lunedì , 18 Ottobre 2021
rifiuti animali
Foto di Noutch da Pixabay

I nostri rifiuti possono essere letali per gli animali

I nostri rifiuti spesso sono trappole mortali per gli animali. Ebbene sì, è stato detto e ridetto, ma sembra proprio che l’uomo stenti a comportarsi di conseguenza. Uno studio pubblicato su Nature Scientific Reports rivela che i rifiuti abbandonati nei giardini, a bordo strada o in contesti naturali, sono spesso causa di ferimento o morte per tutte le specie animali.

E non solo. Gli autori dello studio hanno sottolineato che almeno il 12% degli animali terrestri vittime dei rifiuti è considerata a rischio di estinzione dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn).

Quando i social diventano utili davvero

Pensate che i social network siano solo uno strumento di svago? Vi sbagliate di grosso. In questo caso sono stati fondamentali per i ricercatori, che hanno hanno analizzato tutti i contenuti foto e video pubblicati – dal 1999 al 2019 – di animali terrestri incastrati o morti all’interno di contenitori.

Una cosa va precisata. Sul web si documenta ormai quasi tutto. Quasi. Le immagini che “girano” in genere sono le più “incisive”. Quindi è chiaro che – nonostante i risultati siano già così tragici – parliamo di una sottostima del fenomeno.

Lo studio

Tra i contenuti presenti sui social, sono stati trovati 503 casi, provenienti da tutte le parti del mondo (51 Paesi in tutti i continenti).

I mammiferi rappresentano addirittura il 78% del totale (con 395 casi). Mentre per quanto riguarda gli insetti si contano ben 1050 morti. Infatti più sono piccole le dimensioni, più è probabile che un singolo contenitore intrappoli più individui.

La maggior parte dei casi si è verificata in aree urbanizzate, ma circa il 30% in ambienti naturali, indicando che si tratta di un problema alquanto diffuso.

Nel caso di mammiferi, rettili e uccelli, il problema principale è che restano incastrati con la testa all’interno del contenitore (si tratta di più del 90% dei casi). E non parliamo solo animali di piccola taglia, ma anche di volpi, cervi, coyote e persino orsi.

Perchè i rifiuti sono così pericolosi per gli animali

A volte è la curiosità a spingere un animale ad avvicinarsi alla spazzatura. Altre la fame, dal momento che i resti di cibo in putrefazione contenuti all’interno sono un richiamo soprattutto per alcuni di loro. Di tutti i casi esaminati, solo in 5 gli animali si sono liberati da soli. L’80% ha avuto bisogno dell’intervento umano. E i restanti sono morti.

E non solo. Pensiamo al caso delle formiche. Molto spesso queste decidono di costruire le proprie colonie proprio all’interno delle bottiglie abbandonate, ma se si abituano all’utilizzo di questi contenitori si moltiplicano i casi di morte per annegamento.

Oppure al caso degli uccelli. Sono tantissimi quelli che utilizzano la plastica per fabbricare i loro nidi o addirittura per i riti di corteggiamento (come nel caso di specie come l’uccello giardiniere, in cui il maschio costruisce elaborate costruzioni per far colpo sulla femmina). Il risultato è che molti restano impigliati, oppure involontariamente ingeriscono i materiali.

I rifiuti più pericolosi per gli animali

I rifiuti più pericolosi sono i barattoli (segnalati ben 335 casi). Seguiti dalle bottiglie di plastica e dalle lattine. Queste sono pericolose soprattutto per i rettili. Basti pensare che il 70% dei serpenti e lucertole analizzati nello studio era all’interno di questi contenitori.

Proprio a dimostrazione che il problema è più grande di quanto si pensi, anche chi riesce a liberarsi riporta ferite, tumefazioni, dovute ai disperati tentativi di divincolarsi. A volte gli animali non restano del tutto intrappolati all’interno dei contenitori, ma anche una zampa o un becco incastrati possono avere effetti seri, perché riducono la possibilità di spostarsi e, di conseguenza, di alimentarsi.

Il dato più triste è che questi casi potrebbero essere destinati a crescere, considerando i milioni di tonnellate di rifiuti che vengono prodotti ogni anno.

Quando impareremo a rispettare l’ambiente e chi lo popola?

Anna Gaia Cavallo

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