lunedì , 18 Ottobre 2021
risicoltura Made in Italy
Foto di マサコ アーント da Pixabay

A che punto è la risicoltura Made in Italy?

A che punto è la risicoltura Made in Italy? A che punto è la ricerca? Quanto è risicoltura fa rima con sostenibilità? A queste domande ha risposto l”incontro “La ricerca sul riso, i cambiamenti climatici e la disponibilità di acqua: le sfide per la risicoltura italiana”, promosso dal Crea, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, a Vercelli, alla presenza del sottosegretario delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Gian Marco Centinaio.

I dati sulla risicoltura Made in Italy

L’Italia si conferma leader del settore in ambito europeo e mondiale. Con 234mila ettari di superficie investita, pari al 52% dell’intera superficie comunitaria destinata alla coltivazione del riso (di cui 16mila ettari, il 7% del totale nazionale coltivati in biologico) ed una produzione di oltre 1,5 milioni di tonnellate, cioè il 54% della produzione comunitaria.

Risicoltura e sostenibilità

In questo caso, va in soccorso alla risicoltura la ricerca. Che è l’unica che può combattere contro i cambiamenti climatici e la disponibilità di acqua. E che sta studiando soluzioni innovative per contenere gli input chimici e tutelare acqua, suolo e biodiversità.

Un esempio? La semina in asciutta a file interrate, che favorisce un significativo risparmio di acqua, soprattutto se accompagnata da una gestione agronomica oculata.

Anche il miglioramento genetico rappresenta una alternativa valida per aumentare le rese e ridurre gli input di fertilizzanti e agrochimici. Come? Mediante l’introduzione di resistenze genetiche legate ad aspetti fitosanitari, amplificati e favoriti dal cambiamento climatico. Inoltre, può contenere le infestanti e le malerbe, migliorando l’architettura e la crescita della pianta, soprattutto se coadiuvato da soluzioni di agricoltura di precisione e di controllo meccanico, complementare a quello con erbicidi.

Riso biologico

Anche il biologico richiede varietà geneticamente resistenti, ben adattabili e in grado di competere con le malerbe.

E non solo. Anche una gestione agronomica precisa e innovativa per facilitare la produttività in assenza di input agrochimici.

Rotazioni adeguate e cover crop sono la risposta per contenere le infestanti, mezzi tecnici innovativi nel campo della fertilizzazione organica e dei biostimolanti per contenere le problematiche fitosanitarie.

L’importanza del Crea per la risicoltura

I ricercatori stanno studiando strumenti di breeding innovativi quali le tea, tecnologie di evoluzione assistita, e soluzioni digitali per la gestione agronomica della risaia.

Molto importanti anche le ricerche finalizzate all’incremento di conoscenze sui prodotti bio based e all’interazione del riso con microrganismi utili, per una loro applicazione nell’agroecosistema risaia.

Come ha affermato il sottosegretario alle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Gian Marco Centinaio:

“Stiamo lavorando per difendere e valorizzare sempre di più l’eccellenza della nostra risicoltura e affrontare la grande sfida della sostenibilità. Come è stato ricordato oggi, l’Italia è leader del settore, non soltanto in ambito europeo ma mondiale. La nostra qualità è vincente sui mercati esteri, tanto che siamo riusciti ad esportare il riso made in Italy perfino in Cina, che ne è il primo produttore al mondo. Grazie al contributo dei ricercatori del Crea puntiamo ad avere un prodotto sempre più sostenibile e che garantisca un reddito adeguato ai nostri produttori. Attraverso il miglioramento genetico diventa possibile aumentare le rese, ridurre l’uso di fertilizzanti e agrochimici e mettere il settore in condizione di far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici”.

Anna Gaia Cavallo

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