«La Terra è nostra madre! Una madre che ti nutre e tu devi custodirla! Per noi mangiare non è soltanto trasformare e cuocere il cibo è molto di più. È anche amicizia, fraternità, bellezza, spiritualità, compagnia» – queste le parole dell’immenso Gino Girolomoni, che negli anni Settanta diede vita a un progetto biologico davvero visionario per quel periodo storico.
Stiamo parlando della cooperativa Alce Nero, realtà che Girolomoni fondò a Montebello, con sua moglie Tullia, due anziani agricoltori e cinque giovani del paese nel lontano luglio del 1977.
Uomo profetico e al contempo sognatore, molti furono i suoi punti di riferimento, tra cui intellettuali come Sergio Quinzio, Guido Ceronetti, Paolo Volponi, Carlo Bo.
Nel 2004, dopo svariati anni di attività, Girolomoni si separò dal marchio Alce Nero per dare vita a Montebello ed infine alla cooperativa agricola Girolomoni.
Una realtà legata alla vita di campagna, all’amore sconfinato per la natura e che, inevitabilmente, anche oggi, richiama il meglio dei prodotti alimentari biologici Made in Italy.
L’impegno per gli Ecovillaggi d’Italia
Attualmente anche grazie all’impegno profuso dalla cooperativa Girolomoni, il movimento degli Ecovillaggi d’Italia, ha pubblicato il libro Vivi gli Ecovillaggi d’Italia – Esperienze e soluzioni dalla vita comunitaria.
Un libro corale, frutto del racconto di voci diverse, tra viaggiatori, pionieri e i massimi esperti italiani, che rispecchiano la varietà e la bellezza di questo mondo. I numerosi autori, nei diversi capitoli del libro, ripercorrono la storia, le buone pratiche, le sfide e gli insegnamenti della vita comunitaria. Come quello del contesto aggregativo di Girolomoni, attualmente gestito anche dai figli di Gino.
Scopriamo nel dettaglio le peculiarità della realtà marchigiana.
Cooperativa Girolomoni
Quando nel 2012 Gino Girolomoni venne tristemente a mancare, il nome Girolomoni sostituì quello di Alce Nero e Montebello. Il posto del capo indiano ispirazione per il primo brand lascia spazio ad un “capo” contadino. Che nella vita ha saputo galoppare, con originalità, dedizione, caparbietà, per le colline pesaresi. Il tutto per raccontare una storia agricola singolare e sincera.
La cooperativa Girolomoni si trova a Montebello, una località a due passi da Urbino, nelle Marche. Al suo centro è presente il Monastero di Montebello, luogo storico che Gino Girolomoni ha trasformato in una struttura preziosa d’accoglienza e d’incontri, di attività culturali. Al suo interno è presente un museo di civiltà contadina, meta ambita di molti studenti.
Non solo. Sul posto sono presenti anche la locanda con ristorante, camere per gli ospiti, piscina e diverse strutture della cooperativa. Tra cui: gli uffici, i magazzini, il pastificio, il molino. Intorno a questo spazio, ci sono campi da sempre coltivati con il metodo biologico e una foresta demaniale di 2000 ettari.
I membri della cooperativa, inoltre, hanno ristrutturato una casa colonica, la Locanda Girolomoni, il Monastero di Montebello.
Un ecovillaggio interattivo
Nel corso degli anni, si è arricchita l’attività culturale e di divulgazione legati alla sostenibilità. Si incontrano, infatti, con una certa cadenza gruppi studenteschi anche universitari di tutta Italia ospitati.
Dedicata ai ragazzi è la fattoria didattica di Montebello. Qui i più giovani, oltre ad assistere al ciclo di produzione della pasta, vengono istruiti sul non uso di additivi chimici in agricoltura biologica.
«Volavano i falchi, sopra il Monastero di Montebello, numerosi, quando ci arrivai la prima volta. Il luogo mi attraeva più di una bella donna, anche se era circondato da un silenzio inesorabile che non voleva arrendersi al nulla», scrisse Gino Girolomoni.
Ecobionews
