sabato , 19 Giugno 2021
razzismo ambientale

Il razzismo ambientale: una forma di discriminazione di cui si sa troppo poco

Avete mai sentito parlare di razzismo ambientale? In realtà non è un termine nuovo. Affonda le sue radici nel 1982, quando fu coniato dal leader dei diritti civili afroamericano Benjamin Chavis.

Ma di cosa si tratta esattamente?

Il razzismo ambientale

Con il termine razzismo ambientale si indicano le discriminazioni sull’ambiente in cui una comunità si trova. Gli effetti sono molto spesso gli stessi. I residenti delle minoranze finiscono per vivere in aree più inquinate, con minore accesso a spazi verdi.

Parliamo di una forma di razzismo sistemico. Le comunità etniche minoritarie sono sottoposte a gravi rischi per la salute, dal momento che vivono in prossimità di fonti di rifiuti tossici, come impianti di depurazione, miniere, discariche, centrali elettriche, strade principali ed emettitori di particolato nell’aria.

Un problema legato al basso reddito oppure all’appartenenza ad una minoranza?

Il problema principale è il basso reddito, oppure l’appartenenza ad una minoranza? A questo quesito ha provato a rispondere nel 2007 l’accademico Robert Bullard, definito il “padre della giustizia ambientale”.

Attraverso uno studio, Bullard è arrivato alla conclusione che l’appartenenza a una minoranza è spesso un indicatore più affidabile.

Bullard ha dimostrato che i bambini afroamericani hanno cinque volte più probabilità di avere un avvelenamento da piombo a causa della vicinanza ai rifiuti rispetto ai bambini caucasici. Mentre gli americani di colore che guadagnano 50 – 60.000 dollari l’anno hanno più probabilità di vivere in aree inquinate rispetto alle loro controparti bianche che guadagnano 10.000 dollari.

Le difficoltà di appartenere ad una minoranza

Negli anni molte industrie inquinanti si sono spostate da Paesi ad alto reddito, in cui sono monitorate da vicino, a Paesi a basso reddito, in cui i controlli sono meno rigorosi.

Più di 44 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici – 6 kg per ogni persona sul pianeta – sono stati generati globalmente nel 2017. Circa l’80% di questi “arriva” in Asia. Un centro di e – waste è la città di Guiyu in Cina, dove cumuli di pezzi di computer scartati accatastati lungo il fiume contaminano la fornitura di acqua con cadmio, rame e piombo. Lì i campioni d’acqua hanno mostrato livelli di piombo 190 volte superiori ai limiti dell’OMS, dove anche un leggero aumento dei livelli di piombo può influenzare il QI e il rendimento scolastico dei bambini.

Un altro esempio riguarda la spedizione di massa di batterie americane esaurite in Messico in discariche illegali di rifiuti da impianti gestiti da aziende americane, europee e giapponesi.

Uno dei problemi principali è la mancanza di risorse nelle comunità minoritarie. Le comunità più ricche possono permettersi di organizzare un’efficace opposizione alla costruzione di siti potenzialmente pericolosi per l’ambiente. Mentre le comunità minoritarie – che hanno meno mezzi a loro disposizione – sono meno capaci di farlo.

Un eclatante caso di razzismo ambientale

Negli Stati Uniti sta facendo molto scalpore lo scontro tra tribù Sioux Standing Rock ed Energy Transfer.

Questa azienda sta infatti progettando la costruzione di un oleodotto di oltre 1.800 chilometri tra North Dakota, South Dakota e Iowa. Questo dovrebbe passare proprio a ridosso della riserva dei nativi americani Standing Rock. E, a dire della comunità, correrebbe il rischio di inquinare le acque da cui dipendono i circa 8.000 membri della tribù.

Inoltre il progetto violerebbe il National Historic Preservation Act, in quanto l’oleodotto finirebbe per attraversare le terre considerate sacre dai nativi americani.

Nonostante le manifestazioni – non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa e in Giappone – l’Energy Transfer si rifiuta di rivedere il progetto dell’oleodotto.

Ma c’è un dato che rende il razzismo ambientale ancora più evidente. Le stesse proteste, per lo stesso identico motivo, sono state portate avanti anche dagli abitanti della città di Bismarck. A queste, è seguita una revisione del progetto. A quelle dei dei nativi americani il nulla. Siamo sicuri, quindi, che gli uomini sia considerati tutti uguali?

 

Fonti: ZeroCO2 e Green.it

 

Anna Gaia Cavallo

Controlla anche

Eco - mappa per riscoprire le nostre città

L’eco – mappa per riscoprire le nostre città: l’idea di Greenpeace

Il 5 giugno si è celebrata la giornata mondiale dell’ambiente e per quest’occasione l’ONG Greenpeace …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

diciassette − sedici =