sabato , 19 Giugno 2021
ripopolare i borghi italiani
Foto di Paolo Chieselli da Pixabay

Ripopolare i borghi italiani: una vita meno stressante e più sostenibile

Ripopolare i borghi italiani, piccoli centri urbani decentrati dalle realtà metropolitane, luoghi in cui le tradizioni restano ben salde grazie ad una vita essenziale e più lenta. In Italia è possibile. Qui, infatti, esistono numerose realtà – abitate da poche migliaia di cittadini – dov’è possibile trasferirsi. Di nuovo in auge, quindi, la semplicità urbana, in un momento storico in cui ogni aspetto del tecnologico è diventato parte integrante – ed invadente – del quotidiano. 

Diverse ormai le amministrazioni comunali che per evitare lo spopolamento dei cosiddetti “borghi fantasma”, hanno promosso numerose iniziative. L’intento è quello di dare una seconda vita a tutte realtà cittadine dimenticate, incentivando la dimensione umana e ambientale. 

Infatti, per ripopolare i borghi italiani, molti comuni hanno promosso sia campagne mirate per i residenti, sia progetti di smart worker, ma anche affitti simbolici o soggiorni gratuiti.  

Non sempre però le nobili intenzioni sono andate a buon fine, in quanto le criticità del ripopolamento sono ancora molte. 

In passato borghi abbandonati e oggi mete ambite 

Per ripopolare i borghi italiani occorre comprendere il perché dello spopolamento, inteso non solo come abbandono dei territori marginali. Infatti, il fenomeno è legato anche a una carenza di risorse, a una mancata riqualificazione sostenibile del posto.

Secondo l’Istat sono circa seimila i Comuni italiani che, da molti anni a questa parte, stanno scomparendo. La maggior parte di queste piccole realtà è formata dai 1.001 e i 3.000 abitanti (circa il 45% dei piccoli Comuni ha meno di 5.000 abitanti). Tra il 1998 e il 2016, infatti, dai borghi sono andate via quasi 700.000 persone (una perdita del circa 6,5%). 

L’Italia, dopo il boom economico del secondo dopoguerra, ha conosciuto il momento di massimo abbandono dei piccoli paesi per spopolamento: il grande esodo degli abitanti che lasciato la terra natia alla ricerca di lavoro e benessere in città. Un fenomeno che coincide anche con l’industrializzazione, gli eventi naturali, i terremoti, gli alluvioni e gli smottamenti. 

Tendenzialmente oggi c’è un’inversione di rotta, dovuta ai ritmi frenetici di cui tutti siamo vittime. A confermarlo è un’indagine condotta da Coldiretti: il 66% degli italiani ha di recente scelto i borghi come meta di vacanza. 

Per quale motivo? Perché in questo modo è possibile allontanarsi dal caos delle metropoli e non solo. Con l’affermarsi del lavoro in remoto, ripopolare i borghi italiani è diventata un’ottima occasione per promuovere una vita più sostenibile e salutare, senza stravolgere del tutto la propria attività . 

Detto ciò, quali sono i vantaggi e gli svantaggi di vivere lontano dalla “civiltà metropolitana”?

I vantaggi e gli svantaggi di vivere nei borghi

Di sicuro la quotidianità all’interno di un borgo è più semplice e più a misura d’uomo. Gli abitanti usano, nella maggior parte dei casi, raramente i mezzi di trasporto. Ciò determina meno stress, meno inquinamento e più rispetto per la natura, soprattutto per chi vive in un posto con numerose attrattive storico – culturali. Complessivamente la qualità della vita è migliore. 

Quali sono, invece, gli svantaggi di vivere in un borgo? Ripopolare i borghi italiani significa anche tenere in considerazione gli aspetti – almeno per alcuni – meno vantaggiosi. L’offerta dei prodotti da acquistare è limitata, come lo è anche quella scolastica. Per i bambini è semplice godere di ciò che offre la natura, ma diventa più complesso se si hanno esigenze specifiche.

Spesso, infatti, occorre spostarsi in un altro comune per visite mediche specifiche, visitare musei, teatri e quant’altro. Spesso la vita da pendolari scoraggia i più giovani, che anche per i tanti motivi elencati, decidono di emigrare. 

A prescindere da ciò, tantissime sono le iniziative recenti che hanno attirato l’attenzione di chi nei posti frenetici non vuole più viverci, seppur momentaneamente. 

Soggiorni gratuiti, affitti simbolici, smart working village 

Ha avuto molto successo la proposta del borgo molisano di San Giovanni in Galdo (Campobasso), promossa per quest’estate dall’associazione culturale “Amici del Morrutto”. Quaranta alloggi gratuiti per incentivare il turismo. In soli venti giorni più di tremila richieste. 

A Bisaccia, un caratteristico borgo situato nella provincia di Avellino (Campania), il Comune ha messo in vendita 40 abitazioni abbandonate ad un euro. L’acquirente però è obbligato a farsi carico della ristrutturazione dell’immobile e della conseguente messa in sicurezza.

A Ollolai, in provincia di Nuoro (Sardegna), per poter compare invece case dismesse sempre a un euro, i richiedenti possono sia eseguire direttamente i lavori di restauro in proprio (per i quali sono previsti degli sgravi), sia richiedere un aiuto economico al comune di riferimento.

Per ripopolare i borghi italiani, a Santa Fiora in provincia di Grosseto (Toscana) l’amministrazione locale ha deciso di ospitare i tanti “smart worker” nazionali. Il bando, infatti, prevede un voucher per chi prende in affitto – per almeno due mesi – un bene immobile situato a Santa Fiora. L’incentivo coprirà fino alla metà del costo della locazione, per un importo mensile non superiore ai 200 euro prorogabile dopo i sei mesi.

Il commento di Marisa Fantin 

Ciò di cui vi abbiamo appena parlato aiuta a ripopolare i borghi italiani, ma solo dal punto di vista stagionale. Inoltre vi sono delle complessità burocratiche non indifferenti, soprattutto per quanto concerne l’acquisizione delle case a un euro. 

A confermare tali perplessità è stata anche Marisa Fantin – componente del consiglio direttivo dell’Istituto Nazionale di Urbanistica – che a LifeGate ha dichiarato: 

“Lo spopolamento dei borghi si combatte combinando una presenza turistica che occupa una parte degli stabili vuoti con chi invece si trasferisce in modo definitivo in questi luoghi, facendone un’occasione di lavoro sia per ampliare l’offerta turistica stessa ma soprattutto per fare manutenzione del territorio. Investimenti di questo tipo non possono venire unicamente dall’iniziativa del privato, servono piuttosto finanziamenti pubblici. Perché il ripopolamento funzioni davvero, è necessario che le risorse arrivino dall’alto”.

Non ci resta che attendere nuovi piani per ripopolare i borghi italiani e sperare in nuovi finanziamenti statali. 

Margherita Parascandalo

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