venerdì , 30 Luglio 2021
plastica monouso
Foto di Pete Linforth da Pixabay

Al via la direttiva Sup che bandisce la plastica monouso: cosa cambia anche in Italia?

Stop alla plastica monouso in Unione Europea. Dal 3 luglio, infatti, i Paesi membri hanno recepito la direttiva Ue 2019/904 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 giugno 2019. La disposizione, che si concentra “sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente”, prende il nome di direttiva Sup (Single Use Plastics). 

Tantissime le iniziative previste, al fine di ridurre l’utilizzo smisurato di plastica monouso. 

Quali prodotti non potranno più essere immessi sul mercato in Europa? E, soprattutto, in che modo ha reagito l’Italia alla scelta di mettere al bando la plastica monouso?

Bandita la plastica monouso 

L’obiettivo della direttiva europea è quello di ridurre sia la produzione che il consumo degli utensili monouso, che usiamo quotidianamente. In Europa, infatti, questi rappresentano il 40% della produzione e il 61% di tutti i rifiuti di plastica. Situazione, tra l’altro, precipitata dopo il lockdown, periodo in cui è stato registrato un aumento vertiginoso nei consumi di packaging. 

Secondo quanto emerso da uno studio condotto dalla survey “Nielsen”, nel 2020 sarebbero state vendute 1,5 miliardi di confezioni in plastica monouso. In Italia, invece, degli oltre 2 milioni di tonnellate prodotte, solo 500 vengono riciclate. Inoltre, secondo un’indagine condotta sempre dalla stessa “Nielsen” in collaborazione con Novamant, da parte degli italiani c’è sempre più in ansia per le sorti dell’ambiente; secondo motivo di preoccupazione dopo la disoccupazione. 

Ma quali sono i prodotti in plastica monouso banditi dall’Unione europea?

Il testo della direttiva (e delle linee guida pubblicate lo scorso 31 maggio dalla Commissione Europea per la sua applicazione) ci spiega che le restrizioni riguardano:

  • Bastoncini cotonati (i cotton fioc, per intenderci), tranne quando rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva 90/385/CEE del Consiglio o della direttiva 93/42/CEE del Consiglio;
  • posate (forchette, coltelli, cucchiai, bacchette);

piatti;

  • cannucce, tranne quando rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva 90/385/CEE o della direttiva 93/42/CEE;
  • agitatori per bevande;
  • aste da attaccare a sostegno dei palloncini, tranne i palloncini per uso industriale o altri usi e applicazioni professionali che non sono distribuiti ai consumatori, e relativi meccanismi;
  • contenitori per alimenti in polistirene espanso, ossia recipienti quali scatole con o senza coperchio, usati per alimenti destinati al consumo immediato, sul posto o da asporto, oppure generalmente consumati direttamente dal recipiente, o ancora pronti per il consumo senza ulteriore preparazione, per esempio cottura, bollitura o riscaldamento, compresi i contenitori per alimenti tipo fast food o per altri pasti pronti per il consumo immediato, a eccezione di contenitori per bevande, piatti, pacchetti e involucri contenenti alimenti;
  • contenitori per bevande in polistirene espanso e relativi tappi e coperchi;
  • tazze per bevande in polistirene espanso e relativi tappi e coperchi.

Attenzione, alcuni prodotti vietati non sono solo in monouso e in plastica tradizionale. Anche quelli in plastica oxo – degradabile, in plastica biodegradabile e gli articoli a base di carta che presentano un sottile film di plastica, sono stati messi al bando. 

Questa scelta ha fatto storcere il naso a molte aziende italiane del settore e anche al Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani. 

In Italia il cambiamento sarà immediato? 

Il cambiamento in Italia non sarà immediato. 

Infatti, ad esempio, grazie alla legge di delegazione 53 approvata dal Governo, è stata introdotta l’esenzione riservata agli articoli monouso in plastica compostabile, nel caso in cui non ci siano alternative al loro utilizzo per i prodotti destinati a entrare in contatto con alimenti. In Italia, piatti, posate, cannucce e contenitori per il cibo sono quindi ancora permessi.

Previste, invece, norme severe per i tipi di prodotti e di imballaggi. La prima riguarderà l’introduzione della responsabilità dei produttori, che dovranno finanziare le attività di raccolta a fine vita e anche quelle di pulizia dei rifiuti. Un’altra norma sarà rivolta al riciclo delle bottiglie, che dovrà raggiungere il 77% di quanto messo sul mercato entro il 2025. Per poi passare al 90% entro il 2029. Inoltre, le miscele utilizzate dovranno contenere il 25% di materiale riciclato entro il 2025, che arriverà fino al 30% nel 2030. I tappi non dovranno essere separati dai contenitori.

Il punto di vista del Ministro Cingolani

Il Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani ha espresso molte perplessità riguardo la direttiva Sup sulla plastica monouso. Durante un webinar sulla “rivoluzione verde”, che si è tenuto il 1 giugno 2021, ha, infatti, definito la direttiva “assurda”:

L’Europa ha dato una definizione di plastica stranissima e cioè che va bene solo quella riciclabile. Tutte le altre, anche se sono biodegradabili o sono additivate di qualcosa, no. E a noi questo non può andare bene. Allo stesso tempo la Ue sta finanziando grandi progetti europei per sviluppare plastiche biodegradabili. Anche a livello continentale ci sono segnali contrastanti, che vanno chiariti. La nostra comunità scientifica ha una leadership a livello mondiale sullo sviluppo di materiali biodegradabili, ma in questo momento non sono utilizzabili dall’industria, perché c’è una direttiva europea nuova e assurda”.

Anche il Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha ipotizzato l’ipotesi di una riserva per quanto riguarda l’entrata in vigore della direttiva Sup per l’Italia. Il dissenso mirerebbe a salvaguardare l’occupazione settoriale. 

Sulla plastica monouso, sembra essere dello stesso parere dei ministri appena citati anche il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che ha chiesto a Paolo Gentiloni – Commissario europeo per l’economia – di apporre una riserva formale al testo della direttiva. Infatti, secondo Bonomi, è fondamentale modificarla, per evitare che le imprese manifatturiere implodano. 

Forti perplessità anche da parte dell’associazione ambientalista Legambiente.

Il commento di Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente

A tal proposito Stefano Ciafani – Presidente di Legambiente – ha detto, così come riportato su “Ogha”: 

“Lo schema di decreto legislativo del Ministero della transizione ecologica per recepire la direttiva Sup va nella giusta direzione e riconosce all’Italia la leadership internazionale su bioeconomia, produzione di plastiche compostabili, raccolta differenziata dell’umido domestico e filiera industriale del compostaggio. Riteniamo invece fortemente sbagliata l’impostazione sulle bioplastiche compostabili delle linee guida emanate nei giorni scorsi dalla Commissione europea, che invece farebbe bene a seguire il modello italiano che ha permesso di ridurre i sacchetti per l’asporto merci di quasi il 60% dopo il bando entrato in vigore circa 10 anni fa”.

E ancora:

“Occorre combattere lo strapotere dell’usa e getta in plastica, puntando con decisione ad una loro drastica riduzione, i danni causati dalla loro dispersione nell’ambiente e promuovere una filiera industriale che sta riconvertendo diversi impianti produttivi nei poli chimici in via di dismissione in tutto il Paese. Non c’è alcun motivo per rimandare questa nuova rivoluzione contro il marine litter e per la riconversione ecologica della chimica del nostro paese”.

L’Italia è pronta a limitare i danni causati dalla plastica monouso, ma ancora troppe sono le perplessità sulla direttiva europea Sup. 

 

Fonti: direttiva Sup, Ogha, Il Giornale

Margherita Parascandalo

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