lunedì , 8 Agosto 2022
Foto di Brett Sayles: https://www.pexels.com/it-it/foto/segnaletica-del-tendone-del-vino-rosso-sul-tavolo-1374552/

Vino italiano resiste sul mercato nonostante la crisi:+12% rispetto al 2021

Le vendite per quanto riguarda il vino italiano, anche biologico, crescono in maniera incoraggiante: +11% rispetto al 2020 e +12% rispetto al 2021.

Questo è quanto è emerso dall’Annual Report 2022 di Valoritalia, da cui emerge che, nonostante l’annus horribilis della pandemia, le vendite legate alla distribuzione del vino italiano, crescono anche grazie al mondo delle vendite online.

L’edizione 2022 dell’Osservatorio Nomisma Wine Monitor per Valoritalia, si è posta l’obiettivo di monitorare l’evoluzione e il posizionamento dei vini Dop/Igp, Bio e sostenibili certificati tra i consumatori italiani e quelli tedeschi.

Scopriamo ulteriori dettagli dell’indagine.

I marchi

Sul nuovo numero dei «Tre Bicchieri», settimanale di «Gambero Rosso», tra i marchi più venduti durante lo scorso anno, rimane il Nord Est, con il Pinot Grigio delle Venezie e il cosiddetto Sistema Prosecco (+22,7%); per un totale poco inferiore al miliardo di bottiglie. In crescita anche altre denominazioni: Brunello di Montalcino (+40%); Barolo (+27%); Gavi (+23%); Franciacorta (+12%); Chianti Classico (+11%); Nobile di Montepulciano (+10%).

E se Doc e Docg sono cresciute del 16% tra il 2020 e il 2021, sono in calo, invece, le Igt, con un arretramento del 5%. In generale, sono stati venduti soprattutto gli spumanti bianchi, che hanno ottenuto una progressione del 26%. A seguire: vini passiti (+15%), vini bianchi (+7%) e vini rossi (+3%).

In uno scenario particolarmente positivo, emerge, però, anche un punto di criticità legato alle troppe denominazioni e al valore molto concentrato solo su alcune di esse.

L’indagine Nomisma per Valoritalia nel dettaglio

L’indagine Nomisma ha riservato un interessante confronto tra i consumatori italiani e quelli tedeschi. Questo perché la Germania, dopo gli Stati Uniti, è il principale mercato di riferimento per i nostri vini. Il valore dell’export è pari a 1,1 miliardi di euro nel 2021.

Rispetto al 2017, le importazioni in Germania di vino italiano sono aumentate con un  valore del 23%. Con variazioni più alte per quanto riguarda quelli fermi e frizzanti imbottigliati (+31%). A seguire gli spumanti (+29%) e i vini sfusi, il cui valore è diminuito del 15%.

Dall’indagine emerge, inoltre, che, in entrambi i Paesi, ad indirizzare le scelte dei consumatori sono elementi come la notorietà del brand, il marchio biologico e la certificazione della sostenibilità.

Infatti, in Germania le nostre etichette sono le più consumate (il 64% dei tedeschi ha bevuto almeno un vino italiano negli ultimi 12 mesi).

Ma dettagliatamente, per quanto concerne il vino biologico italiano, che cosa è venuto fuori dall’indagine di Nomisma?

E il vino italiano biologico

Stando al report di Nomisma, il 75% delle 141 imprese intervistate, è legata al mondo dei vini sostenibili e biologici.  Seppur in minima parte, rispetto agli anni precedenti, una grande produzione italiana punta sui vini a basso contenuto alcolico, vegani o addirittura senza alcol.

In generale, rispetto all’anno precedente, è aumentato il numero delle imprese del settore che ritengono i marchi bio, sostenibili e Dop/Igp i più importanti per la competitività dei propri vini.

Infatti, se teniamo in considerazione la scorsa indagine del 2021, è in aumento il numero delle imprese vinicole, che ritiene che la tracciabilità della filiera e gli impatti socio-economici siano i fattori determinanti per la certificazione biologica.

Vino italiano biologico: quali sono le sue sorti?

La maggior parte dei produttori intervistati (oltre i ¾ degli intervistati) per l’indagine sostengono che i vini sostenibili e biologici, dovrebbero attirare maggiormente le preferenze dei consumatori soprattutto nei prossimi due anni.

I vini sostenibili, infatti, sono conosciuti dal 64% degli italiani e vengono acquistati con le diverse certificazioni dall’8% degli stessi; nel caso dei tedeschi, il 72% li conosce, ma solo il 4% li acquista.

Fonte: Winenews; Agi

 

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