domenica , 2 Ottobre 2022
foresta Amazzonica

La foresta Amazzonica e le politiche brasiliane

Da tempo sentiamo parlare della dolente – e dolosa – nota relativa alla foresta amazzonica che, anno dopo anno, subisce enormi ferite a causa della deforestazione e dei numerosi incendi.

La grandissima foresta pluviale si trova in prevalenza in Brasile ed occupa oltre il 60% del suo territorio, esteso per quasi 7 milioni di Km2.

Perché bisogna preservare questo luogo?

L’importanza di preservare la foresta Amazzonica

Oltre un quinto della superficie dell’Amazzonia fino ad ora è stato distrutto, creando danni irreparabili al suo ecosistema ed all’ambiente.

Il polmone della terra è quasi al collasso ed il nostro pianeta dipende in buona parte da esso.

Ricordiamoci che qui esiste una biodiversità unica, che vive in un preciso equilibrio di convivenza tra flora e fauna.

Ma chi incendia e disbosca l’Amazzonia e per quale motivo lo fa?

I motivi e gli autori sono numerosi, ma possiamo considerare due tra i maggiori colpevoli di questa catastrofe: le multinazionali ed il governo locale.

Ormai è risaputo che gran parte dei terreni adibiti a pascolo per le grandi mandrie del Sud America sono dislocati in quella che fino a poco tempo fa era una parte della foresta. Questi immensi terreni sono controllati e gestiti da poche società che sfruttano il suolo all’inverosimile per fini esclusivamente commerciali.

Tante multinazionali sono state condannate a pagare per i gravi danni arrecati all’ambiente. Ma spesso si è trattato di far pagare penali irrisorie a questi colossi, che possono continuare a far danni.

Ne sono un esempio molte delle grandi industrie alimentari della carne, che per aumentare la produttività nel corso del tempo, hanno avuto bisogno di enormi spazi, causando non pochi problemi.

Le coltivazioni di monocolture

Oltre ai pascoli, gran parte del terreno sottratto alla foresta Amazzonica viene adibito a coltivazione di monocolture, quali la soia.

Lo scopo è sempre e solo uno: abbattere alberi e creare nuovi spazi.

Ed è quello che è accaduto, grazie all’aiuto di organizzazioni criminali locali o gente senza scrupoli, che ha appiccato continuamente incendi dolosi. Gente capace di tutto pur di generare dei profitti.

Queste terre sottratte alla foresta hanno arrecato danni irreversibili, per un gioco di lobby, poteri ed interessi economici nelle mani di pochi ma che rischiano di condannare l’intera umanità.

Non è più un mistero che lo sfruttamento delle risorse in Amazzonia sia stato possibile soprattutto per colpa dei tanti governi che si sono succeduti.

Il governo Bolsonaro

Ma la maggiore crisi ambientale in Brasile si è raggiunta dal 2018, con l’ultimo insediamento politico avvenuto con Jair Bolsonaro. Un personaggio fortemente discusso dall’opinione pubblica, che ha accusato il presidente di non tenere assolutamente a cuore il tema ambientale. Ma anzi, di aver eliminato diverse leggi che tutelavano la foresta e le tribù che le abitano e di aver indebolito fortemente i controlli sulla regione, con una serie di politiche mirate negli ultimi anni.

Per il governo brasiliano, lo sviluppo industriale non deve essere assolutamente ostacolato dalle lotte ambientaliste che difendono il territorio e le popolazioni indigene.

Come ciliegina sulla torta poi vi è la drastica riduzione dei fondi destinati al ministero dell’ambiente.

La conseguenza di ciò è stata anche un’elevata proliferazione di incendi, ovviamente di natura dolosa, volta ad aumentare le superfici utili alle industrie per incrementare le produttività.

Incendi e pandemia

Tutto ciò ha portato anche a gravi danni sulla salute della popolazione.

Si pensa infatti che ci sia una stretta correlazione tra gli incendi e la pandemia, che in Brasile ed Amazzonia ha raggiunto picchi allarmanti.

Molte delle malattie respiratorie ed il calo delle difese immunitarie potrebbero essere causate dall’elevato numero di roghi, che riducono notevolmente la qualità dell’aria.

La stessa variante brasiliana del Covid – 19 ha avuto origine in Amazzonia.

I rischi ovviamente non sono finiti. Perché abbattendo una foresta si corre il rischio di dar vita a nuovi virus per il sempre più esposto contatto tra specie animali selvatiche e uomini.

Il punto di non ritorno sembra ormai vicino. I soli appelli per far smettere questo scempio non bastano più.

 

Andrea La Magna

 

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