lunedì , 29 Novembre 2021
Foto di Lolame da Pixabay

Crisi del miele in Italia: un calo senza precedenti storici

Nell’ultimo anno, si è registrata in Italia una crisi del miele senza eguali. Il settore apistico italiano, infatti, purtroppo ha molti alveari quasi vuoti.

Nello specifico, stiamo assistendo a un crollo delle produzione pari al 95 %, soprattutto in Toscana e in Emilia Romagna. Un calo senza precedenti storici, a causa del quale è saltata la settimana del miele di Montalcino, in provincia di Siena. In altre regioni settentrionali come la Lombardia, i danni del settore ammonterebbero a circa 30 milioni di euro.

Non solo. La crisi del miele, purtroppo ha colpito quasi tutta la nostra Penisola. In alcune zone della Sicilia e della Puglia, la produzione di miele d’arancio ha subito un arresto pari al 50%. Un dato allarmante se teniamo in considerazione il fatto che un alveare di miele di acacia produceva mediamente 20 kg di miele alla volta; attualmente le cifre sono esigue: tra i 500 grammi e il chilo per ogni alveare.

Ma quali sono i motivi di questa terribile crisi del miele “Made in Italy”?

I motivi della crisi del miele

I motivi della crisi del miele sono riconducibili anche dai cambiamenti climatici segnati da siccità, bombe d’acqua, grandinate, gelo e caldo afoso. I cambiamenti climatici, hanno contribuito alla distruzione delle fioriture e al lavoro delle api.

Le condizioni climatiche avverse , durante la primavera, hanno completamente danneggiato le produzioni del tarassaco e del ciliegio; incidendo negativamente anche sulla perdita della produzione di miele di acacia, sulle fioriture di mandorli, ciliegia, asfodelo, trifoglio e agrumi vari.

Il clima sfavorevole degli ultimi mesi, ha reso difficile anche la raccolta e l’immagazzinamento del nettare, che serve per il nutrimento delle api. In molti casi, gli allevatori sono stati costretti a ricorrere a interventi di nutrizione artificiale degli alveari, pur di salvare gli allevamenti di api. Una crisi che non ha risparmiato nemmeno le sorti delle api regine, che si sono ridotte di circa il 20%.

Ma le cattive notizie non finiscono qui.

Le importazioni del miele

Per quanto riguarda la crisi del miele, un altro dato allarmante è attribuibile anche alle importazioni del prodotto finale, che dall’inizio dell’anno sono a ribasso. Secondo un’analisi condotta dalla Federazione Apicoltori Italiani (FAI) – aderente a Confagricoltura – sui dati Istat del primo semestre 2021, il miele straniero ha avuto una riduzione del 20%.

Sempre secondo la Fai, l’85% del miele acquistato da operatori commerciali e confezionatori italiani ha origini europee. Metà di quello che mangiamo proviene dall’Ungheria. Crolla, invece, l’import dalla Cina, che per ora è al terzo posto nella lista dei fornitori extra-europei di miele in Italia. 

A maggior ragione, l’Associazione apicoltori Arezzo Siena e Grosseto cerca conferme dalla politica nostrana.

L’S.O.S degli apicoltori

Il settore apistico è completamente consapevole della crisi del miele. Infatti, l’Associazione apicoltori Arezzo Siena e Grosseto (Asga) ha chiesto alla politica svariati aiuti per fare fronte a questo terribile periodo: “A causa della drastica riduzione dovuta all’’andamento climatico della scorsa primavera (…) le stesse api non hanno sufficienti scorte per poter passare indenni l’inverno che sta bussando alle porte”. 

Una richiesta che non può essere non ascoltata.

Margherita Parascandalo

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