lunedì , 18 Ottobre 2021
api estinzione
Foto di PollyDot da Pixabay

Il 9% circa delle specie di api e farfalle è a rischio di estinzione

Il 9% circa delle specie di api e farfalle è a rischio di estinzione. Con essi anche i contributi che rendono disponibili alle comunità, tra cui l’impollinazione delle piante, il principale meccanismo che le piante hanno a disposizione per riprodursi. È quanto si legge nel rapporto Ispra “Piante e insetti impollinatori: un’alleanza per la biodiversità”.

L’importanza degli impollinatori

Circa il 90% delle piante selvatiche da fiore ha bisogno di impollinatori per riprodursi. Tra questi api, vespe, farfalle, mosche, coccinelle, ragni, rettili, uccelli e anche mammiferi. Più del 75% delle principali colture agrarie beneficia dell’impollinazione operata da decine di migliaia di specie animali (almeno 16 mila tra gli insetti).

Dal punto di vista economico, il valore del servizio di impollinazione animale è stimato in circa 153 miliardi di euro all’anno a scala mondiale. E di 22 miliardi a scala europea e 3 miliardi a scala nazionale. La produzione agricola mondiale direttamente associata all’impollinazione rappresenta un valore economico stimato tra 199 e 589 miliardi di euro.

L’impollinazione animale è la base fondamentale dell’ecologia delle specie, del funzionamento degli ecosistemi e della conservazione degli habitat. Senza gli impollinatori molte piante non sarebbero in grado di riprodursi, causando una riduzione della diversità della vegetazione, privando molti animali di una fonte primaria di cibo e scatenando effetti a catena nell’alimentazione. Perderemmo anche molti frutti, semi e verdure dalla nostra dieta e molti altri alimenti e materiali importanti, come oli vegetali, cotone e lino, legna da ardere e da opera. Quindi è chiaro quanto sia importante per la vita dell’uomo e per il Pianeta. E, di conseguenza, quanto sia grave che api e farfalle siano a rischio estinzione.

Il rapporto

Nel rapporto sono analizzati importanti aspetti del delicato rapporto pianta / insetto.

Qui emerge anche quanto il bacino del Mediterraneo sia ricco di specie vegetali ed impollinatori. Sappiamo che, in particolare, il Bacino Mediterraneo nell’Europa meridionale, contiene ben il 7,8% della diversità vegetale mondiale, pur rappresentando solo l’1,6% dell’area del Pianeta.

La proporzione degli insetti terrestri nell’area del bacino Mediterraneo, rispetto al totale nel mondo, è ancora sconosciuta. Ma è considerato un centro di speciazione di grande rilievo per gli apoidei. Il bacino del Mediterraneo sostiene alcuni delle più ricche comunità di piante e impollinatori con circa 25.000 specie di piante da fiore, e circa 3.000 – 4.000 specie di api.

Perchè le api e le farfalle sono a rischio di estinzione?

I cambiamenti climatici rappresentano uno dei maggiori fattori di pressioni sulle specie animali, inclusi gli impollinatori. Diversità di specie, abbondanza delle popolazioni di ogni singola specie e attività stagionali di alcune specie di impollinatori selvatici (quali ad esempio bombi e farfalle) sono mutati in risposta ai cambiamenti climatici osservati negli ultimi decenni. Con forti ripercussioni sulla distribuzione complessiva degli stessi impollinatori e dei benefici che essi offrono alle persone, tra cui i prodotti dell’agricoltura.

Altre motivazioni sono l’arrivo e la diffusione di specie aliene invasive – tra cui patogeni e parassiti, come la vespa velutina, l’ape resinosa gigante, la formica faraone e la formica argentina – e specie vegetali che alterano gli habitat o risultano tossiche per le specie impollinatrici native.

Come combattere la scomparsa degli impollinatori?

Come emerge dal rapporto, la conservazione e il ripristino degli habitat naturali, il recupero di pratiche agricole tradizionali in via di abbandono poiché meno redditizie, sono probabilmente i modi più efficaci per combattere le diminuzioni o scomparse degli insetti impollinatori. Insieme ad una drastica riduzione dei prodotti fitosanitari e alla “riprogettazione” agricola.

La consociazione di essenze vegetali con diversi periodi di fioritura nonché la conservazione dei filari, delle siepi, delle fasce inerbite, delle pozze d’acqua e dei prati impiantati ai margini delle colture agrarie, sono soltanto alcune delle misure in grado di preservare ed incrementare la ricchezza ambientale e l’abbondanza di impollinatori selvatici.

Allo stesso modo, tecniche agronomiche come l’utilizzo di cultivar locali resistenti ai patogeni, l’incremento della varietà di colture agrarie, la rotazione e l’avvicendamento delle colture con trifoglio o altre leguminose, possono incrementare la fertilità del suolo, l’abbondanza e la diversità degli apoidei. E possono migliorare la resa delle colture e la redditività delle aziende agricole.

Queste pratiche non solo favoriscono gli impollinatori, ma preservano i nemici naturali dei patogeni e parassiti che attaccano le piante coltivate. Consentendo di contenere le perdite nelle stesse coltivazioni agricole.

Affinché queste misure siano efficaci, è fondamentale che gli attuali modelli di utilizzo dei pesticidi, principalmente insetticidi e fungicidi, siano ridotti al minimo. Solo così sarà possibile recuperare le popolazioni di insetti utili e dei relativi servizi di “controllo biologico” dei patogeni e dei parassiti.

 

Fonte: rapporto Ispra

 

Anna Gaia Cavallo

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