornire ai Paesi meno sviluppati un accesso a Internet universale ed economico.

Gli indicatori utilizzati

Per garantire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, l’ASviS ha introdotto una serie di strumenti statistici, analitici originali e innovativi. 

Oltre ad un database – con le serie storiche di tutti gli indicatori selezionati dall’ONU e resi noti dall’Istat – sono stati presentati anche degli indicatori compositi relativi ai singoli SDG’s. 

Si tiene in considerazione una prospettiva temporale, al fine di fornire una misura sintetica e di facile lettura del percorso di avvicinamento – o di allontanamento – agli stessi. 

L’indicatore composito relativo al Goal 9 è stato costruito sulla base dei seguenti indicatori:

  • Valore aggiunto dell’industria manifatturiera per abitante; 
  • Valore aggiunto dell’industria manifatturiera rispetto al totale economia;
  • Intensità di emissione di CO2 del valore aggiunto;
  • Intensità di ricerca;
  • Tasso di innovazione del sistema produttivo;
  • Incidenza dei lavoratori della conoscenza sull’occupazione;
  • Famiglie con connessione a banda larga;
  • Persone di 6 anni e più che hanno usato Internet negli ultimi tre mesi, per 100 persone.

L’impatto della crisi causata dal Covid- 19 sul Goal 9

La crescita della produzione globale relativa al Goal 9 dell’Agenda 2030 dell’ONU ha vissuto una fase di rallentamento ancor prima dell’emergenza sanitaria connessa al Covid-19. Nel 2019, ad esempio, il valore aggiunto manifatturiero è cresciuto solo dell’1,5%, a causa soprattutto delle varie tensioni tariffarie e commerciali tra le varie imprese. 

A seguito del Coronavirus, le industrie manifatturiere e dei servizi sono state quelle che hanno subìto i danni più ingenti, in particolar modo – ma non solo – nella fase di produzione. 

Ad esempio, il settore del trasporto aereo è stato tra i più colpiti, probabilmente con un totale di 1,5 miliardi di viaggiatori in meno durante il 2020.

La situazione attuale nel mondo

Per quanto riguarda il Goal 9 – nel 2015 – la stima dell’impatto globale del trasporto aereo ha rappresentato il 3,5% del PIL mondiale, con un valore totale che si è attestato intorno ai 2,7 miliardi di dollari. 

Il settore manifatturiero è stato il volano della crescita economica mondiale, con un PIL pari al 16,2% nel 2006 e vicino al 15% nel 2015. 

Nel 2014, i finanziamenti destinati a Ricerca a Sviluppo si sono aggirati attorno all’1,7% del PIL; un risultato in crescita se pensiamo che nel 2000 era di 1,5%. 

In media il numero complessivo dei ricercatori nel mondo è di 1.098 ogni milione di abitanti; pochi ancora nei Paesi meno sviluppati, in aumento in Europa e nell’America del Nord.

La situazione attuale in Europa

L’indice composito europeo ha fornito un quadro positivo per tutto il periodo osservato (2010 – 2018). Negli ultimi due anni sono cresciute sia le quote della spesa per Ricerca e Sviluppo (R&S) sul PIL e sia quelle relative al numero degli occupati. 

Grandi traguardi, ma non del tutto. 

Infatti, osservando la quota della spesa per la R&S del 2019, questa ha ancora un valore distante dall’obiettivo del 3% auspicato durante la  Strategia “Europa 2020” (strategia proposta dalla Commissione europea nel 2010, che prevede una visione di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva).

Per il Goal 9 dell’Agenda 2013 dell’ONU, il Lussemburgo presenta la variazione negativa maggiore – rispetto agli altri Paese europei –  dovuta principalmente alla diminuzione della quota di spesa in R&S sul PIL. 

La situazione attuale in Italia 

Migliorano notevolmente – tra il 2010 e il 2019 – gli indicatori elementari in Italia. 

In modo particolare, cresce la quota del PIL destinata alla Ricerca e Sviluppo. Valore, però, ancora distante sia dall’obiettivo del 3% auspicato durante la Strategia Europa 2020, sia da quello del 2,12% prefissato per raggiungere gli standard europei.

Nonostante ci siano pochi dati relativi a quello che è l’anno ancora in corso, l’impatto negativo causato dall’emergenza sanitaria sul Goal 9 dell’Agenda 2030 dell’ONU è stato in generale molto evidente.

Fonte: rapporto AsVis 2020

Margherita Parascandalo

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