lunedì , 29 Novembre 2021
Settore degli pneumatici
Foto di S. Hermann & F. Richter da Pixabay

Illegalità nel settore degli pneumatici: danno economico e ambientale

Il consorzio Ecopneus ha posto l’attenzione su una voragine di circa novanta milioni di euro nel settore degli pneumatici. Una grande quantità di pneumatici, infatti, sfugge al censimento, in cui si considerano vendita e smaltimento, a causa della vendita in nero o a causa di canali non ufficiali.

Il consorzio

Il consorzio Ecopneus è la società senza scopo di lucro per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e il recupero degli Pneumatici Fuori Uso (PFU), costituita dai principali produttori di pneumatici operanti in Italia.

In base all’art. 228 del Decreto Legislativo 152/2006, produttori e importatori di pneumatici sono obbligati a provvedere alla gestione di un quantitativo di PFU pari a quanto immesso nel mercato del ricambio l’anno solare precedente.

Dunque, Ecopneus ha l’obiettivo di garantire il rintracciamento e il recupero di circa 200.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso ogni anno.

L’osservatorio

Dalle cifre analizzate, però,  il consorzio Ecopneus, ha stabilito che tratta e recupera circa 200 mila tonnellate di pneumatici fuori uso su un totale di 360 mila.

Per far fronte a questo problema è nato “l’Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e Pneumatici fuori uso (Pfu) in Italia”. L’ Osservatorio comprende Legambiente e i consorzi Ecopneus, EcoTyre e Greentire, oltre alle associazioni di categoria Confartigianato, CNA, Airp, Federpneus e Assogomma.

Il principale obiettivo è individuare i casi in cui intervenire. Una volta individuati i casi, è necessario proporre soluzioni.

L’illegalità

Il rapporto “I flussi illegali di pneumatici in Italia”, fornito dall’Osservatorio, ha individuato quanti potrebbero essere gli pneumatici immessi illegalmente nel mercato. In base a quanto si legge in quest’ultimo, gli pneumatici immessi illegalmente sono tra le trentamila e le 40 mila tonnellate.

Ne consegue un mancato versamento del contributo ambientale, sia per la loro raccolta che per il loro riciclo. I mancati ricavi relativi al contributo ambientale sono circa 12 milioni di euro, mentre l’evasione dell’Iva è valutabile in circa 80 milioni di euro.

A ciò si aggiunge un maggiore rischio di abbandono nell’ambiente, poiché sono fuori dalle regole del sistema nazionale di gestione dei Pfu.

I numeri

Tuttavia, il settore degli pneumatici in Italia ha raggiunto ottimi risultati, illegalità escluse. Infatti, in Italia, dal 2011, è garantita la raccolta e il recupero del 100% dei PFU legalmente immessi nel mercato del ricambio. È quanto si legge nel Rapporto di Sostenibilità Ecopneus 2011-2020

Dal 2011 al 2020 sono stati gestiti da Ecopneus oltre 2,2 milioni di tonnellate di Pneumatici Fuori Uso, + 6% rispetto gli obiettivi di legge.

Le proposte

Per tenere sotto controllo le illegalità del settore degli pneumatici, l’Osservatorio ha delle proposte.

In primis, bisognerebbe aggiornare la banca dati BIP (Banca Informativa Pneumatici a cura del Ministero dell’Ambiente), non aggiornata dal 2017. Questo è uno strumento indispensabile per conoscere tutti i soggetti obbligati alla raccolta. È necessario capire anche il contributo ambientale richiesto e, soprattutto, quanto e dove raccoglie il soggetto in questione.

Inoltre, i criteri di raccolta dovrebbero avere come punto di riferimento non solo i target dell’immesso al consumo ma anche le caratteristiche geomorfologiche dei territori. Infatti, queste ultime rendono il ritiro molto costoso in alcune aree, ad esempio nelle aree impervie, montuose, con ridotta circolazione e dotazione infrastrutturale. Andrebbe preso in considerazione anche che, in alcune zone, le caratteristiche morfologiche e l’alta usura del battistrada spingono a cambi più frequenti, generando maggiori quantitativi di PFU. Queste condizioni spingono molti operatori a raccogliere con minore frequenza, lasciando il compito ai consorzi più importanti. Dunque, tutti gli operatori dovrebbero devono raccogliere su tutto il territorio nazionale, non solo dove è più facile e meno costoso.

Ancora, tra le proposte per il settore degli pneumatici, si legge che tutti gli operatori dovrebbero raccogliere le medesime tipologie di gomme che hanno venduto, evitando così che qualcuno incassi contributi per gomme grandi  (fino a 250 euro/pezzo), a fronte di raccolta di gomme piccole (2,50 euro/pezzo).

In sostanza, è necessario che tutti gli operatori in campo si muovano all’interno di una cornice unica e a carattere nazionale.

Marianna Fierro

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