lunedì , 29 Novembre 2021
il rapporto Ecosistema Urbano 2021
Foto di Douwe Beckmann da Pixabay

Il rapporto Ecosistema Urbano 2021 ci dimostra quanto siamo indietro

Pubblicato il rapporto Ecosistema Urbano 2021, redatto da Legambiente con l’appoggio de Il Sole 24 ORE e Ambiente Italia. La graduatoria confronta 105 capoluoghi di regione basandosi su 18 indicatori relativi a 6 componenti. Aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia sono gli indici di prestazione ambientale delle città. Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente sollecita i cittadini “Serve un Piano Urbano di Ripresa e Resilienza”. 

Riusciranno le città a coinvolgere i cittadini nell’impresa proposta dalle Politiche green? 

L’appello si dimostra come un suggerimento a cambiare prospettiva. La pandemia dovrà offrire la possibilità di riprogettare alla radice la disposizione urbanistica a partire dalle priorità ambientali secondo dei modelli sostenibili.

I diversi ambiti delle Politiche cittadine saranno sistemati secondo una nuova impalcatura ragionevole. Tra questi, il lavoro, le strutture scolastiche, il settore commerciale verranno supportati dai fondi straordinari del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PPNR) riservati ad ogni città. L’esperienza della DAD per i ragazzi e il piano “smart working” per i lavoratori hanno inciso sull’idea di fare comunità. Questo determina l’occasione di concepire una comunità inedita e in grado di fare la differenza. 

Prima di tutto bisogna osservare attentamente agli indici suggeriti dal rapporto Ecosistema Urbano 2021 sulle Politiche Green. 

Migliora il “respiro” per gli italiani 

Gli indicatori propongono la “tutela del respiro”. Bisogna urgentemente ricalibrare la qualità dell’aria.

Le alte concentrazioni di biossido d’azoto (NO2) insieme alle perforazioni della pellicola di ozono (O3) sono le questioni su cui l’amministrazione deve intervenire con prontezza. I valori medi di concentrazione di PM10 dovranno rientrare nel limite stabilito di 40 μg/mc per la salvaguardia della salute umana. 

Rete idropotabile 

Secondo i regolamenti il limite pro capite quotidiano è di 153 litri al giorno. Il consumo giornaliero d’acqua potabile risente faticosamente degli sprechi idrici domestici. Va detto che le dispersioni vengono valutate calcolando il circolo d’acqua potabile non consumata.

Le perdite della rete idropotabile sono preoccuparti. Adesso sono 19 le città – l’anno scorso erano 18 – in cui la metà dell’acqua immessa nelle condutture non raggiunge i rubinetti. Il rapporto Ecosistema Urbano 2021 segnala che a Campobasso, Belluno, Latina, Trapani oltre i due terzi dell’acqua in circolo viene persa. Il valore medio degli sprechi resta stabile al 36%.

Rifiuti, trasporto pubblico e verde urbano 

L’ambizioso bersaglio fissato nel 2012 della legge, che punta al 65% di raccolta differenziata, non viene ancora centrato come si vorrebbe. I supporti delle politiche europee e nazionali si concentrano in maggior misura nel controllo del recupero dei rifiuti. La quota è stabilita sotto il 400 kg / abitante. Nel rapporto Legambiente viene sottolineato che “la produzione di rifiuti continua a mostrarsi altalenante”.

Sul trasporto pubblico, il servizio è direttamente proporzionale alla popolazione e guarda ai valori assoluti degli andamenti in crescita per tutte le mappe cittadine. A Milano, Trieste, Siena, Cagliari e Pavia prendere il bus è più semplice, ma il servizio sembra migliorare a poco a poco.

La proposta della mobilità pubblica viene calcolata in chilometri annui percorsi dalle automobili per ogni abitante residente. Nei grandi centri urbani si registra un elevano numero di vetture. Milano si conferma al primo posto con 86 vetture-km/ab e a seguire Roma e Venezia, rispettivamente con 57 vetture-km/ab e 51 vetture-km/ab. Napoli invece resta distante con 13 vetture-km/abitante. 

Nel rapporto Ecosistema Urbano 2021 anche la rete ciclabile sta assumendo un cambiamento significativo. A Reggio Emilia si espande ulteriormente dimostrandosi ancora prima in classifica mentre a Lucca e a Venezia si ottimizza la mobilità attiva pedonale. Dei risultati che consolano, anche se in lenta diminuzione, riguardano il calo delle vittime della strada, si tratta prevalentemente di ciclisti. 

Veniamo alle isole pedonali, gli spazi urbani in cui non è permessa la circolazione dei mezzi pubblici e privati. In Italia, dopo lo stallo censito fino il 2016, vede un aumento dell’estensione media delle isole pedonali nel 2020. 

La Campania al limite 

Le buone maniere dei cittadini e gli interventi tangibili ad opera dell’amministrazione vengono meno nella regione Campania.

Dal rapporto del 2021 la Campania risulta ultima in classifica secondo diversi indici. La percentuale dei rifiuti non raggiunge l’obiettivo di legge del 65%, a Napoli si registra a malapena il 36%. Lo spreco delle correnti idropotabili è maggiore a Caserta, che raggiunge il 61,2% di perdite, ma anche a Napoli viene superata la media di consumo pro capite giornaliero. La città di Salerno invece corre il rischio di compromettere la salute respiratoria dei cittadini, con una concentrazione di PM10 di soli 19,5 μg/mc su un minimo 40 μg/mc. 

Francesca Ferro, responsabile di Legambiente Campania, chiarisce:

“Secondo il rapporto Ecosistema Urbano 2021, le città della regione retrocedono su diversi indicatori ambientali. L’emergenza non ha compromesso il ruolo catalizzatore delle città in crescita ma i contorni, le regole e l’indirizzo sono mutati”.

 

Andrea Orza

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