domenica , 2 Ottobre 2022
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Orti museali: i bambini coltivano gli spazi verdi dei musei campani presenti sul territorio della Terra dei Fuochi

Che cosa intendiamo per orti museali? Dalla Reggia di Caserta al Parco archeologico di Pompei, fino all’Anfiteatro Campano, è in corso d’opera il progetto Horticultura.

Nello specifico, parliamo di un progetto che ho come scopo principale promuovere l’ecologia integrale, in contesti territoriali come la Terra dei Fuochi.

L’obiettivo, infatti, attraverso, l’interazione tra bambini  e in un certo senso le persone più anziane, è quello di far fiorire la bellezza laddove per lunghi anni c’è stato il degrado appartenente alle ecomafie.

Ulteriore vantaggio di tale iniziativa è anche insegnare ai bambini come si cura, in maniera concreta, il nostro amato ambiente. 

Scopriamo insieme ulteriori dettagli che ruotano attorno all’idea degli Orti museali.

L’idea degli orti museali

Horticultura è un progetto fortemente voluto dalle associazioni “Terra Felix” e “Legambiente Geofilos”, che insieme ad altri partner hanno accolto una possibilità di riscatto non solo dal punto di vista ambientale. 

Nello specifico, l’iniziativa messa in atto anche grazie all’ausilio della Regione Campania in sinergia con alcune scuole del territorio, il mondo agricolo e i Musei più rinomati a livello locale, sfrutta le potenzialità degli spazi verdi e della socialità, che a causa del Covid-19 è venuta un po’ meno negli ultimi due anni.

Finora sono stati pensati orti didattici museali all’interno numerosi siti appartenenti all’attuale Ministero della Cultura: la Reggia di Caserta, il Parco archeologico di Pompei, il Museo archeologico dell’agro atellano, il Museo dell’Antica Capua e l’Anfiteatro Campano.

Gli anziani: la vera ispirazione per gli orti museali

Ivan Esposito, responsabile della Comunicazione di Horticultura ha raccontato più di una volta che sono gli anziani il grande e vero baluardo d’ispirazione per la realizzazione degli orti museali.

Infatti, quando i più piccoli, in passato, sono andati a fare loro visita a Casale di Teverolaccio – una struttura del ‘600 che sorge a Succivo – sono rimasti completamente affascinati dalla bellezza degli orti sociali; piccoli spazi verdi curati da ultrasessantenni che si trovano in condizione di fragilità. 

Oltre l’esempio resta la messa in pratica che coinvolge i più piccini.

Che cosa fanno in concreto i bambini?

Ben quattro sono le scuole elementari coinvolte negli orti museali: IC Calcara di Marcianise; IC Mazzocchi di Capua Vetere; il DD Orta di Atella e il CD Pompei di Napoli. Parliamo di circa 400 piccoli studenti, che dopo la predisposizione dell’appezzamento da parte degli operatori adulti, tornano poi con gli insegnanti per coltivare l’orto.

Ma che cosa fanno in concreto i bambini?  In base alla stagionalità delle verdure, si occupano della semina, della manutenzione, della pulizia dello spazio verde preposto fino al raccolto, che poi portano a casa.

“Quando il terreno deve riposare o i prodotti sono in incubazione – aggiunge Esposito – si lavora invece sull’educazione ambientale, sulla sana alimentazione; si fanno una serie di esperimenti di fisica o di botanica in modo che i bambini capiscano, per esempio, cosa sia la fotosintesi clorofilliana o il compostaggio e per renderli il più possibile consapevoli di ciò che mangiano o di come funziona la natura intorno a loro” – queste le parole di Esposito.

Il quartiere de’ i Liparoti per sfuggire dalle ecomafie

Per affermare i valori legati all’ ecosostenibilità, alla socializzazione, all’ecologia e al riuso, il progetto degli orti museali troverà il suo primissimo riscontro nel Parco Reale che circonda la Reggia di Caserta, precisamente nel quartiere de’ I Liparoti; costruito a partire dal 1769 per accogliere i marinai di Lipari, l’ex villaggio verrà trasformato in un punto di accoglienza sperimentale volto ad attività laboratoriali ed educativo.

A tal proposito, Ivan Esposito ha dichiarato:

“Aiutare i bambini a riscoprire l’agricoltura e il legame con la terra vuol dire anche aiutare l’intera comunità a riscoprire se stessa e la sua vocazione più autentica (…). Da qui si possono pensare insieme modelli di sviluppo migliori di quelli portati avanti finora, basati per lo più sul consumo di suolo e la speculazione edilizia, per anni principale fonte di lucro della criminalità organizzata. Tra le province di Napoli e di Caserta dagli anni ’90 in poi i traffici di rifiuti di ogni tipo e lo smaltimento illegale di essi hanno portato ad interrare in questi luoghi, soprattutto nelle campagne, tante sostanze nocive per l’ambiente e per l’uomo che hanno provocato danni materiali e problemi di salute diffusi, colpendo anche i bambini. Le ecomafie sono proprio l’emblema della mentalità consumistica, perché riducono e trattano la natura e le persone come delle cose, merce di loro proprietà”.

Start il 5 ottobre, alla Reggia di Caserta, dove si procederà col taglio del nastro per uno dei primi orti museali.

Margherita Parascandalo

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