venerdì , 30 Luglio 2021
foca monaca
Foto di Nicolas T Lopez da Pixabay

La rarissima foca monaca torna a “casa” sull’isola di Capraia 

Alla fine del Novecento la foca monaca (Monachus monachus) venne considerata estinta in Italia. Pochissimi furono i casi di avvistamenti estivi di esemplari provenienti dal Nordafrica e dalla Croazia. In realtà, almeno fino ai primi anni Ottanta, in Sardegna (nell’area del Golfo di Orosei) apparve un nucleo stabile di 10 – 20 foche. A seguire, le segnalazioni divennero sempre più sporadiche. Questo è quanto è emerso da “Lo studio della foca monaca” guidato dal Professore Guido Picchetti. 

Dopo anni e anni di silenzi, finalmente, la foca monaca torna a far parlar di sé, in quanto avvistata nei pressi dell’isola di Capraia. 

La storia della “Monachus monachus”

La foca monaca del Mediterraneo è uno dei 6 mammiferi a maggior pericolo di estinzione. Per molti anni è stata cacciata per la carne, il grasso e per la pelliccia. La concorrenza con i pescatori per la risorsa ittica, le alghe tossiche e i vari virus, ne hanno purtroppo accelerato il declino. 

Nel 1978 ne vennero censiti circa 1.000 esemplari in tutto il mondo, tra la Corsica, Sardegna, Algeria, Tunisia e Cap Sicié. Tendenzialmente solo alcuni di questi rari mammiferi riescono a sopravvivere. Precisamente nei pressi di alcune isole greche (Sporadi settentrionali, Cicladi, Dodecaneso).

Attualmente, un gruppo di circa 150 esemplari si è rifugiato verso Cap Blanc, alla frontiera tra Marocco e Mauritania (a nord del Banc d’Arguin). 

Per quanto riguarda la sua struttura fisica, l’adulto della foca monaca misura circa 2,40 metri. E arriva a pesare anche 300 kg. La femmina dell’animale può partorire – se lasciata in tranquillità – fino a un piccolo all’anno. 

Per i tanti motivi citati, avvistare una foca monaca, quindi, è davvero un evento straordinario.

L’avvistamento sull’isola Capraia

Dopo sessanta anni di assenza, la foca monaca è tornata a “visitare” la grotta che prende il suo nome, situata precisamente sulla costa occidentale dell’isola di Capraia (in provincia di Livorno). Dopo gli avvistamenti registrati nelle ultime settimane, è stato attentamente monitorato l’evento dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Infatti, nei giorni scorsi, due ricercatrici dell’Istituto, Giulia Mo e Sabrina Agnesi, insieme al Presidente del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, Giampiero Sammuri, hanno effettuato un primo sopralluogo presso quella che prende il nome di “Grotta della Foca”.

Nello specifico, per controllarne i movimenti, l’equipe italiana ha applicato lo stesso protocollo condiviso da tutti i colleghi del Mediterraneo. Grazie, infatti, alla loro cautela, la foca monaca non si è accorta del sopralluogo in corso. 

Un modo per rilanciare anche lo sviluppo sostenibile 

Successivamente, il Direttore ed il Presidente dell’Ente Parco di Capraia, rispettivamente Maurizio Burlando e Giampiero Sammuri, hanno incontrato il Sindaco dell’isola, Marida Bessi, insieme ai soggetti economici che operano nell’area. Le persone chiamate in causa hanno discusso su come gestire eventualmente in futuro la situazione. Inoltre, è stato fondamentale anche trovare un accordo per rilanciare nuove iniziative di turismo sostenibile in loco. Come, ad esempio, quella concepita come “seal watching” (avvistamento foche). 

Nonostante le raccomandazioni dell’Ente Parco e dell’Ispra, un’imbarcazione è entrata all’interno della grotta, dove era presente la foca monaca. A seguito, l’Ente ha dovuto, per forza di cose, vietare l’accesso, in ogni forma e con ogni mezzo, nell’area prospiciente la grotta stessa. 

Le raccomandazioni pervenute, infatti, avevano lo scopo di proteggere l’animale ed evitare l’applicazione di nuovi vincoli. È stato chiesto un aiuto ai principali fruitori delle coste isolane, al fine di gestire la situazione con il buon senso, rispettando le norme della area marina protetta. Non sono passate nemmeno 24 ore dall’incontro che quanto concordato è venuto meno. 

Il commento di Sammuri

A tal proposito il Presidente dell’Ente Parco, Giampiero Sammuri ha dichiarato: 

“Non si vuole creare difficoltà agli operatori locali. Tanto è vero che, sapendo della presenza della Foca monaca, avevamo subito organizzato un incontro, proponendo anche interventi di supporto economico a favore di alcuni settori che operano a mare, con spirito collaborativo e molto rispettoso delle loro realtà. Avevo personalmente assicurato che nessun provvedimento restrittivo sarebbe stato adottato qualora fossero state attuate le misure concordate, che si sostanziano semplicemente nel non avvicinarsi al sito in cui sapevamo esserci prove della presenza del raro animale.”

Sammuri ha poi aggiunto: 

“Purtroppo, qualcuno non ha rispettato i patti. Tutto ciò mi ha costretto ad intervenire come non era mia intenzione. Ora valuteremo, insieme all’Amministrazione di Capraia Isola, come procedere per tutelare la Foca e per coinvolgere in maniera sempre più inclusiva e collaborativa la comunità locale. Stiamo vivendo un momento veramente eccezionale, che potrà avere anche un ritorno di immagine incredibile per l’Isola di Capraia in termini turistici.”

In passato, disse Danilo Mainardi, etologo ed ecologo italiano: “Ogni estinzione è sempre una tragedia”. Preserviamo la rarità, anche se è a danno della nostra curiosità.

Margherita Parascandalo

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