lunedì , 29 Novembre 2021
Fonte: Foto di Dominic Wunderlich da Pixabay

Gli ultimi giorni della Cop26 a Glasgow: questa notte la bozza sul documento finale. A che punto siamo?

Giorni decisivi per la Cop26 a Glasgow. La Conferenza delle Nazioni Unite del 2021 sui cambiamenti climatici, come è giusto ricordare, si terrà fino a venerdì 12 novembre nella splendida cornice scozzese. 

Nonostante i mille punti interrogativi, nelle ultimissime ore di questa mattina, i Paesi partecipanti sono giunti a una bozza sull’accordo finale, che prevede la rinuncia al carbone e a eventuali sussidi per i combustili fossili.

Nessun dettaglio definitivo per il momento. Si legge, però, dalla bozza, che i Paesi che non hanno presentato ancora i loro piani di riduzione dei gas serra secondo gli accordi di Parigi, dovranno farlo il prima possibile; entro e non oltre la fine del 2022. In cantiere, per novembre 2022, anche una tavola rotonda ministeriale, per discutere sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile2030. Inoltre, si terrà probabilmente nel 2023 un altro vertice Onu sul clima.

Molte promesse e svariate perplessità, che speriamo entro venerdì possano diventare inizi di progettualità comuni e concrete. 

Più domande sorgono spontanee: a che punto siamo per gli impegni presi finora dai leader di oltre 200 paesi nel mondo? E l’Italia come si sta comportando nella lotta alla crisi climatica?

Procediamo con ordine e scopriamo insieme tutti i dettagli, partendo dalla nascita della Cop26. 

Da dove nacque tutto

La Cop26 è la più grande conferenza sul clima esistente sul pianeta.

Nel 1992, l’ONU organizzò un grande evento a Rio de Janeiro chiamato “Earth Summit”. Dove venne adottata la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ( UNFCCC ).

In questo trattato, le nazioni concordarono di “stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera” per prevenire pericolose interferenze dell’attività umana sul sistema climatico. Ad oggi il trattato ha ben 197 firmatari. Infatti, dal 1994, anno in cui il trattato entrò in vigore, l’ONU riunì quasi tutti i paesi al mondo per i vertici globali sul clima o “COP”, che sta per “Conferenza delle parti”.

Che cos’è la Cop26?

La COP26, ha, quindi, incorporato la 26ª Conferenza delle Parti (COP26), la 16ª Conferenza delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP16) e la 3ª Conferenza delle Parti dell’Accordo di Parigi (CMA3).

Durante queste COP sono state negoziate diverse “estensioni” del trattato UNFCCC per stabilire, da un punto di vista giuridico, i limiti sulle emissioni di gas serra per i singoli paesi del mondo, al fine di applicarli poi nel tempo.

Tra questi il Protocollo di Kyoto del 1997, che allora definì i limiti di emissione per le nazioni sviluppate da raggiungere entro il 2012; l’Accordo di Parigi, adottato nel 2015, grazie al quale tutti i paesi del mondo decisero di intensificare gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi, puntando, pertanto a mantenerlo a 1,5 gradi. Inoltre, i Paesi s’impegnarono anche a promuovere i fondi necessari per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Inizialmente, la Cop26 doveva tenersi a novembre 2020. Questa, poi, è stata rinviata, a causa delle conseguenze insorte dopo la pandemia.

Cop26: l’agenda

Dal sito della COP26 sono disponibili i quattro punti dell’agenda sui quali, in questi giorni, i vertici stanno cercando di trovare degli obiettivi comuni:

  •  Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C;
  • adattarsi per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali;
  • mobilitare i finanziamenti;
  • lavorare insieme, ossia la COP26 punta a rinnovare la centralità e l’efficacia della cooperazione internazionale.

Molte sono le aspettative della conferenza, che ha come scopo principale superare gli obiettivi  prefissati durante i vertici della COP21 del 2015. Nello specifico, da sei anni a questa parte, che cosa è cambiato realmente?

Che cosa è cambiato dalla Cop21 del 2015?

Così come riporta anche “Il Fatto Quotidiano”, già prima che iniziasse la Cop26, il ministro britannico che la presiede, Alok Sharma, aveva detto che in Scozia sarebbe stato più difficile trovare degli accordi sul clima.

Quando nel 2015 venne firmato l’Accordo di Parigi, la maggior parte delle aspettative vennero lasciate ai negoziati successivi. Oggi come oggi, a distanza di sei anni, di sicuro è necessario arrivare a un dunque.

Nonostante l’impegno  profuso dai tanti paesi coinvolti per la conferenza, attualmente esistono molti rapporti, tesi su più fronti, come quello per le materie prime essenziali alla transizione ecologica.

I casi Cina, Russia e India

Rispetto al 2015, infatti, più Paesi al mondo stanno crescendo sempre di più, sia in termini economici che tecnologici. È il caso della Cina, che vorrebbe diventare la fabbrica mondiale dell’innovazione tecnologica. Per portare a termine il sogno capitalista, però, ha inevitabilmente bisogno di più energia. Cosa abbastanza difficile, se pensiamo che le politiche di abbattimento delle emissioni tenderebbero a una riduzione della produzione e della quantità di energia di cui il “colosso” orientale avrebbe invece bisogno.

Non a caso, tra le altre cose, i vertici cinesi hanno spostato il “target emissioni nette zero” al 2060. Situazione analoga per la Russia e l’India, che l’hanno rinviata al 2070. Queste potenze non vogliono che la transizione rallenti i loro piani di crescita economica.

Infatti, l’assenza del presidente cinese Xi Jinping alla Cop26, ha lasciato molte perplessità sull’intenzione di partecipare a una cooperazione internazionale. 

A prescindere dai “no” della Cina, Russia e India, la nostra nazione come sembra aver affrontato il tema così delicato dei cambiamenti climatici?

E in Italia?

L’Italia è trentesima (-3 posti) nella speciale graduatoria che analizza la performance ambientale dei 63 Stati (più l’Unione Europea nel suo complesso), che insieme rappresentano il 92% delle emissioni globali.

Una retrocessione, la nostra, dovuta sia al rallentamento dello sviluppo delle rinnovabili, sia a una politica climatica nazionale inadeguata dal punto di vista ambientale.

Secondo una recente analisi condotta dall’Ispra, in Italia, nel 2020, si è registrata un’anomalia media di temperatura del +1.54°C rispetto al periodo 1961-1990.

Per i tanti motivi appena citati, è doveroso che entro la fine della conferenza si arrivi a una svolta decisiva. Per fortuna, dopo più di una settimana dall’inizio della conferenza, questa notte è stata finalmente scritta la bozza del documento finale della Cop26.

La bozza di questa notte

Nella notte è stata pubblicata dall’Unfccc la bozza del documento finale della Cop26, che dovrà essere esaminata da ogni singolo governo per le dovute osservazioni.

Uno degli obiettivi principali segnalato è la “riduzione di anidride carbonica del 45% entro il 2030 e a zero intorno alla metà del secolo”. Questo per cercare di “limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi fino al 2100”.

Pertanto i punti della bozza finale sono:

  • Temperatura globale;
  • combustibili fossili;
  • fondo per i Paesi meno sviluppati entro il 2023;
  • il contributo di giovani e indigeni;
  • il ruolo delle donne nell’azione climatica.

Nonostante le buone intenzioni, nella giornata di ieri è stato molto criticato dagli attivisti l’intervento di Barack Obama, che ha presieduto all’evento.

Il punto di vista di Obama e le critiche degli attivisti

Nel lungo intervento sul clima di ieri, l’ex presidente degli Stati Uniti ha attaccato la presidenza Trump e le sue politiche negazioniste sull’ambienta. Non è mancato il dissenso anche nei confronti della Russia e della Cina.

Inoltre, Obama non ha avuto modo di incontrare Greta Thunberg, che dopo aver definito la Cop26 un fallimento, è tornata a Stoccolma per impegni scolastici. Non solo, in contrasto con l’ex leader anche la nuova stella dell’attivismo, Vanessa Nakate, che avrebbe avuto da ridire su Obama, in quanto avrebbe disatteso le promesse sul clima.

“Quando avevo 13 anni, nel 2009, avevi promesso 100 miliardi di dollari per finanziare la lotta al cambiamento climatico. Gli Stati Uniti hanno tradito le loro promesse, questo costerà perdite di vite umane in Africa”. – queste le parole della giovane Vanessa rivolte a Barack Obama, tramite Twitter.

Non ci resta che una domanda: saranno proficui gli ultimi giorni della Cop26? Attendiamo.

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