mercoledì , 19 Maggio 2021
vertical farm

Il vertical farming consente di ridurre il consumo di suolo e di risorse naturali

Il vertical farming consente di ridurre il consumo di suolo e di risorse naturali.

In Italia iniziano a crescere realtà significative. Ad esempio, proprio in questo periodo è pronta al lancio commerciale la produzione di Planet Farms, con una struttura di 9mila metri quadrati a Cavenago alle porte di Milano.

Ma di cosa si tratta esattamente?

Il vertical farming

Quando diciamo vertical farming – anche skyfarming – parliamo di veri e propri centri di autoproduzione di cibo.

Si tratta di edifici che mirano a ricreare le situazioni ambientali adatte alla crescita di varie tipologie di piante e ortaggi. Possono essere grattacieli adibiti esclusivamente alla produzione di cibo e alla coltura, oppure piccoli edifici. E ancora, possono esistere situazioni ibride in cui l’edificio è utilizzato sia per viverci, sia per produrre.

Insomma parliamo di grandi laboratori automatizzati, disposti su più piani, per coltivare ortaggi e frutta e soddisfare i bisogni alimentari.

Il vertical farming riduce il consumo di suolo e di risorse naturali

Per comprendere meglio questo concetto possiamo parlare di numeri. Per esempio, per produrre un chilo di lattuga in campo aperto – secondo Plant Labs – sono necessari 250 litri di acqua, che scendono a 20 in serra e ad un litro in vertical farm. Allo stesso modo, per quanto riguarda il suolo, in campo aperto in un metro quadrato si producono 3,9 chili di lattuga all’anno, che salgono a 41 in serra e tra gli 80 e i 120 in vertical farm.

Inoltre l’ambiente controllato permette di ridurre o annullare l’utilizzo dei pesticidi. E la vicinanza delle vertical farm ai consumatori riduce le emissioni dovute ai trasporti.

Inoltre il sistema è efficiente perché insensibile alla meteo e a eventi avversi, ormai sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico.

Il vertical farming e l’approvvigionamento

Molti credono che il vertical farming possa essere una via per sfamare il mondo. In realtà non è così, ma la realtà non è neanche tanto lontana da questa.

Ci spieghiamo meglio. La gente che vive in città supera quella che vive nelle zone agricole. E le vertical farm sono ottime per sfamare le metropoli. Le metropoli appunto, non il mondo intero.

Se, però, la logistica globale dovesse diventare molto fragile, queste potrebbe essere un’ottima fonte di sostentamento, perchè dà la possibilità di accedere alla produzione in modo rapido. Così come, in generale, tutte le coltivazioni in ambiente controllato, che danno una certa garanzia sulla produzione, nonostante l’instabilità climatica che stiamo affrontando.

Planet Farms

Come ha dichiarato Luca Travaglini, cofounder e co – ceo della succitata Planet Farms:

“Da fine 2014 abbiamo investito 20 milioni di euro nella sola ricerca. Abbiamo curato tutta la filiera, dal seme al prodotto confezionato, che sarà tracciata con blockchain. La struttura è completamente automatizzata e progettata da noi su misura. Per le nostre esigenze non esisteva una soluzione pronta chiavi in mano. Noi abbiamo ingegneri, tecnologi e agronomi, esperti di Iot e Ia”.

La società – fondata nel 2018 – ha costruito a Cavenago (alle porte di Milano) una struttura di 9mila metri quadrati. Qui si produrranno, a partire da maggio 2021, tra 40mila e i 60mila confezioni al giorno di insalata ed erbe aromatiche. Gli ortaggi saranno venduti alla grande distribuzione lombarda a prezzi paragonabili al prodotto biologico.

In programma per il futuro prossimo c’è la costruzione di altri cinque stabilimenti in diversi Paesi Europei, con investimenti complessivi sugli impianti produttivi per altri 30 milioni.

Con il sistema di coltivazione progettato da Planet Farms è possibile un risparmio del 95% dell’acqua rispetto alle coltivazioni tradizionali e del 90% di suolo. La terra è sostituita da substrati organici studiati ad hoc per ogni varietà di pianta, mentre l’aria è filtrata in modo da creare un ambiente protetto.

Planet Farms e agricoltura tradizionale

La distanza tra Planet Farms e agricoltura tradizionale ce la spiega lo stesso Travaglini. Che afferma che nel progetto Planet Farms rientra la ricerca del “seme di una volta” e non del “super seme” (come accade, invece, nell’agricoltura tradizionale). Ma afferma:

“Noi non siamo in competizione o contro l’agricoltura tradizionale ma siamo complementari. Oggi abbiamo delle coltura intensive a grosso impatto ambientale, con problemi sulle falde acquifere e sui terreni. Si possono quindi rigenerare i terreni con regimi rotativi naturali, portando una parte della produzione in strutture come la nostra che sono realmente sostenibili ed efficienti”.

E aggiunge:

“In particolare cerchiamo varietà dove l’espressione del gusto regna sovrana. Inoltre, grazie alla ricerca, i valori nutrizionali sono a livello del super food”.

I problemi del vertical farming

Non è tutto oro ciò che luccica. Anche il vertical farming ha qualche pecca. Come, ad esempio, il consumo di energia elettrica, che in gran parte ancora dipende da fonti fossili. Su questo, però, la ricerca sta facendo passi avanti.

Come spiega Mattia Accorsi, senior biologist in C – Led, azienda imolese specializzata in lampade per idroponica e vertical farming:

“Negli ultimi 6 mesi abbiamo studiato una lampada per vertical farming, che consente di passare da 1,8 micromoli / watt attuali a quasi 3 micromoli / watt di efficienza energeticacon abbattimento del 40% dei consumi rispetto alla precedente tecnologia. Il problema delle lampade da coltivazione è che comportano un consumo diretto di energia elettrica per apportare luce ma anche indiretto per la dissipazione del calore emesso. Questa evoluzione della tecnologia Led che abbiamo introdotto permetterà quindi nel suo complesso di abbattere circa del 50% l’energia. Potremmo essere a una svolta in termini sia di sostenibilità sia di abbattimento dei costi energetici per gli imprenditori”.

Di passi avanti da fare ce ne sono tanti. Ma quando si dice che il vertical farming è la rivoluzione sostenibile dell’agricoltura urbana, si dice la verità.

 

Fonte: IlSole24Ore

Anna Gaia Cavallo

Controlla anche

regione biologico

Una regione italiana destinerà nuove risorse al biologico

Una regione italiana sta investendo molto sul biologico. Stiamo parlando del Piemonte, che ha pubblicato …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

venti − 1 =