lunedì , 18 Ottobre 2021
Foto di Thomas McSparron da Pixabay

CIA Campania: rischiano la chiusura 3400 imprese salernitane agroalimentari e non solo

La CIA – Confederazione Italiana Agricoltori –  Campania ha lanciato di recente un allarme: rischiano la chiusura oltre 176mila imprese in Italia. Tra queste bene 58mila sono situate al Sud.

Lo rivela uno studio promosso da “Cgia Mestre”, che mette in evidenza i recenti dati della Banca d’Italia sul grado di insolvenza delle imprese agroalimentari dopo la pandemia.

L’area maggiormente a rischio riguarda il Mezzogiorno, dove si contano 57.992 aziende, pari al 32,9% di quelle stimate. Un dato che preoccupa e allarma il presidente di “Cia Campania” Alessandro Mastrocinque, per quanto riguarda le imprese dell’agroalimentare. Da sempre – ma soprattutto dopo la pandemia e in vista delle numerose scadenze fiscali previste per settembre – queste sono nel mirino della criminalità organizzata.

Scopriamo nel dettaglio il dramma che stanno vivendo molte aziende agroalimentari, soprattutto meridionali.

Le imminenti scadenze per le aziende 

Oltre all’attività di riscossione e notifica di nuove cartelle esattoriali da parte dell’Agenzia delle Entrate, molte imprese hanno dovuto versare Irpef, Ires, Irap e Iva. Inoltre, non possiamo non citare la scadenza per il versamento delle rate della rottamazione-ter e del saldo e stralcio scadute il 31 luglio 2020.

A tal proposito, Mastrocinque ha chiesto un intervento diretto da parte del Governo e della Regione Campania, per attenuare il rischio di chiusura delle aziende. In più ha espressamente proposto la necessità di incrementare l’appostamento di risorse sul Fondo di prevenzione dell’usura “per evitare di consegnare gli imprenditori alla criminalità, indebolendo non solo il tessuto produttivo, ma anche lo slancio innovativo intrapreso alla vigilia della pandemia”. 

I dati sulle aziende agroalimentari italiane in difficoltà

Fondamentale è che anche le banche sostengano le start up e le imprese di piccole dimensioni, garantendo loro l’accesso al credito. Il Sud è maggiormente in difficoltà, a seguire il Centro con 44.854 imprese (25,4 % del totale), il Nordovest con 43.457 (24,6 % del totale). Infine il Nordest con 30.070 imprese in sofferenza (17 % del totale). Roma, Milano, Napoli e Torino sono le realtà che più vivono una sofferenza aziendale.

Ma è sulla Campania che il Presidente Mastrocinque si sofferma. In quanto occupa il 9% delle imprese in difficoltà segnalate dallo studio di Cgia Mestre. Delle 16.470 imprese, 8.159 si registrano nella provincia di Napoli; 3.407 nella provincia di Salerno; 2.472 nella provincia di Caserta; 1.632 nella provincia di Avellino e 800 nella provincia di Benevento.

Il commento del Presidente di CIA Campania 

Continua su questo aspetto Alessandro Mastrocinque, rappresentante di “CIA Campania”, che ha detto:

“La pandemia si è rivelata disastrosa per molte aziende. Basti pensare a coloro che non sono rientrati nella platea dei beneficiari degli aiuti statali per mancanza di requisiti. A chi ha subito il doppio del ribasso dei prezzi come l’ortofrutta e la quarta gamma. Penso al florovivaismo che con le chiusure della prima e seconda ondata pandemica ha registrato perdite senza precedenti”.

Tutti gli imprenditori che hanno fatto investimenti sugli impianti (e non solo) e che non sono riusciti a ripagare, si trovano in difficoltà. In quanto molte banche hanno negato credito per mancanza di garanzie. Inoltre, i ristori incassati in molti casi si sono rivelati insufficienti. 

A tal proposito e sulla difficoltà della sopravvivenza imprenditoriale, Mastrocinque ha aggiunto:

“(…) Altre aziende possono solo scegliere di chiudere o vengono avvicinate dalla criminalità. La disponibilità di accesso al credito resa disponibile durante la fase emergenziale deve continuare durante la ripartenza: gli effetti veri delle chiusure prodotte dalla pandemia li subiamo adesso. C’è bisogno di ulteriori misure di accompagnamento”.

Probabilmente quello che è stato fatto non è abbastanza e non si può essere “ciechi” all’infinito.

 

Margherita Parascandalo

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