domenica , 28 Febbraio 2021
bagno nella foresta
Foto di jplenio da Pixabay

Bagno nella foresta: la terapia giapponese a costo zero

“Bagno nella foresta” è la traduzione di Shinrin – yoku, termine che indica un metodo della medicina giapponese comparabile all’aromaterapia, diffusasi nel corso degli anni Ottanta nel Paese del Sol Levante. 

Il primo studio approfondito sugli effetti benefici di ambiente forestale è stato condotto nel 1990. Dal 1982 in Giappone è diventato programma nazionale di sanità pubblica e ad oggi è praticato da circa 5 milioni di persone.

Di fatto, questo metodo consiste nel passare alcune ore in un luogo con una grande concentrazione di alberi, per due giorni consecutivi. Il primo giorno si deve compiere una passeggiata di due ore, con delle soste; il secondo giorno questo trattamento deve essere ripetuto mattina e pomeriggio. Ma a pro di cosa?

I benefici

Qing Li, professore alla Nippon Medical School di Tokyo, nel 2009, ha scoperto un effetto stimolante sulle cellule Natural Killer, molto importanti nel riconoscimento e distruzione di cellule tumorali o infette da virus.

Secondo il suo studio, queste cellule aumentano del 40% dopo un solo giorno di permanenza nel bosco e i valori restano tali per circa una settimana. Ciò è dovuto ai fitoncidi, gli oli essenziali legnosi presenti nel tronco delle piante. 

Con il bagno nella foresta si osservano anche una diminuzione dei livelli del cortisolo (l’ormone dello stress), una riduzione della pressione sistolica e diastolica, della fatica mentale e un miglioramento della funzione cognitiva.

Ancora, gli studi confermano un aumento delle opportunità di riflessione, di quiete e di riposo, un miglioramento del benessere psicologico e dell’umore. Ed anche un aumento del benessere spirituale, della soddisfazione creativa e un conseguente miglioramento nell’esecuzione di compiti e lavori.

La scelta dell’ambiente, però, non è casuale. Il bagno nella foresta necessita di particolari alberi.

La tipologia di alberi 

Secondo il protocollo giapponese, infatti, deve essere praticato in presenza o di Lecci, o di Querce (soprattutto quelle da sughero e quelle spinosa) o di Faggi. 

Questi alberi, poiché appartengono alle piante latifoglie, non possiedono veri e propri sistemi di accumulo e tendono a rilasciare i monoterpeni nell’ambiente circostante. 

Altri alberi adatti potrebbero essere le conifere, le cui foglie aghiforme tendono a trattenere gli oli essenziali e le betulle, valide apportatrici di monoterpeni. 

La diffusione

In Giappone e in Nuova Zelanda vi sono dei veri e propri percorsi certificati e sono molto frequenti delle prescrizioni mediche. Mentre negli Stati Uniti sono presenti delle guide abilitate, ma non certificate.
In Europa, invece, il bagno nella foresta è poco diffuso (in Italia soprattutto).

I percorsi per questa pratica in genere sono gratuiti (anche se ve ne sono anche alcuni a cui si può accedere con un piccolo contributo). Questa è un’ottima scelta per coloro che si stanno avvicinando a questa “terapia” e vogliono capirne a pieno i benefici e come praticarla in modo corretto.

Insomma, un “bagno nella foresta” potrebbe essere un’economica soluzione per i problemi causati da un ambiente sempre più urbanizzato e artificiale.

Marianna Fierro

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