martedì , 21 Settembre 2021
in Libano la popolazione rischia di morire di fame
Foto di ibrahim abed da Pixabay

In Libano la popolazione rischia di morire di fame

In Libano la popolazione rischia di morire di fame. La negligenza politica ha determinato una terribile crisi economica e sociale. I prezzi sono lievitati del ben 122%. 

Attualmente il Paese sta attraversando un periodo davvero difficile: una gravissima crisi economica e sociale legata alla svalutazione della moneta locale, una precarietà politica ed ambientale senza eguali – a seguito della devastante esplosione avvenuta nel porto di Beirut il 4 agosto 2020 – e il Covid – 19, sono le cause del malcontento.

La lira libanese ha infatti perso più dell’80% del proprio valore nei confronti del dollaro. La svalutazione ha provocato un aumento dei prezzi (anche sui beni di prima necessità, medicinali e materie prime) di circa il 144%, gravando anche sui salari minimi, alcuni dei quali ridotti del 60%. 

Il Paese  – ad oggi – è nel baratro più totale. 

Circa 1/3 della popolazione è condannata alla povertà assoluta

Sono sempre più frequenti – da parte della popolazione – le richieste incessanti d’aiuto. Nello specifico diverse famiglie libanesi, in questo periodo, si stanno affidando alla Caritas per ottenere cibo e medicine.

Dopo l’esplosione a Beirut sono più di 300mila le persone che hanno perso una casa. Molti luoghi – tra cui scuole e ospedali – sono stati completamente distrutti. Accogliere pazienti nei reparti di terapia intensiva è diventato quasi impossibile, perché molte strutture ospedaliere sono diventate fatiscenti e prive delle loro attrezzature. Situazione disperata anche nelle farmacie. 

In generale l’aumento dei prezzi ha causato la chiusura di migliaia di imprese, di negozi, l’impoverimento di più della metà della popolazione e l’esodo dei professionisti qualificati all’estero. Per i tanti motivi appena elencati, in Libano la popolazione rischia di morire fame davvero.

La Fao – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – ha previsto che, a breve, circa 1 / 3 della popolazione libanese è condannata alla povertà assoluta.

Nell’intenzione di tendere una mano ai più fragili, c’è un impegno corale per aiutare le famiglie bisognose del posto, provenienti da tutto il Medio Oriente. È infatti risaputo che in Libano, da moltissimi anni, vengano ospitati più di due milioni di rifugiati e profughi, in particolare palestinesi e siriani. La popolazione è infatti composta da numerosi gruppi religiosi: per l’esattezza ben 18 riconosciuti dallo Stato.

La negligenza politica e le cause del collasso 

Stando a quanto riportato dall’emittente qatariana “Al Jazeera” nel 2013, la nave (dalla quale dipenderebbe l’esplosione di agosto) che trasportava consistenti quantità di nitrato di ammonio, dovette attraccare nel porto di Beirut per un guasto al motore. Nel rispetto delle leggi libanesi, si dispose il sequestro dell’imbarcazione e del carico, che venne stoccato nell’hangar 12 del porto della capitale.

Probabilmente, da allora, i funzionari delle dogane avrebbero inviato agli uffici preposti ben cinque lettere di segnalazione, senza ricevere risposte. Questo determinerebbe la negligenza amministrativa di uno dei porti più importanti del Mediterraneo. A questo si poi è aggiunto un debito pubblico più o meno insanabile, che aveva già collocato il Libano tra i primi tre paesi con il valore del rapporto debito / Pil più alto del mondo. 

Le manifestazioni 

A causa dell’esasperazione incontrollata, circa un mese fa, ci sono stati i cosiddetti “scontri per il pane” esattamente nel porto settentrionale di Tripoli (Libano). L’agenzia governativa libanese “Nna” ha riferito che un cittadino è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da un altro uomo durante una disputa verificatasi nel bel mezzo della distribuzione di sacchi di farina. Non solo. Sempre a Tripoli alcune famiglie avrebbero preso d’assalto un negozio di generi alimentari perché affamati

La crisi che il Paese vive da anni, il conseguente declino dell’ultimo periodo e la possibile via d’uscita sono stati i temi di cui ha discusso il Cardinale Béchara Boutros Raï a Bkerké, a nord di Beirut. Il patriarca ha chiesto la messa in pratica di risoluzioni internazionali e radicali per la libertà e la dignità del popolo. 

In Libano la popolazione rischia di morire fame e tutto è così assurdo e straziante. 

Margherita Parascandalo

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