mercoledì , 24 Febbraio 2021
Goal 6
Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay

Goal 6: acqua pulita e servizi igienico – sanitari

Il goal 6 dell’Agenda 2030 è garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico – sanitarie. 

Il nostro pianeta avrebbe sufficiente acqua potabile per garantire acqua accessibile e pulita a tutti. A causa di infrastrutture scadenti o di una cattiva gestione economica, ogni anno tantissime persone – soprattutto bambini – muoiono per malattie causate da inadeguate risorse di acqua, inadeguati servizi sanitari e scarsi livelli d’igiene.

Inoltre, la scarsità d’acqua e sistemi sanitari inadeguati hanno un impatto negativo sulla sicurezza alimentare, sui mezzi di sostentamento e sulle opportunità di istruzione per le famiglie povere di tutto il mondo. 

I target

I traguardi del goal 6 dell’Agenda 2030 dell’ONU sono: 

6.1     Ottenere entro il 2030 l’accesso universale ed equo all’acqua potabile che sia sicura ed economica per tutti

6.2     Ottenere entro il 2030 l’accesso ad impianti sanitari e igienici adeguati ed equi per tutti e porre fine alla defecazione all’aperto, prestando particolare attenzione ai bisogni di donne e bambine e a chi si trova in situazioni di vulnerabilità

6.3     Migliorare entro il 2030 la qualità dell’acqua eliminando le discariche, riducendo l’inquinamento e il rilascio di prodotti chimici e scorie pericolose, dimezzando la quantità di acque reflue non trattate e aumentando considerevolmente il riciclaggio e il reimpiego sicuro a livello globale

6.4     Aumentare considerevolmente entro il 2030 l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua in ogni settore e garantire approvvigionamenti e forniture sostenibili di acqua potabile, per affrontare la carenza idrica e ridurre in modo sostanzioso il numero di persone che ne subisce le conseguenze

6.5     Implementare entro il 2030 una gestione delle risorse idriche integrata a tutti i livelli, anche tramite la cooperazione transfrontaliera, in modo appropriato

6.6     Proteggere e risanare entro il 2020 gli ecosistemi legati all’acqua, comprese le montagne, le foreste, le paludi, i fiumi, le falde acquifere e i laghi

6.a     Espandere entro il 2030 la cooperazione internazionale e il supporto per creare attività e programmi legati all’acqua e agli impianti igienici nei paesi in via di sviluppo, compresa la raccolta d’acqua, la desalinizzazione, l’efficienza idrica, il trattamento delle acque reflue e le tecnologie di riciclaggio e reimpiego

6.b     Supportare e rafforzare la partecipazione delle comunità locali nel miglioramento della gestione dell’acqua e degli impianti igienici

Gli indicatori utilizzati


Per monitorare la situazione del Paese rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, l’ASviS ha introdotto una serie di strumenti statistici e analitici.
Per quanto riguarda il Goal 6 l’indicatore composito è così composto:

  • Famiglie che non si fidano di bere l’acqua del rubinetto; 
  • Qualità delle acque costiere marine; 
  • Aiuto Pubblico allo Sviluppo nei settori dell’acqua e sanitizzazione a prezzi costanti (anno 2015).

La situazione nel mondo

A livello mondiale il raggiungimento del Goal 6 dell’Agenda 2030 è messo a dura prova da due fattori: la pandemia e la situazione climatica. 

Come si legge nel Report ASviS, nei Paesi in via di sviluppo, la pandemia sta causando l’interruzione delle forniture e un accesso non adeguato all’acqua pulita. In questo modo, anche lavarsi le mani (una delle misure più efficaci contro il Coronavirus) diventa difficile. 

Anche la situazione climatica incide sulle risorse idriche, a cui si deve aggiungere l’aumento demografico mondiale. Secondo il Rapporto 2020 di UN-Water “Water and Climate Change”, negli ultimi 100 anni l’utilizzo di acqua potabile è cresciuto di sei volte e questo numero è destinato a crescere sempre dipiù nel futuro.

La situazione in Europa


Per il Goal 6 la situazione è rimasta sostanzialmente invariata tra il 2010 e il 2018.

I numeri delle famiglie senza accesso ai servizi sanitari di base e di popolazione connessa ai sistemi di depurazione sono in netto miglioramento. L’indice di sfruttamento idrico, invece, segnala un peggioramento.

Il risultato migliore è stato ottenuto dal Regno Unito, quello peggiore dalla Grecia, con una differenza di oltre ventotto punti.

Tra il 2010 e il 2018 i paesi che presentavano un peggioramento più ampio sono stati la Repubblica Ceca, l’Italia e la Grecia. Questi paesi mostrano un aumento dell’indice di sfruttamento idrico, che è un forte rischio (soprattutto per i Paesi del sud Europa) a fronte dei cambiamenti climatici.

La situazione in Italia


Tra il 2010 e il 2014 l’indicatore composito ha mostrato un andamento altalenante, con un peggioramento dal 2015 al 2017 e una successiva stabilizzazione.

Il peggioramento è dovuto alla crescita dell’indice di sfruttamento idrico, più che raddoppiato in sette anni. Infatti, dal 2010 al 2017, l’indice è passato dal 6,7% al 15,7%. Ad influire moltissimo è stato il clima: i lunghi periodi di siccità hanno causato l’incremento dei prelievi di acqua in alcuni settori, come l’irrigazione.
La debolezza del sistema idrico nazionale, unita a un maggiore sfruttamento idrico, ha messo in grave pericolo la sostenibilità idrica del nostro Paese.  

Un Paese come il nostro, caratterizzato da una fragilità della struttura geomorfologica, anche alla luce della crisi climatica, dovrebbe impegnarsi seriamente a salvaguardare e ripristinare gli ecosistemi di acqua dolce. Invece la superficialità è ancora tanta: le misure di finanziamento per gli enti pubblici e privati mancano di un impegno specifico per il Goal 6 dell’Agenda 2030. 

Marianna Fierro

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