lunedì , 8 Agosto 2022
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Foto di Here and now, unfortunately, ends my journey on Pixabay da Pixabay

Dall’anatra giamaicana al cane procione: l’Unione Europea li classifica come specie invasive per il Pianeta

Sono 29 le specie invasive che l’Unione Europea classifica come tali. Esattamente, si tratta di quegli animali chiamati anche “Alien of Union concern”. Questi destano motivo di preoccupazione a livello comunitario, in quanto potrebbero infliggere gravi danni all’ecosistema.

A monitorarli, insieme alle “colleghe” vegetali, è l’Easin – European Alien Species Information Network – . Gli studiosi dell’organizzazione europea hanno creato una app per raccogliere segnalazioni e avvistamenti. Nel caso in cui i cittadini incontrassero uno dei rari animali lungo il proprio tragitto. 

Leggiamo insieme le caratteristiche specifiche di quelli che vengono definiti “Alien of Union concern”.

Le specie invasive

Le specie invasive che l’Unione Europea tiene sott’occhio sono, così come abbiamo ribadito, 29: 11 mammiferi, 6 artropodi (gamberi e granchi), 5 uccelli, 4 pesci, un rettile, un anfibio e un insetto. Quelle che preoccupano i rappresentanti del nostro continente provengono geograficamente da: 12 dall’Asia, 15 dalle Americhe e 2 dall’Africa.

Scopriamone alcuni nel dettaglio.

Tra  i più comuni: il cane procione – conosciuto anche come orsetto lavatore – è un animale onnivoro, estremamente adattabile e amante dell’acqua. E’ stato introdotto in Europa per sfruttarne la pelliccia e a fini venatori: può danneggiare la fauna nativa, con la predazione e la competizione. Non solo. Può ospitare nematodi, ossia agenti patogeni pericolosi anche per l’uomo. In Italia è localizzato in Lombardia, Toscana e, seppur limitatamente, in Emilia-Romagna.

Il cervo muntjak – detto “barking deer”, letteralmente “cervo latrante” – ha origini, invece, dalla Cina sudorientale e da Taiwan. Ora vive tra i boschi del Regno Unito.

Continuando, come non citare  il coati rosso, un procionide che dalle foreste pluviali del Sudamerica, si è trasferito a Maiorca, nelle Baleari. Conoscete la piccola anatra tuffatrice nativa dell’America Centrosettentrionale? Non è stata introdotta di proposito in Europa, ma è giunta attraverso alcune fughe da allevamenti.

E ancora, il topo muschiato, grande roditore anfibio nordamericano, lungo da 40 a 70 cm. Anche questo è stato introdotto in Europa, ma per sfruttarne la pelliccia. L’animale danneggia la vegetazione, scava tane che compromettono gli argini e provoca danni alle colture. In Italia è stato avvistato nel Friuli-Venezia Giulia.

Il gambero virile, invece, proviene dai fiumi nordamericani. Trasmette quella che viene definita “la peste del gambero”, che è letale per i crostacei europei- Inoltre, può provocare un notevole intorbidimento delle acque. Questo è stato avvistato in Olanda e Regno Unito.

Non tutte le specie danneggiano l’ecosistema

Tra i pesci “of Union concern” non rientra il siluro d’Europa – conosciuto anche come mostro del Po’ – che dalle acque del Danubio è arrivato a colonizzare i fiumi della Val Padana. 

Infatti, la diffusione di specie invasive, chiamate anche alloctone, può causare gravi danni all’ecosistema, ma non sempre. In alcuni casi si adattano all’habitat ospitante senza turbare troppo gli equilibri naturali. Basti pensare al fagiano, introdotto in Italia in epoca romana.

Nonostante la bellezza della diversità, che dovrebbe avere sempre un valore aggiunto, in alcuni casi i rischi per l’ecosistema sono evidenti. E a questo si aggiunge anche una certa incoscienza proveniente dal mondo del web.

L’acquisto di specie animali invasive su internet

Altri “animali alieni”, invece, gravano sull’ecosistema. Tra l’altro è molto semplice acquistarli anche su internet. A tal proposito, l’Easin ha affermato:

“L’acquisto di piante e animali attraverso il commercio elettronico, anche di specie esotiche, cresce e può essere relativamente semplice. Un fenomeno che preoccupa le autorità, poiché la difficoltà di controllare le vendite on line, che si aggiunge alla mancanza di conoscenza sulle caratteristiche e sulle cure di cui gli animali, provoca il rilascio di molte specie esotiche nell’ambiente”.

Così straordinaria la vita, ci insegna, alle volte, che la diversità va sempre preservata, ripartendo dalle origini.

 

Fonte: agrifoodtoday

 

 

 

Margherita Parascandalo

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