mercoledì , 19 Maggio 2021
fame nel mondo cambiamenti climatici

La fame nel mondo e i cambiamenti climatici

Con l’emergenza climatica in atto non possiamo non parlare di ciò che concerne uno dei maggiori problemi e che minacciano da anni il nostro Pianeta. Stiamo parlando della fame nel mondo, questione mai risolta nel corso dei secoli dall’uomo. Questo sembra un paradosso, perché assistiamo ad una costante escalation di nuove tecnologie e grande sviluppo economico in determinate regioni del globo, ma allo stesso tempo osserviamo la morte di milioni di individui a causa della malnutrizione. Mentre nei paesi poveri si muore letteralmente di fame, in quelli ricchi andiamo incontro a grandi problemi di salute dato che l’accesso ai cibi di qualità è molto costoso a vantaggio del cibo spazzatura. L’umanità oggi è arrivata oggi ad un bivio e ad un alto grado di consapevolezza, grazie alla diffusione di notizie da parte dei media. Ma non è riuscita a risolvere totalmente la piaga della fame. Secondo un rapporto della FAO sono ben 135 milioni le persone coinvolte dislocate su oltre 50 Paesi ed ogni anno ci sono oltre 400 mila vittime. Ma qual è il rapporto tra la fame nel mondo e i cambiamenti climatici?

Ma quali sono le cause di tutto ciò?

In primo luogo le cause della fame nel mondo sono da ricercare nelle guerre, nei cambiamenti climatici estremi e nell’aumento dei prezzi dei beni alimentari. A questi tre fattori si è infine aggiunta la pandemia che non ha fatto altro che aumentare la problematica.

Parlando dei cambiamenti climatici in atto, non possiamo non menzionare le tante aree africane, sud americane, asiatiche e del Medio Oriente, in cui sono concentrati ben 820 milioni di abitanti. In queste zone la vita è dura – specialmente per le donne e i bambini – gli ambienti sono decisamente fragili. Qui basta poco per causare delle catastrofi. Tutto è a rischio. Del resto, si sa che questi luoghi sono spesso colpiti da improvvise inondazioni o grandinate, vasti incendi (spesso di natura dolosa).

A ciò si aggiunge la mancanza di precipitazioni in tutte le località ad alto livello di desertificazione che compromettono ovviamente i raccolti di alimenti come il grano, riso, il mais. Per le alte temperature soffre anche il mare, i coralli muoiono facendo scomparire gli habitat di molti pesci, che sono l’alimento base di molte regioni.

Gli equilibri spezzati

Gli equilibri naturali, che prima erano concatenati, adesso sono stati totalmente stravolti. Le stagioni agricole, di conseguenza, non seguono più il loro naturale ciclo.

Difficilmente in tali condizioni è possibile procacciarsi tutti i beni di sussistenza essenziali.

Come conseguenza di ciò, sono sempre più frequenti migrazioni di massa dai Paesi più poveri a quelli più ricchi.

Quali rimedi si possono attuare?

La FAO, che da sempre sostiene questa lotta, vuole raccogliere oltre un miliardo di dollari per sostenere 49 milioni di individui. Si tratta per lo più di persone che traggono sussistenza da fonti agricole ma che, per una serie di circostanze avverse, non riescono più a sfamarsi, nè a reperire fonti di acqua potabile.

Raccogliere fondi è un primo rimedio, è chiaro. Ma non una soluzione definitiva, nonostante l’aiuto della scienza, che sta facendo passi da gigante apportando nel settore agricolo tecnologie innovative e sempre più sostenibili.

La scienza e l’innovazione, in sinergia con gli aiuti umanitari e governativi, devono procedere di pari passo per non vanificare i tanti sforzi effettuati fino ad ora.

Il ruolo dei governi

Serve una maggior coordinazione tra tutti i governi ed un maggior aiuto alle zone coinvolte nei conflitti da decenni. E gli obiettivi dell’Agenda 2030 devono necessariamente essere raggiunti.

Va fatto decisamente di più e bisogna coinvolgere tutta la popolazione mondiale ricca, ma soprattutto le aziende che generano fatturati astronomici. Sappiamo già che molte di loro contribuiscono con interventi personali, fondazioni, opere caritatevoli etc, ma certamente questo non basta.

I soli colossi come Amazon, Google, Facebook, Microsoft, Alibaba, Apple, Visa generano oltre 1000 miliardi di dollari di fatturato ogni anno. E se pensiamo ad elencare le prime 100 imprese del globo, possiamo conteggiare cifre realmente enormi. Dal lato opposto invece tanta povertà, miseria e fame.

Sarebbe opportuno, ad esempio, tassare maggiormente le più grandi aziende mondiali e destinare queste risorse per le popolazioni più disagiate.

Prima di vedere nuovamente l’uomo sulla Luna o approdare su Marte, vorremmo certamente non avere più sulla coscienza milioni di morti a causa della fame.

 

Andrea La Magna

 

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