giovedì , 20 Gennaio 2022
Recensione di Fuori
Recensione di Fuori

Recensione di “Fuori”, il manuale pedagogico che rivoluziona la scuola

Quale momento risulterebbe migliore per operare un upgrade, volendo usare l’idioma moderno, al binomio Natura – Educazione?  La domanda sorge spontanea. Come ripensare lo scenario pedagogico – naturalista? Ma prima di tutto, perché gli autori di “Fuori”, manuale corale pubblicato già nel 2017 a cura di Monica Guerra, hanno sentito l’impellenza di fornire prospettive diverse sul ruolo della natura nella vita umana? Ecco una recensione di “Fuori”, in cui è possibile trovare una risposta a queste domande.

Il disturbo di deficit naturale

Nel lontano 2005, il giornalista Richard Louv si rivolse al pubblico americano mostrando una certa urgenza verso il “nature – deficit disorder”, una questione transgenerazionale ma in particolar modo infantile. Il disturbo di defict naturale, ovvero il progressivo distacco dal mondo naturale, in poco tempo diventa una faccenda mondiale che costringe ad una revisione delle priorità nel campo dell’educazione. Da questo avvertimento, nasce il seme di “Fuori”, un abecedario che propone di restituire un “senso del luogo” ai più piccoli, come spiega la curatrice Monica Guerra. 

L’esordio del libro appare sostenuto, quasi perentoriamente viene annunciato che “tutti i bambini hanno bisogno della natura”. In questo caso, però, gli autori precisano fin da subito di non voler operare una rimozione coatta delle nuove tecnologie, ma di voler ricollocare – anzi, riconnettere – i bambini alla natura. 

Il diritto alla Natura

Children and Nature Network, il movimento internazionale avviato nel 2006, ha trasportato anche l’Italia nel vortice di interrogativi sul dibattito tanto pedagogico quanto politico. Risulta infatti, dai vari appuntamenti che si sono tenuti nel corso degli anni, che il bambino abbia “diritto” alla natura. L’approvazione unanime di quest’ultima mozione, proposta dalla dott.ssa Annelies Henstra, ha portato il discorso ad una dimensione significativa, superando positivamente le aspettative di tutti coloro che venivano etichettati come utopisti.

Questa è la rivincita dei sognatori insomma. E saranno proprio quest’ultimi a curare la stesura del manuale “Fuori”. Si tratta di un gruppo di insegnanti, scienziati, filosofi, artisti, giardinieri e tanti altri guardiani della natura. Non è forse già di per sé l’ennesima dimostrazione che la natura sia ancora in grado di mettere tutti d’accordo? Il metodo di composizione del libro rammenta che adulti “colti di natura” siano ovunque e a prescindere dal ruolo sociale in cui sono impegnati. 

Il valore pedagogico della Natura

Custodire una memoria naturale è come possedere un collage di souvenir permanenti e diventare templari di un segreto che deve essere tramesso alle nuove generazioni.

La natura, da sola, insegna la saggezza quotidiana, il famoso senso pratico spesso estraneo ai più piccoli. Al contempo, il ritmo incessante dei fenomeni naturali istruisce al cambiamento, una lezione che tutti devono imparare. Da queste rivelazioni consegue che “Fuori” sia un vademecum che non ambisce a risposte definitive, ma che vuole stimolare l’abitudine ad interrogarsi. 

Natura e bambino una relazione “Fuori” dagli schermi

Veniamo al titolo dell’opera, “Fuori”, che suggerisce con immediatezza un habitat senza cornice. Sebbene il modo di dire “essere fuori luogo” venga usato secondo un’accezione dispregiativa, in questo contesto diventa quasi un incoraggiamento a muoversi al di là dell’oziosa zona di comfort per vedere oltre.

La mappa tracciata dal termine “fuori” non abolisce solo le recinzioni urbane delle strutture scolastiche, ma anche socio – culturali e storiche. Di qui vengono coniati, da Tommaso Fratus nel capitolo Radici, giochi di parole quali, “cercatore di alberi” o “crononauta” (viaggiatore del tempo), per sottolineare il potenziale immaginativo della natura.

Gli spunti di riflessione lasciano spazio ad ogni interpretazione. La natura, anzi la condivisione di più nature, sembra essere il passo decisivo verso un nuovo paradigma dell’educazione per il bambino, da sempre complice favorito della natura. Sarà possibile attenuare le stime inquietanti del deficit di natura di Richard Louv? È una scelta che vuole il suffragio universale e che bisogna prendere al più presto per riportare il piacere dell’educazione “en plain air”.

A fronte della rivendicazione del diritto alla natura, ci si può chiedere se gli strumenti introdotti per la salvaguardia di tale diritto siano sufficienti. Ma soprattutto la Natura si mostrerà Madre o Matrigna?

 

Andrea Orza

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